Anche con questo film, Guadagnino conferma la sua capacità di guardare in profondità i sentimenti dei personaggi che porta in scena

di Bruno Perazzolo

Patrick e Art sono amici: stessa scuola, stesso sport, stessa donna. Ma sono anche molto diversi. Uno tutto talento, fascino e sregolatezza, l’atro tutto affidabilità e disciplina: attitudini che, insieme, fanno quello che nel tennis, ma anche da qualsiasi altra parte, serve per diventare “VIP”. Tashi, invece, tutte queste qualità le concentra su di sé con l’aggiunta di una buona dose di grinta e di voglia di primeggiare. Un incidente, però, la fermerà anzitempoContinua

di Bruno Perazzolo

La storia è sempre la stessa: un Ente pubblico (l’Ente Parco del Ticino, che festeggia, quest’anno, i 50 anni), Associazioni di Volontari (Ticino Guide, Varese Bike Guide), alcune persone dotate di una particolare passione e carisma ed altre desiderose di “emozioni forti, virtuose e durevoli” ed ecco la miscela utile a fare riaffiorare, nella coscienza collettiva, il sentimento del bello che incanta, ovvero dei beni che ci avvicinano alle “cose divine” e al rispetto che esse suscitano in coloro che sentono, misteriosamente, di corrispondervi. Oramai sono più di una decina i giri che, con amici e guide esperte, ho fatto in mountain bike, e, sempre di più, mi vien da pensare che non di un parco si tratta, ma di un autentico museo all’aperto, frutto di grandi narrazioni che iniziano nel ‘600 a.C. sino a lambire il nostro secolo.Continua

Dalla nostra giovane amica, Sara Parola, riceviamo e volentieri pubblichiamo, una sintesi della sua tesi di laurea che tratta, sia pure da un’angolatura particolare, un tema di notevole interesse per la nostra associazione: quello del rapporto tra Identità e Cambiamento, tra Istituzione e Realtà.

di Sara Parola: tesi di laurea

Per spiegare cosa sia l’umorismo (che è l’argomento della mia tesi), bisogna che ci immaginiamo la situazione che c’è a una discussione di laurea. E cioè, noi quel giorno, noi che siamo lì, potremmo sforzarci di incorniciare quel momento al meglio possibile, con le belle foto, con i riti simpatici come i brindisi, i confetti, il lancio della corona d’alloro… Tutto lecito, ma tutto ciò che sta inframmezzato a questi singoli istanti, è ancora la vita. La vita non sono solo gli aspetti emblematici, o “iconici”. La vita è tutto, è un susseguirsi di fatti ordinari e di pensieri discordanti e inappropriati, che sorgono nel pubblico anche mentre io (o tu) sono lì a pronunciare il mio discorso di laurea; ad esempio, considerazioni sul fatto che le poltrone che ci sono siano comode o scomode, a seconda dei gusti. Ecco, l’umorismo è proprio così: dentro di noi c’è un sentimento, ma un momento dopo, oppure, tutto intorno a noi, c’è tutto l’opposto, qualcosa che si fa beffa di quello che sentiamo in quel momento.
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di Dario Nicoli

Il libro, scritto nel 2015, è il racconto del viaggio che l’autore, Malachy Tallack, intraprende a ventisette anni lungo i territori toccati dal sessantesimo parallelo a nord dell’Equatore, spinto da tre moventi: la curiosità, l’inquietudine e la nostalgia di casa. Malachy, infatti, è nato nelle isole Shetland che si trovano sullo stesso parallelo; a diciassette anni aveva immaginato, e sognato, questo viaggio “partendo da casa e viaggiando in tondo, fino a tornare al punto di partenza e vedere me stesso”. L’urgenza di questo viaggio è stata imposta dalle vicende familiari, in primo luogo dalla separazione dei genitori e successivamente dalla morte del padre in un incidente stradale, un’esperienza che gli ha fatto smarrire la strada su cui si era incamminato, studiare musica all’accademia, lasciandolo “perso e svuotato dal dolore”. Da qui la decisione di compiere ciò che aveva sognato dieci anni prima, alla ricerca di un appiglio per la propria vita, tentando di carpire il segreto del perché le persone scelgono di restare in luoghi i cui abitanti sono messi a dura prova dal clima, dal paesaggio e dall’isolamento.

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“Ciò che il denaro non può comprare”

di Bruno Perazzolo

Allo scopo di introdurre coloro che avranno il piacere di condividere con noi l’approfondimento del tema della Giustizia a partire dall’opera di Michael Sandel, ho pensato possa essere utile l’ascolto di questo video intitolato “Ciò che il denaro non può comprare”. Il motivo della scelta è chiaro: i contenuti del documento si pongono in perfetta continuità con il lavoro di ricerca che la nostra associazione sta realizzando praticamente dal momento in cui si è costituita (al riguardo si vedano le note a piè di pagina), mettendo al centro del nostro “confronto”, prima il tema delle “sfide della democrazia” e, successivamente, quello del “rapporto tra la libertà e la comunità”. Provo, ora, a giustificare questa mia affermazione.
La prima parte della conferenza mette in evidenza la progressiva “mercificazione di tutto”, sino al punto che, secondo  Sandel, da circa 30 anni, siamo passati da un’”economia di mercato” ad una “società di mercato”. Naturalmente non si tratta di una novità assoluta. Autori classici quali Ferdinand Tönnies e Karl Marx, ad esempio, avevano ampiamente argomentato e previsto anzitempo questo fenomeno. Ora, però, esso si dispiega sotto i nostri occhi passando, per così dire, “dall’idea alla materia” in maniera quasi provocatoria. Di questi “casi provocatori”, il video è ricolmo anche perché è nello stile di Sandel fare ampio ricorso all’esempio nell’illustrazione dei concetti che intende sostenere o confutare.
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di Bruno Perazzolo

Nel 2013 Graeber scrive, su richiesta della rivista radicale “Strike”, un articolo intitolato “sul fenomeno dei lavori del cavolo”. Inaspettatamente il testo – che parte dal fallimento della profezia keynesiana delle 15 ore di lavoro settimanali nel 2000, per arrivare ad ipotizzare l’attuale, diffusa insoddisfazione per il lavoro retribuito, ritenuto spesso inutile o dannoso – assume carattere virale. Insomma, un notevole successo fatto di denunce, per lo più anonime, al limite della formazione di un vero e proprio movimento politico. …
Per fare qualche esempio di “lavoro del cavolo” (il testo, di esempi, ne riporta in abbondanza), citerei la categoria dei “tirapiedi”, ossia lavoratori il cui compito esclusivo è quello di far sentire e/o apparire importante qualcun altro. Chi lavora nella scuola dovrebbe, poi, conoscere bene il tipo del “barracaselle”, impegnato a compilare moduli e a redigere relazioni che mai nessuno leggerà. Oppure, l’altro caso del “supervisore”, occupato in ruoli la cui unica funzione è quella di dare l’impressione che l’organizzazione aziendale svolga controlli che, in realtà, non svolge affatto. Nel settore del marketing e della finanza si incontrano, da ultimo, i casi più frequenti ed eclatanti di lavori del tutto dannosi che, mentre procurano una certa utilità a qualcuno, appioppano dispiaceri di gran lunga maggiori alle loro vittime. Un film che può aiutare a comprendere bene il fenomeno è quello di Paolo Virzì, 2008, “tutta la vita davanti”.

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Il posto della religione è nell’anima non nella canna del fucile!

di Bruno Perazzolo

Nel film “Momenti di gloria” (1981, bellissimo, disponibile, a noleggio, su varie piattaforme: YouTube, Google Play, Apple TV) Eric Liddell rinuncia, malgrado le forti pressioni del suo staff, a gareggiare alle olimpiadi perché, per accedere alla finale, dovrebbe correre di domenica: il giorno del Signore. Alla fine, correrà e vincerà l’oro olimpico per l’Inghilterra grazie all’intervento di un amico della squadra che si offrirà di scambiare la propria corsa, che avrà luogo in giorno feriale, con quella, festiva, di Eric. Leila, invece, è una campionessa di Judo determinata, malgrado gli enormi sacrifici che questo le comporta, a divenire la prima nella sua specialità. Dalla suprema autorità religiosa dell’Iran, però, proprio mentre Leila dimostra la sua forza battendo una dopo l’altra le avversarie ai campionati del mondo, arriva l’”ordine di scuderia”, oscuramente motivato, di ritirarsi fingendo un infortunio. Leila non si piegherà alla “ragione di Stato”, e pagherà, per il suo supposto “egoismo”, un prezzo altissimo

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di Dario Nicoli

Parafrasando il Sommo poeta, possiamo definire lo scopo del nostro cammino con la frase: «Comunità andiam cercando, ch’è sì cara»
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Quale forma di vita comune stiamo cercando? ……….. Due sono le caratteristiche della nuova comunità: essa riguarda la nostra “vita nel mondo” quindi va oltre la sfera individuale ………….. essa corrisponde ad uno spirito di dedizione che scaturisce dall’anima della persona che si conforma ad un modo di vita profondamente umano e rispettoso dell’intero creato
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Perché la comunità ci è tanto cara?
La possibilità di vivere in comune in modo autentico ed unificato è diventata un’esigenza sempre più impellente, allo scopo di sottrarsi alla “vita cattiva” di cui facciamo continuamente esperienza
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Il nostro contributo come Pensarbene consiste nella ricerca e nella manifestazione dei segni di nuova comunità, così come descritta, che esistono già nelle trame della vita nel mondo, per metterne in luce il carattere epifanico in quanto rivelazione o manifestazione di un bene in atto nella vita nel mondo. Lo cerchiamo nelle comunità locali, nelle opere altruistiche che si prendono cura del senso di appartenenza e dei legami che tengono unito il popolo, nelle attività economiche orientate ad uno scopo buono e dotate di un’anima, negli avvenimenti di meraviglia e di risonanza, specie quelli più piccoli e quotidiani.Continua

di Bruno Perazzolo

Tentativo di un ulteriore approfondimento a partire dalle osservazioni critiche di Clelia Dal Lago e di Sara Parola all’articolo “il capitalismo quasi non esiste!

Mi pare che le osservazioni critiche di Sara e Clelia dipendano dal fatto che, nel mio articolo “il capitalismo quasi non esiste!”, dal tentativo di distinguere i concetti di scambio e di dono e di valore di mercato e valori sociali, sia derivata l’idea che, nella realtà, queste dimensioni si escludano vicendevolmente, ovvero che, in concreto, non possano convivere. Da qui l’approfondimento che propongo.

Il primo luogo la questione dello scambio. Sono d’accordo sul fatto che lo scambio, salvo, forse, nelle forme più primitive e isolate di società, è sempre esistito e, probabilmente, continuerà ad esistere. Non è però l’unico modo – e, in molti casi, per esempio nelle società tradizionali, non è neppure il modo più importante – nel quale si crea valore. Soprattutto ne esiste un altro, IL DONO, che è tipico di quella forma particolare di relazione umana che chiamiamo Comunità ………………

Altro argomento: quello dei “lavori senza senso”, che concorrono a gonfiare il PIL senza creare alcuna, vera, ricchezza.

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di Dario Nicoli

Qualche giorno fa, ad un amico che mi chiedeva come sarebbe stato il 2024, ho risposto istintivamente “dipende dalle guerre”. Ripensandoci in seguito, mi sono accorto che questa prospettiva cambia il modo normale di fare previsioni, basato sulle tendenze statistiche degli anni precedenti, come se il futuro non fosse nient’altro che l’aggiunta di un tassello ad un lungo periodo di progresso in tutti i campi della vita, la tipica illusione dell’illuminismo, avvero l’ultima grande religione civile fondata su razionalità, tolleranza, altruismo ed aspirazione alla libertà. Se la crisi economica del 2007-2014 è da considerare come un’interruzione momentanea di questo lungo ciclo, se la pandemia ha incrinato la fiducia in questa visione, sono state le guerre a rompere del tutto l’incantesimo e ad imporci di comprendere questo punto cruciale della nostra storia in cui siamo coinvolti non da pochi anni, anche se non ce ne siamo resi conto se non con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, iniziata dal febbraio del 2014.

Cosa significa pensarbene in questo momento?Continua