L’Odissea mostrata e l’Odissea immaginata
Arturo Campanella
Affrontare cinematograficamente l’Odissea costituisce, per qualsiasi regista, un’impresa quasi temeraria. Non soltanto per l’ampiezza del racconto, la molteplicità degli episodi e la varietà degli scenari, ma soprattutto perché nel poema convivono significati che eccedono continuamente la trama: il viaggio e l’avventura, l’inganno e la fedeltà, la violazione della legge divina e la ricerca di un ordine perduto, lo smarrimento e il ritorno, il desiderio e la rinuncia, la vendetta e la difficile riconquista della propria identità.
Non si tratta di semplici motivi narrativi, ma di forme fondamentali dell’esperienza umana.
Ulisse non è soltanto l’eroe che cerca di tornare a casa. È un reduce che, terminata la guerra di Troia, deve attraversare una seconda guerra, forse ancora più difficile: quella contro ciò che la guerra ha prodotto dentro di lui. È sopravvissuto grazie all’astuzia, alla dissimulazione, alla capacità di assumere nomi e identità differenti, ma proprio queste qualità, che gli hanno consentito di salvarsi, rischiano ora di impedirgli di riconoscersi.Continua









