
Bruno Perazzolo
Quella dei Gruppi di Cammino è una gran bella realtà che si va diffondendo un po’ ovunque e in maniera esponenziale. Nata intorno al 2007 – 2009, come in genere accade in questi casi, su iniziativa di singoli cittadini, di alcuni medici legati al territorio e di qualche ASL pionieristica (oggi ATS: Agenzia di Tutela della Salute che fa capo alla Regione occupandosi di prevenzione), una volta tanto, l’idea, “partorita dal basso”, è stata “formalizzata senza venire deformata e/o burocratizzata” dai vertici istituzionali di alcune Regioni, soprattutto del nord e centro Italia. A guardarli superficialmente i Gruppi di Cammino sono un fenomeno che affascina soprattutto per la sua semplicità. Sono Gruppi prevalentemente informali (non ci sono moduli o complicate procedure online da seguire per iscriversi ecc. ecc.), gratuiti, cui si aderisce in completa libertà e godendo della più ampia autonomia locale nello stabilire orari, giorni, percorsi e quant’altro. È vero, c’è un “walking leader” che fa da stabile punto di riferimento per tutto. L’inglesismo, al solito un po’ pomposo e leggermente depistante, occulta, però, una realtà di prossimità molto più domestica e genuina. Spesso il cosiddetto “walking leader” altri non è che una persona “conosciuta in paese”, amante del cammino che mette a disposizione degli altri la propria esperienza e conoscenza del territorio. Insomma, quel che si dice, “proprio una brava persona”.
Sennonché, le cose semplici che funzionano splendidamente hanno quasi sempre, al proprio fondo, una grande complessità. È così che pian piano, in primo luogo nella consapevolezza di chi si è fatto maggiormente coinvolgere in questa realtà, sono emersi altri fattori di successo dei Gruppi di Cammino solo apparentemente banali. In breve, si è capito che non solo di salute fisica o di fare incontri interessanti in luoghi più o meno esotici e/o lontani si tratta. La novità di questi Gruppi è che stanno diventando una modalità importante intorno alla quale ricostruire il senso di comunità locale e di appartenenza a un territorio. Il proprio territorio!
Stanno diventando, i Gruppi di Cammino, un modo per uscire di casa, un modo per conoscere il vicino di casa, un modo per rendersi consapevoli del valore di prati e boschi e laghi e corsi d’acqua e monumenti storici che ci stanno intorno. Un modo per rendersi consapevoli del luogo che abitiamo. Quel luogo abitato dal quale, soprattutto, dipende la qualità della nostra vita, della nostra salute fisica e mentale che significa salute del corpo e dell’anima. Quel luogo abitato che, spesso, abbiamo trattato male. Lo abbiamo trattato alla stregua di un dormitorio, di “un luogo come un altro”, disponibile a nostro piacimento quasi che il legame con la terra che tutti i giorni calpestiamo, il vincolo con le mura che quotidianamente ci ospitano, fossero sinonimi di provincialismo, di arretratezza, di vicini impiccioni chiusi al mondo che altro non fanno che spettegolare dalla mattina alla sera. Sì, lo abbiamo spesso disprezzato il luogo dove ci è capitato di risiedere senza comprendere che era parte della nostra vita e della nostra salute integrale. Era ed è la nostra casa, la parte sacra di noi che lasceremo ai nostri figli e nipoti.