Bruno Perazzolo

Secondo un certo modo di guardare al mondo, il piccolo riflette il grande, il micro specchia il macro. Andrey Zvyagintsev sembra appartenere a questa scuola di pensiero. Attraverso vicende familiari pressoché classiche, portate in primo piano dalla narrazione, riesce a rappresentare magistralmente la Russia di Vladimir Putin che resta sullo sfondo. Tramite brevi sequenze e dialoghi di grande realismo, la pellicola ottiene il risultato sia di tenere lo spettatore incollato allo schermo sia di mettere a nudo la materia e lo spirito di un’intera nazione. Brevi pennellate che, evitando la critica gridata, proprio grazie alla distanza che si crea tra il centro del racconto e ciò che accade intorno, rendono ottimamente il clima e le logiche di un potere articolato in forme semifeudali e, al tempo stesso, monolitico e inesorabile.

Il film, che colloca la vicenda all’inizio della guerra con l’Ucraina, prende spunto dall’opera La femme infidèle, Francia 1968. Tema che verrà riproposto con il titolo L’amore infedele, USA 2002. Galina sente di vivere come fosse una sorta di appendice svalutata del marito, Gleb, dedito, prevalentemente, all’azienda che dirige. Tra loro il rapporto è, a dir poco, freddo, ma l’indifferenza non è reciproca. Entrambi hanno un rapporto accettabile con il figlio, Seryozha, che, pur vivendo da buon nativo digitale, dimostra maggiore empatia con il padre. È in questo contesto, a dire il vero non molto originale, che viene calata la figura tragica dell’amante due volte vittima. La prima, “vittima sacrificale” della ritrovata unione tra i coniugi Galina e Gleb. La seconda, vittima di un sistema autarchico che, sia in tempi di guerra sia, con ogni probabilità, anche in tempi di pace, mostra di tenere in assai scarsa considerazione la vita delle persone quando, trattandosi di rendere loro giustizia, si rischia di incrinare l’efficienza e l’efficacia degli organigrammi del potere.

Regia di Andrey Zvyagintsev (che vive e lavora in esilio) con Dmitriy Mazurov, Iris Lebedeva, Boris Kudrin, Yuriy Zavalnyouk, Varvara Shmykova. Francia, Germania, Lettonia 2026, durata 135 minuti, il film è stato premiato al festival di Cannes ed ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica. Appena uscito nelle sale cinematografiche, il film non è al momento disponibile nelle piattaforme di streaming.

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