Bruno Perazzolo

Quella dei Gruppi di Cammino è una gran bella realtà che si va diffondendo un po’ ovunque e in  maniera esponenziale. Nata intorno al 2007 – 2009, come in genere accade in questi casi, su iniziativa di singoli cittadini, di alcuni medici legati al territorio e di qualche ASL pionieristica (oggi ATS: Agenzia di Tutela della Salute che fa capo alla Regione occupandosi di prevenzione), una volta tanto, l’idea, “partorita dal basso”, è stata “formalizzata senza venire deformata e/o burocratizzata” dai vertici istituzionali di alcune Regioni, soprattutto del nord e centro Italia. A guardarli superficialmente i Gruppi di Cammino sono un fenomeno che affascina soprattutto per la sua semplicità. Sono Gruppi prevalentemente informali (non ci sono moduli o complicate procedure online da seguire per iscriversi ecc. ecc.), gratuiti, cui si aderisce in completa libertà e godendo della più ampia autonomia locale nello stabilire orari, giorni, percorsi e quant’altro. È vero, c’è un “walking leader” che fa da stabile punto di riferimento per tutto. L’inglesismo, al solito un po’ pomposo e leggermente depistante, occulta, però, una realtà di prossimità molto più domestica e genuina.
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Donata Gradinati

Innumerevoli volte e per svariati motivi, diamo il nostro indirizzo. Lì mi trovi, lì c’è casa mia dove trascorro parecchie ore della notte e meno ore della giornata, da solo o con altri affetti. Abitiamo il mondo e nella nostra casa viviamo e custodiamo il nostro piccolo mondo, tempio del nostro io. La prima e molto spesso non unica abitazione, nel corso della vita, ci accoglieva al primo respiro, quando le donne partorivano in casa e, nella luce che ci avvolgeva e ci avvolge, incontriamo la prima comunità.

Nessuno di noi decide il tempo in cui nascere, ma ognuno di noi vive il proprio tempo e cresce nel proprio tempo in un contesto di affetti: famiglia, parenti, compagni di scuola, amici, persone che incontriamo, famiglia che formiamo.

A gattoni abbiamo percorso il pavimento della nostra prima abitazione e improvvisamente, alzandoci, abbiamo cercato l’equilibrio per rimanere in piedi e i nostri primi passi ci hanno condotto alle persone che avevamo intorno. Il nostro percorso ha avuto inizio, camminiamo verso gli altri alla scoperta di ciò che ci circonda.

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Sticky

A cura dell’Associazione Culturale PensarBene

Siamo entrati in un tempo di caos con guerre provocate da nuovi imperialismi che traggono vigore dall’indebolimento sia dell’ordine sorto dopo la Seconda guerra mondiale sia dello spirito democratico fondato sui valori della persona, della comunità, del dialogo e dell’autentica conoscenza.

Di fronte al declino di un ordine che sembrava eterno, molti dicono che non c’è nulla da fare, altri coltivano il culto del catastrofismo e del disamore della civiltà a cui apparteniamo, altri ancora semplicemente non se ne preoccupano, continuando nel ballo dei fatti propri. Noi siamo più propensi a quanto scritto dallo storico inglese Arnold Toynbee: la civiltà occidentale, a differenza delle altre oramai scomparse, possiede la capacità di rigenerarsi, così come è già avvenuto diverse volte.

Quanto sta accadendo ci impone un profondo ripensamento sul nostro attuale modo di vivere che ha corrotto dall’interno lo spirito originario della nostra società. Quattro anni di ricerca e approfondimento culturale ci hanno consentito di individuare la radice di questo malessere e di proporre un risveglio che ci consenta di vivere in modo più umano, onorando ciò che di grande e buono avvertiamo in noi stessi e della responsabilità e dedizione agli altri ed alla comunità.
Vi proponiamo tre “passi terapeutici” …..

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