A cura dell’Associazione Culturale PensarBene

Siamo entrati in un tempo di caos con guerre provocate da nuovi imperialismi che traggono vigore dall’indebolimento sia dell’ordine sorto dopo la Seconda guerra mondiale sia dello spirito democratico fondato sui valori della persona, della comunità, del dialogo e dell’autentica conoscenza.

Di fronte al declino di un ordine che sembrava eterno, molti dicono che non c’è nulla da fare, altri coltivano il culto del catastrofismo e del disamore della civiltà a cui apparteniamo, altri ancora semplicemente non se ne preoccupano, continuando nel ballo dei fatti propri. Noi siamo più propensi a quanto scritto dallo storico inglese Arnold Toynbee: la civiltà occidentale, a differenza delle altre oramai scomparse, possiede la capacità di rigenerarsi, così come è già avvenuto diverse volte.

Quanto sta accadendo ci impone un profondo ripensamento sul nostro attuale modo di vivere che ha corrotto dall’interno lo spirito originario della nostra società. Quattro anni di ricerca e approfondimento culturale ci hanno consentito di individuare la radice di questo malessere e di proporre un risveglio che ci consenta di vivere in modo più umano, onorando ciò che di grande e buono avvertiamo in noi stessi e della responsabilità e dedizione agli altri ed alla comunità.
Vi proponiamo tre “passi terapeutici” …..

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Dario Nicoli

Una persona di buon senso, che vuole interessarsi dei fatti che accadono nel mondo, capisce che siamo entrati in una fase nuova della storia, ma fa enorme fatica a farsi delle idee chiare sulla grande confusione che ci circonda.

Ciò dipende dai tragici conflitti accaduti negli ultimi anni che hanno interrotto, perlomeno riguardo all’Occidente, il lungo periodo di relativa quiete bellica che ci separa dalla fine della Seconda Guerra mondiale, ma deriva anche dalla grande babele di significati attribuiti proprio alla parola “pace”, un termine che nel corso di questo lasso di tempo aveva assunto l’accezione di “condizione pacifica”  esito dell’idea che la civiltà sia giunta al suo definitivo ed irreversibile compimento, quasi che la parola “guerra” fosse divenuta una sorta di residuato storico. Una visione comoda, che ha indebolito la necessaria cura per i fattori che reggono e favoriscono una vera pace.Continua

Bruno Perazzolo – Dario Nicoli

La seguente proposta di sintesi ha per oggetto un percorso comune, durato circa tre anni, fatto di incontri a distanza, letture (incentrate su due testi: C. Lasch, “la ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia”, 1995 e M. Sandel, “Giustizia il nostro bene comune”, 2010) e interviste realizzate a cura dell’Associazione PensarBene. Il tutto focalizzato su due temi: quello delle maggiori sfide che attualmente interessano i sistemi democratici e quello, connesso, del rapporto critico che, all’interno di questi sistemi, si riscontra tra la dimensione comunitaria e quella delle libertà individuali. Per dare maggiore evidenza ai nostri argomenti, di tanto in tanto inseriremo, con qualche nota a piè di pagina e tra un paragrafo e l’altro, dei link ad alcuni nostri articoli, recensioni e podcast. Questi ultimi, in particolare, contengono introduzioni e letture di brani di testi che riteniamo molto significativi e illustrativi delle nostre tesi.  Divideremo i nostri ragionamenti tra una prima parte critica, che prende spunto principalmente dalla lettura di C. Lash, e una seconda, più costruttiva, incentrata sull’opera di M. Sandel.Continua

Dario Nicoli

In questo inizio di nuovo anno scolastico, a differenza dei commentatori concentrati in preferenza sui “problemi della scuola”, vedo negli insegnanti e nei dirigenti che incontro un sentimento promettente, un misto di apprensione e di attesa, unito ad un più vivo desiderio di incontro ed una maggiore chiarezza su come porsi con gli studenti. Anche a causa dei fondi PNRR, essi vengono da un anno di bulimia progettuale e di ubriacatura di corsi di formazione che hanno prodotto una quantità di incombenze indirette, suscitando in loro, nel migliore dei casi, un’acuta nostalgia per l’autentico incontro umano con i propri ragazzi.

Il tempo estivo ha donato loro una finestra di vita più lieve tra affetti, luoghi ed esperienze (si spera) stimolanti e rassicuranti. Senza dover adottare l’approccio tipico delle professioni più “scientifiche”, fatto di diagnosi e di piani di intervento, la condizione della vita lieve ha favorito in loro quel flusso di coscienza spontaneo e fluido fatto di immagini ed emozioni riguardanti studenti e colleghi. In alcuni momenti, questo “non ho più pensato alla scuola” ha donato loro uno stato di grazia, da cui è riemersa la loro passione educativa, la dedizione verso i propri studenti, uno sentimento di compagnia se non proprio di amicizia professionale verso i propri colleghi.

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Bruno Perazzolo

Nel 1930 José Ortega y Gasset scriveva “La ribellione delle masse”. Un saggio che diventerà subito un classico, un capolavoro da molti considerato non meno rilevante del “Contratto sociale” di J.J. Rousseau (1762) o del “Capitale” di K. Marx (1867). Tra le tante riflessioni cruciali contenute nel testo, spicca il concetto di “uomo massa”…… lo scienziato, il tecnico, il professionista, l’uomo che padroneggia il suo angolo di sapere in maniera direttamente proporzionale alla sua ignoranza di tutto il resto. …….
Denise de Rougemont (1906 – 1985), in virtù del suo approccio interdisciplinare, non appartiene certo alla categoria dell’uomo massa. La sua opera più conosciuta, di ampio, duraturo e meritato successo, “L’amore in occidente” (1939), per chi avesse modo di avvicinarla, dimostra una cultura letteraria classica raffinatissima che viene completamente ribadita in “Federalismo culturale” (1963) … una conferenza … che de Rougemont tiene all’Università di Neuchâtel nel 1963 in occasione del 25° anniversario dell’Istituto Neuchâtelois. Al centro del suo discorso sta l’Europa e, la cosa interessante è che, malgrado sia trascorso più di mezzo secolo e nel frattempo siano intervenuti un sacco di cambiamenti non di poco conto, gli argomenti svolti da de Rougemont risultano, al tempo stesso, profetici e di perfetta attualità. Due in particolare.

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Dario Eugenio Nicoli

Chi è il pacifista radicale

Il pacifista radicale è quella persona che, indipendentemente dal contesto e dagli insegnamenti della storia, sostiene sempre la stessa idea: no agli armamenti, ed etichetta chi non condivide questa posizione come guerrafondaio. Egli si oppone all’invio da parte dell’Occidente degli aiuti militari all’Ucraina, il paese aggredito, tacendo sui paesi che alimentano la macchina da guerra della Russia e sorvolando sull’aumento continuo degli obiettivi civili, e propone la resa nei confronti dell’aggressore, adombrando lo spettro della terza guerra mondiale.

Le tre domande
1) Tu affermi che anche la legittima difesa è moralmente inaccettabile; quindi, lo sarebbe anche l’articolo 11 della Costituzione italiana?
Questo articolo recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Tu citi unicamente le prima quattro parole;Continua

Referendum e democrazia diretta: un’idea provocatoria per un confronto che non va lasciato cadere: “perché non mettere il quorum pure alle elezioni dei parlamentari e degli amministratori locali, oppure, piuttosto, perché non toglierlo in entrambe i casi?

Bruno Perazzolo

Inizio dalla provocazione. Era una questione che mi gironzolava per la testa da tempo. Mi chiedevo: “come mai il quorum vale solo quando sono i cittadini a decidere sulle leggi e non quando, invece, i cittadini vanno a votare per delegare a qualcun altro il potere di fare le leggi?” Poi, ad un incontro sul federalismo, qualcuno, con voce autorevole, ha espresso esattamente lo stesso concetto. Illuminazione! Illuminazione! Mi sono fatto coraggio. Forse l’interrogativo  non era così balzano. Se anche altre persone pensano, come me, che il quorum stia proprio a simboleggiare la minorità dei cittadini rispetto ai partiti, significa che, mettendosi in quest’ottica, si possono capire un sacco di cose. Vengo al dunque.Continua

Dario Eugenio Nicoli

Steve Bannon qualche giorno fa ha sostenuto che Trump “andrà in prigione” se i Democratici riconquisteranno la Casa Bianca nel 2028. Ma si è dichiarato preoccupato anche dell’esito delle elezioni di metà mandato del 2026 alla Camera, in quanto una vittoria potrebbe spingere l’attuale opposizione a tentare di rimuovere il boss dei boss dalla presidenza. Bannon si riferisce alle accuse penali ancora pendenti nei confronti di Trump e alle possibili conseguenze politiche future.

Ma la paura di questo equivoco personaggio è davvero reale? Se guardiamo alla scena desolante che stanno offrendo i Democratici sembrerebbe di no: non stanno facendo opposizione né nel Congresso né nel Paese, tranne che per piccole mobilitazioni locali contro il Vicepresidente Vance ed i capannelli contro la Tesla di Musk. Sembrano paralizzati dall’ampiezza della sconfitta, e storditi dalla valanga di provvedimenti e dichiarazioni con cui il nuovo governo sta rovesciando radicalmente tutta la politica degli USA.Continua

a cura delle redazione di PensarBene

Con l’auspicio che la diffusione dell’incontro – intervista del 18 maggio scorso possa suscitare, in relazione ai molteplici spunti offerti, ulteriori contributi di riflessione, pubblichiamo il video integrale degli interventi ricordando che l’incontro – intervista si è tenuto presso la sede di Family Way, con la presenza di Silvia Grigolin, Presidente dell’Associazione, Simonetta Vanin, Vicepresidente, le operatrici Stefania Volpato (Noale), Silena Radich (Spinea), Sabina dalla Nora (Monsuè) e Marilena Zanette (Silea), le ex corsiste Maria Cristina Bordin e Marina Coan, la docente Anna Germinario e come genitore Edda, mamma di Letta.
Si sono collegati, a distanza, AnnaMaria Tosatto, Assessore alle Politiche sociali di Noale (VE), e Leonio Milan, sindaco di Mansuè (TV).Continua

di Dario Nicoli

Facciamo immensa fatica, noi “anime flebili”, a dare un nome appropriato alla mattanza perpetrata nei tre giorni di assalto del territorio di Israele da parte delle “forze d’élite” di Hamas, perché non riusciamo neppure ad immaginare un’esplosione di una volontà di procurare il male così assoluta e così crudelmente disumana.

Preferiamo rifugiarci in categorie mentali come “questione mediorientale” o altre simili; preferiamo consolarci con il gioco delle colpe da entrambe le parti.Continua