di Bruno Perazzolo

Holappa è un operaio precario mezzo alcolista, Ansa lavora in un Centro Commerciale. Licenziata per futili motivi, passa da un’occupazione provvisoria e malpagata ad un’altra peggiore. Due storie parallele, due storie di “gente comune”, di persone perfettamente sole se non fosse per la presenza di un amico/a che rende un pochettino meno amara un’esistenza che si trascina, giorno dopo giorno, senza una meta. Ma ecco l’imprevedibile. Un incontro che cambierà la loro vita aprendo una breccia nella prigione immaginaria, ma non per questo meno reale, che li tiene sadicamente rinchiusi.
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A cura di Bruno Perazzolo

Intervistatore Dario Nicoli, docente di Sociologia dell’Università Cattolica di Brescia

Con questa inchiesta, l’Associazione Culturale PensarBene ha dato inizio ad un lavoro di indagine volto a verificare le seguenti ipotesi:

1) è vero che l’Associazionismo Volontario, che ha radici profonde e centenarie, soprattutto in Lombardia, trova, nella realtà contemporanea delle nostre vite, un terreno particolarmente favorevole ad incrementarne il peso e la consapevolezza della sua necessità?

2) è vero che, adattandosi alle nuove condizioni economico sociali e culturali, l’Associazionismo, in quanto realtà viva, sta, almeno in parte, “mutando pelle”? E se questo è vero, quali sono i tratti innovativi delle nuove forme di Volontariato?

Allo scopo di verificare la validità delle nostre tesi, abbiamo posto, alle 12 associazioni partecipanti, tutte con sede o con una propria significativa presenza nel Comune di Biandronno, alcune domande le cui risposte sono state sinteticamente riportate in questo report.
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di Dario Nicoli

Si stanno diffondendo nelle aziende e nelle scuole i luoghi “protetti” dove gli studenti o i lavoratori possono ottenere uno stato di benessere specie quando si sentono stressati a causa di avvenimenti sgradevoli o vissuti come tali.

Molte aziende stanno dotandosi di un’area relax dove i dipendenti che vivono condizioni di forte stress possono trovare protezione e quindi rilassarsi ……

Nelle università americane cresce il numero degli addetti dedicati al benessere degli studenti, visto che uno su tre di questi dichiarano di vivere micro-aggressioni legate alle caratteristiche personali, etniche o culturali. Molte creano i Safe Spaces, ambienti nei quali sentirsi protetti dallo stress derivante da attacchi verbali, comportamentali e ambientali quotidiani, magari brevi e banali, non necessariamente intenzionali, che feriscono la persona o il gruppo preso di mira in quanto fatti oggetto di stigma da parte di altri.

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di Bruno Perazzolo

Paghiamo le tasse allo Stato per avere beni e servizi pubblici, paghiamo un prezzo al mercato per avere beni e servizi privati, ma all’amico, al cittadino volontario basta un sorriso e un grazie per ripagarli del dono che abbiamo ricevuto. Ecco, sin qui, sino ad oggi abbiamo forse sottovalutato questa terza gamba che sostiene la persona e, quindi, la convivenza democratica. Lo Stato, il mercato erano necessari, ma spesso si è pensato che del dono se ne potesse anche fare a meno. Ma oggi non è più così.
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di Dario Nicoli

La comunità è la dimensione nella quale l’individuo si fa persona e il paese / borgo è il «luogo in cui donare, paradossalmente, ti fa sentire più ricco e più vivo». In questo articolo richiamo ciò che ci hanno donato le associazioni di Biandronno nell’incontro del 19 aprile scorso.Continua

di Bruno Perazzolo

Nel 1887 Ferdinand Tonnies scriveva “Comunità e Società” tratteggiandone le caratteristiche più importanti. Il film rappresenta una comunità in disfacimento senza che si possa trovare alcun colpevole. Alla fine la sospensione di ogni possibile giudizio sui personaggi che “provocano la crisi” appare come la scelta più equa. Due amici prendono strade diverse di fronte al destino che accomuna tutti gli esseri umani: quello della morte.Continua

di Dario Nicoli

Cosa accade quando un estraneo giunge in un piccolo centro urbano provenendo dalla grande città?
Nell’immaginario di tanti libri e film che rievocano il passato, l’impatto con le comunità “tradizionali” assume sempre un carattere tragico, esito di un duplice ed escludente pregiudizio. Questi temi sono molto presenti nelle narrazioni delle famiglie: la nonna che non ha potuto studiare perché femmina, lo zio che è andato a convivere con la donna amata cambiando paese perché nel suo era diventato il bersaglio di una continua riprovazione. Sono epopee che vengono narrate affinché le generazioni successive traggano insegnamento dalle vicende del proprio casato, ma continuamente evocate anche quando il mondo tradizionale si è dissolto. Succede così quella dissonanza emotiva e culturale che accade quando viene applicato ad una realtà nuova uno schema mentale che impedisce di comprendere davvero il mondo in cui si vive.
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di Bruno Perazzolo

Se, come sostiene Aristotele, è vero che l’uomo è, per sua natura, un essere sociale, nel senso comunitario del termine, è anche vero che tale potenzialità, che i biologi qualificano come “genotipica”, per manifestarsi in concreto (fenotipicamente) richiede l’incontro con una serie di condizioni ambientali favorevoli in assenza delle quali l’organismo prende altre strade. Strade che, giustamente, Daniela Mario, nel suo articolo “individualità e collettività: due facce della stessa medaglia” definisce “autodistruttive”. Si tratta, con tutta evidenza, di un esito allarmante derivante dalla perdita di legami con l’ecosistema e con i propri simili,

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di Bruno Perazzolo

Due notevoli film, uno del 2009 e l’altro del 2022, da vedere in successione, possibilmente a distanza di qualche giorno.
L’opera riporta in scena una narrazione simile a quella di “Balla con i lupi” (film capolavoro del 1990). J. Camerun (il regista), tramite l’allegoria di effetti speciali sofisticatissimi, pone a confronto, in maniera realistica, la condizione dell’umanità ai suoi albori e per la maggior parte della sua esistenza (circa 100.000 anni) nelle cosiddette società di caccia e raccolta, con la recentissima “condizione moderna” (gli ultimi 500 anni circa). Continua

PensarBene: Testo redazionale

Fare davvero i conti con l’eredità del consumismo, richiede di riconsiderare il tipo di libertà di cui ha potuto beneficiare il cittadino della società del benessere, e scoprire che, in buona parte, si tratta di una libertà “tossica”, e che è venuto il tempo di chiederci se non vi sia una prospettiva più umana dell’essere liberi.

L’individuo che conosciamo – e di cui ognuno di noi porta i tratti – avverte con grande intensità l’esigenza di distinguersi dalla massa e di essere riconosciuto, se non apprezzato, dagli altri per questa sua unicità. Ma finisce per assumere comportamenti che contraddicono questo suo giusto desiderio, in quanto il progressivo sgretolamento dei modi di vita tradizionali ha sottratto alle persone, ed in particolare ai giovani, l’ancoraggio di senso che consente al proprio io di abitare il proprio tempo riconoscendosi parte di un tutto.Continua