Bruno Perazzolo

In un suo recente articolo intitolato “Noi e gli angeli: ascoltiamoci in silenzio”, Donata Gradinati illustra – con molta umiltà, quasi si trattasse del resoconto di pensate eccentriche suscitate da una conferenza dal titolo curioso, “vivere con gli angeli” – le idee che le sono balenate in testa nel corso e dopo quell’evento. In effetti, ad una prima lettura, è questa l’impressione che si ricava dal testo: una serie di associazioni di sapore romantico, riflesso di una bella serata trascorsa in buona compagnia. In breve, un frammento di incanto come se ne possono incontrare tanti, più o meno evanescenti, nella nostra come nelle “vite degli altri”. Però, se lo si rilegge con maggiore attenzione, si può facilmente capire che l’articolo dice ben altro toccando punti cruciali del nostro modo di stare e sentire il mondo. Per chiarire questa mia sensazione, proverò a sviluppare un ragionamento a contrario partendo da questa domanda: cosa comporta vivere senza gli angeli?

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Donata Gradinati

Ottobre mese dedicato agli angeli custodi, è alle porte. Tempo fa ho partecipato alla presentazione del libro “Vivere con gli angeli” di Anna Fermi.

Ero nel salone, seduta con altre teste ed altrettanti cuori in attesa di ascoltare. Eravamo  fiduciosi e assolutamente bisognosi di sapere che c’è qualcuno che ci capisce, che ci ama e che si occupa di noi. L’invito è all’amore, parola lontana dalle nostre orecchie ma soprattutto dal nostro cuore. È difficile accettare che siamo i soli responsabili delle nostre azioni, è più facile pensare che, per colpa di altri, le nostre scelte siano state condizionate, collocandoci pertanto in quello spazio che arriva ad essere addirittura comodo, così da non doverci mettere in discussione.

L’invito che arriva è quello di ascoltarci per raggiungere il silenzio più profondo che c’è dentro di noi, per sentire quel che ci viene suggerito.
Lasciare andare, affidare. Non sempre le cose vanno come vorremmo.

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