di Bruno Perazzolo

L’idea di scrivere questo articoletto mi è venuta il giorno di Natale. L’avevo già visto in fotografia ed ho chiesto, dopo il tradizionale pranzo, di andarlo a vedere quello strano Presepe che, stupidamente, avevo pensato, altro non fosse che l’intero edificio della Chiesa del paese riempito di statuine, pecorelle ecc. Qualcuno mi aveva fatto notare che non poteva essere così, aumentando la mia curiosità. Forse ne esistono altri, ma, per me, è stata la prima volta che ho visto rappresentare, nel Presepe, la stessa, identica Chiesa che lo ospita. Mi è venuta in mente l’arte concettuale. Cosa avevano fatto “veramente” i tanti cittadini di Bedero, credenti e non, dedicando un sacco del loro tempo alla costruzione del loro Presepe? Cosa avevano voluto dire riproducendo, in miniatura, in un angolo della Chiesa, sino al più piccolo dettaglio, la Chiesa stessa? Immediatamente, per associazione, mi sono ricordato di alcuni, “nostalgici”, racconti di Bedero che mi era capitato di sentire qualche anno prima. Negli anni ’60 e ’70 e, forse, anche ’80 dello scorso secolo, Bedero era ancora un vero paese. Un piccolo Comune prealpino della provincia di Varese, a 520 m di altitudine e di poche centinaia di anime che, nella bella stagione, si riempiva di turisti, principalmente milanesi, che venivano a respirare l’aria buona e a passeggiare nei magnifici boschi dei dintorni. Una comunità di persone che si conoscevano, si frequentavano, si aiutavano e che celebravano, nei giorni di festa, i riti di una vita collettiva solidale, fiduciosa e aperta al futuro. Ma da qualche decennio le cose non stavano andando più così bene. Il Circolo, un tempo  una specie di “santuario popolare, laico e interclassista”, si stava marginalizzando rispetto alla vita locale. La Chiesa era meno frequentata. La gente del paese, in numero crescente, si estraniava davanti alla televisione. In altre parole, Bedero sembrava assomigliare sempre di più al classico paese di montagna soggetto ad un declino difficile da contrastare. Ma ecco quello che non ti aspetti. Per motivi familiari, da diversi mesi, mi ritrovo spesso a Bedero Valcuvia. Ci passo, volentieri, anche con la bici ed ho notato un fermento nuovo. Per esempio, le feste degli Alpini. Fantastiche! Tanta gente, molti giovani e, ad una certa ora, se ti fermi, a volte cantano pure; proprio come si faceva un tempo all’osteria. Poi il sito della Proloco, decisamente ben fatto, pieno di attenzione per il proprio territorio e di cura per la terra e il decoro del paesaggio, il bene comune per eccellenza. Infine, il Presepe! Che cosa hanno voluto fare per davvero i bederesi costruendo questo Presepe? Un pensiero mi passa per la testa. Mi vengono in mente i costruttori di cattedrali. Non era solo l’esterno ad essere costruito, era anche lo spirito dei costruttori che si rinnovava e si alimentava. Ne ho “intervistato” qualcuno di questi costruttori. Mi ha detto che – malgrado il sacrificio di tante sere passate, magari dopo un giorno di intenso lavoro, ad armeggiare con attrezzi, pezzi di legno ecc. – gli è piaciuto tanto. Così ora ne sono abbastanza sicuro: a Bedero stanno ricostruendo la loro Comunità e da Bedero Valcuvia arriva, dunque, il migliore augurio per il 2024: un incitamento a fare ovunque altrettanto.   

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2 commenti

  1. Li ci vive mio figlio e la sua famiglia.
    Tutti si prodigatno per la comunità .
    Mia nuora canta nel coro,nelle feste si traveste e legge racconti ai bimbi e d’estate aiuta a fare le merende all’oratorio estivo.
    I nipoti hanno fatto e fanno i cherichetti e si prodigano all’oratorio estivo e mio figlio è uno di quelli che, nonostante il lavoro pesante, aiuta
    tutti gli anni alla costruzione del presepe.

    Una mamma orgogliosa

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