di Bruno Perazzolo

Esistono due modi di intendere il termine “Ideologia”. Uno, dispregiativo, secondo il quale l’ideologia è la “falsa coscienza di una società”. Una specie di “bella bugia” che ci raccontiamo volentieri per continuare, sotto sotto, a “fare gli affari nostri”. L’altro, invece, più nobile, vede nell’ideologia un fattore fondamentale della convivenza umana …………… attribuendo un senso che gerarchizza cose ed eventi che, diversamente, sembrerebbero solo “disordinato rumore”……..
Per quanto alcuni, pensando di essersi “fatti da soli”, fatichino ad ammetterlo, siamo tutti figli di un’ideologia che, mettendo in luce certi aspetti della nostra vita, fatalmente ne mette in ombra altri. In particolare, la nostra, occidentale e moderna, facendo emergere l’individuo ……………. ha messo al centro delle relazioni umane il contratto ……………. ma la realtà non è fatta solo di contratto ……Continua

a cura della redazione di PensarBene

“Nessuno fa qualcosa per nulla”, “nessuno ti regala niente”, “nella vita tutto dipende da te”. Quante volte abbiamo sentito queste battute pseudo-sapienziali che l’esperienza quotidiana di ciascuno sembra confermare ampiamente. Ce lo ricordano, ogni volta, “subliminalmente”, gli acquisti online, i prezzi esposti nei cartellini al mercato o nei negozi, le imposte che paghiamo allo Stato. Quando, poi, la pubblicità ci mostra “affari da bengodi”, giustamente, insospettiti, ce lo ripetiamo di continuo, quasi a volercelo stampare per bene nella memoria: “attento che nessuna ti dà qualcosa per niente”. Eppure, tutto questo non è che una parte della realtà che, sostenuta dall’ideologia mercatista prevalente, si vorrebbe rappresentasse “tutta la realtà”. Ma non è così!
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di Bruno Perazzolo

Nicholas Winton è un “accumulatore seriale” in senso buono (oggi il vero problema sono i “buttatori seriali”, i discepoli dell’usa e getta). In molti lo siamo, “accumulatori seriali”, perché “una cosa che possiedi non si sa mai in quali circostanze possa tornarti utile”. Eppure, arriva per tutti il momento nel quale bisogna liberarsi dalle montagne di cose che abbiamo disordinatamente ammucchiato nel tempo nel vano tentativo di non perdere nessuna, imprevista, opportunità. …….. Arriva per tutti il momento in cui scavare significa buttare via con la speranza di trovare qualcosa che valga veramente la pena di conservare.  Nicholas Winton la trova quella cosa. È una bella, vecchia cartella di cuoio da colletto bianco riposta in un cassetto e piena di ritagli di giornale, annotazioni, foto che gli riportano alla mente la sua grande impresa: salvare dalla deportazione nazista più di 650 bambini, in maggioranza ebrei.
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di Dario Nicoli

Nello spazio di pochi mesi sono apparsi due film su altrettanti artisti fondamentali del sessantotto e del periodo ad esso successivo, uniti dall’aver intrapreso percorsi lontani dalla categoria dei cantautori.

A un anno dalla morte, il 18 maggio su Rai 1 è apparso “Il coraggio di essere Franco”, scritto e diretto da Angelo Bozzolini, un itinerario guidato dalla voce narrante dell’attore Alessandro Preziosi e con la preziosa partecipazione di alcuni amici che con lui hanno condiviso la vita e il lavoro artistico, sull’opera e sulla vita di questa figura sorprendente della musica pop con incursioni ……..

Il secondo è “Io, Noi e Gaber”, docufilm scritto e diretto da Riccardo Milani e andato in onda la serata di Capodanno nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, dopo il successo riscontrato nelle sale cinematografiche. Anch’esso è costruito come un itinerario nell’opera e insieme nella vita del genio libero di Giorgio Gaber, dagli inizi nei locali di Milano ……Continua

di Bruno Perazzolo

Bella Baxter è una ex suicida rediviva. A resuscitarla non è però il miracolo, ma l’opera di uno scienziato chirurgo, esso stesso fatto oggetto delle spietate “mire di grandezza cognitiva” del padre di lui. Il sistema che riporta Bella nel mondo dei vivi è, all’apparenza, semplice: impiantare il cervello della bimba che porta in grembo nel cervello di lei. Che questo “scambio di cervello morto con cervello vivo” rappresenti solo un espediente narrativo, lo si capisce presto dal resto della pellicola che, ad ogni successiva scena, allontana lo spettatore dall’idea che si tratti della riproposizione fantascientifica di Frankenstein o della finta Maria del film Metropolis. ……..
Il film, commedia – drammatica non ancora disponibile in streaming, è stato pluripremiato da giurie e botteghino ….
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di Silvia Grigolin – Family Way Ets

Sempre più negli ultimi anni sono costretta a constatare che molti genitori e nonni tendono ad iperproteggere bambini e ragazzi da qualsiasi piccola frustrazione e a pensare che le abilità sociali e la capacità di tessere e stare in relazione siano qualcosa di innato, non un apprendimento frutto di accompagnamento.

La prima figura di accudimento del bambino, fin dai primi mesi di vita, in genere la madre, tende a voler evitare al figlio qualsiasi tipo di insoddisfazione. A tal fine non gli permette di esprimere i suoi bisogni, quei bisogni che la natura fa sfociare in pianto. Quel pianto che, dai primi giorni, dovrebbe aiutare le madri o chi si prende cura del piccolo nascituro a conoscerlo, cogliendone i cambiamenti di tono, le sfumature, per rispondere vocalizzando e non solo, alle sue necessità di accudimento psicologico e fisico in modo adeguato. Perché questo prezioso dialogo possa iniziare occorre permettere al bambino di esprimersi. Eppure sempre più spesso non si associa il pianto ad una forma di comunicazione.Continua

di Natanail Danailov

Il 7 novembre 2023 si è svolto il nostro secondo incontro-intervista, facente parte della serie che riguarda i temi della comunità e del territorio. Vista la nostra costante ricerca di esempi che sostengano la nostra ipotesi, che sottolinea l’importanza di un’identità territoriale e un senso di appartenenza da parte delle persone abitanti un territorio, alcuni membri della nostra associazione ci hanno messo in contatto con una realtà che, a posteriori, posso affermare essere un vero e proprio modello di questa nostra idea: il Comune di Pinerolo (TO).Continua

di Dario Nicoli

La grande mobilitazione del neo comunitarismo va vista come un tentativo di risposta immediata alla solitudine che caratterizza il tempo nuovo; essa offre a chi abita nel territorio occasioni di appartenenza e di vita in comune, ma queste esperienze consentono, innanzitutto nel linguaggio, un riconoscimento ed una consolazione verso quello smarrimento esistenziale di chi afferma, come dice Vasco Rossi, “ora qui…siamo soli…siamo soli…siamo soli…siamo soli…”?

Occorre che nelle esperienze neocomunitarie accada un salto di qualità che vada oltre la dinamica della risposta ai bisogni, per cogliere nell’anima quella perdita dell’incanto che è accaduta con la modernità e la deificazione dell’uomo e della ragione, e che ha portato allo strapotere della tecnica ed allo smarrimento dell’io.

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di Dario Nicoli

Per cercare di comprendere se il territorio stia diventando una nuova comunità, nell’incontro di Pinerolo del 7 novembre scorso abbiamo riunito cinque mondi: il Comune, la Scuola, l’Economia, le Chiese e la Comunicazione per comprendere se sono attive forze che, pur essendo minoranza, vedono con chiarezza il nuovo tessuto dei bisogni della popolazione e giocano le proprie risorse nella direzione neo-comunitaria.

Provo a riassumere in tre punti ciò che è emerso dall’interessante e sorprendente incontro.Continua

di Bruno Perazzolo

Holappa è un operaio precario mezzo alcolista, Ansa lavora in un Centro Commerciale. Licenziata per futili motivi, passa da un’occupazione provvisoria e malpagata ad un’altra peggiore. Due storie parallele, due storie di “gente comune”, di persone perfettamente sole se non fosse per la presenza di un amico/a che rende un pochettino meno amara un’esistenza che si trascina, giorno dopo giorno, senza una meta. Ma ecco l’imprevedibile. Un incontro che cambierà la loro vita aprendo una breccia nella prigione immaginaria, ma non per questo meno reale, che li tiene sadicamente rinchiusi.
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