Bruno Perazzolo

Ingrid è una scrittrice di successo che ha “consapevolmente rimosso” la morte della sua vita. Marta è stata un’importante corrispondente di guerra che, dopo “una vita spericolata”, si ritrova ad affrontare il poco tempo che le resta con una figlia, cui non ha mai dedicato molta attenzione, “sadicamente assente” .  Marta e Ingrid sono amiche che si sono quasi perse a causa delle rispettive “vite in movimento”. A tenerle potenzialmente unite resta, tuttavia, la buona carriera professionale di entrambe, la comune appartenenza al ceto medio – alto degli “operatori simbolici” (lavoratori che manipolano significati), e, soprattutto, la sincerità del loro rapporto. Ciascuna ha avuto modo di conquistare, nel corso delle proprie vicende personali, innumerevoli traguardi senza aver mai concepito una chiara finalità. Paradossalmente saranno proprio la malattia e poi la morte di Marta a cambiare radicalmente le cose.

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Dario Nicoli

“Lusso per l’anima” è uno slogan commerciale di una volgarità inaudita, incautamente adottato da un hotel in Alto Adige e da un blog di itinerari turistici in Umbria, tanto da poter essere scelto come l’esempio perfetto della lotta che si sta combattendo nella nostra società tra ciò che è autentico e ciò che è strumentale.

Le persone ed i gruppi che ricercano l’autenticità sostengono che viviamo in un mondo in cui tutto tende ad essere artefatto, unilaterale, corrotto da interessi più o meno nascosti ……….

Da parte sua, il fronte della strumentalità non è sostenuto da figure che dichiarano esplicitamente il proprio intento; quest’ultimo si riconosce nell’orientamento dei loro pensieri e delle loro azioni alla ricchezza, al potere, al successo, per il cui perseguimento si giustifica l’utilizzo di ogni mezzo, anche lo sfruttamento degli altri come strumento della propria affermazione personale. …..Continua

Dario Nicoli

La gran parte dei commentatori ha presentato l’intervista al cardinal Pizzaballa al Meeting di Rimini riportandone il contenuto più “giornalistico”, quello che definisce le consultazioni in corso come l’ “ultimo treno” prima della catastrofe. Ma ciò che ha detto il patriarca di Gerusalemme e dei Latini va ancora oltre, è ricco di messaggi più importanti, che aiutano a comprendere un momento altamente drammatico, nel quale la volontà di distruzione reciproca tra i contendenti sembra rendere vani gli sforzi di molti stati nel cercare una via di tregua, se non di pacificazione.

Essi riguardano tre questioni, in cosa è possibile sperare?  Cosa significa perdonare? Infine, la terza, quella decisiva: cosa si intende per pace ed a cosa occorre che le parti rinuncino per poterla realizzare?

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di Bruno Perazzolo

Nora e Hae sono due ragazzini legati da una profonda amicizia. Un legame tanto semplice quanto forte che lascia intravvedere un amore incorruttibile. Appartengono, però, a famiglie con stili di vita molto diversi. Nora è figlia di intellettuali cosmopoliti. Gente “senza patria”, in perenne movimento alla ricerca delle migliori opportunità. Hae appartiene ad una famiglia più modesta, saldamente radicata nella tradizione coreana. A causa del trasferimento negli USA dei suoi genitori, la piccola Nora si separerà da Hae spezzando, così, irreparabilmente, un filo, un destino, un “ordine del mondo” costantemente rinnovato dalla scoperta di affinità elettive accompagnate dal racconto di “generazioni che si succedono reincarnando, nei figli, gli antenati”. Continua

di Dario Nicoli

Come dicono i filosofi, l’esistenza umana è posta entro un paradosso. Vuol dire che è combattuta tra due pulsioni che sembrano tra di loro inconciliabili: affermare se stesso nel superare se stesso. Ma questo superamento dovrebbe avvenire secondo una dinamica che scaturisce dall’appartenenza ad un mondo di vita comune. Quindi riguarda ancora il proprio io, quella vita dell’individuo che è compresa nel noi.

L’opera del superamento di sé appare particolarmente ardua nei nostri tempi, soprattutto perché l’io ha troppe cose da conservare e troppi pensieri da cui doversi distaccare. Il cittadino dell’Occidente porta sulle spalle il peso di un ego non indifferente, che rappresenta sia un’opportunità (ricerca di pienezza) ma anche una gabbia (dominio dell’ego). Ecco due esempi letterari, con esiti contrari, ambedue tratti dallo stesso tentativo di liberazione da se stessi, quello che si compie nel viaggio e nell’avventura.
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di Bruno Perazzolo

Con questo articolo, volutamente provocatorio considerata la gravità dei fatti trattati, non intendo fare “affermazioni definitive”. Al contrario, vista la complessità del tema, il mio più grande auspicio è che la critica possa migliorarne e approfondirne i contenuti.
L’approccio è inusuale: parto dai fatti drammatici di questi ultimi giorni, per sviluppare una riflessione sull’etica del lavoro.
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Il posto della religione è nell’anima non nella canna del fucile!

di Bruno Perazzolo

Nel film “Momenti di gloria” (1981, bellissimo, disponibile, a noleggio, su varie piattaforme: YouTube, Google Play, Apple TV) Eric Liddell rinuncia, malgrado le forti pressioni del suo staff, a gareggiare alle olimpiadi perché, per accedere alla finale, dovrebbe correre di domenica: il giorno del Signore. Alla fine, correrà e vincerà l’oro olimpico per l’Inghilterra grazie all’intervento di un amico della squadra che si offrirà di scambiare la propria corsa, che avrà luogo in giorno feriale, con quella, festiva, di Eric. Leila, invece, è una campionessa di Judo determinata, malgrado gli enormi sacrifici che questo le comporta, a divenire la prima nella sua specialità. Dalla suprema autorità religiosa dell’Iran, però, proprio mentre Leila dimostra la sua forza battendo una dopo l’altra le avversarie ai campionati del mondo, arriva l’”ordine di scuderia”, oscuramente motivato, di ritirarsi fingendo un infortunio. Leila non si piegherà alla “ragione di Stato”, e pagherà, per il suo supposto “egoismo”, un prezzo altissimo

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di Bruno Perazzolo

Tentativo di un ulteriore approfondimento a partire dalle osservazioni critiche di Clelia Dal Lago e di Sara Parola all’articolo “il capitalismo quasi non esiste!

Mi pare che le osservazioni critiche di Sara e Clelia dipendano dal fatto che, nel mio articolo “il capitalismo quasi non esiste!”, dal tentativo di distinguere i concetti di scambio e di dono e di valore di mercato e valori sociali, sia derivata l’idea che, nella realtà, queste dimensioni si escludano vicendevolmente, ovvero che, in concreto, non possano convivere. Da qui l’approfondimento che propongo.

Il primo luogo la questione dello scambio. Sono d’accordo sul fatto che lo scambio, salvo, forse, nelle forme più primitive e isolate di società, è sempre esistito e, probabilmente, continuerà ad esistere. Non è però l’unico modo – e, in molti casi, per esempio nelle società tradizionali, non è neppure il modo più importante – nel quale si crea valore. Soprattutto ne esiste un altro, IL DONO, che è tipico di quella forma particolare di relazione umana che chiamiamo Comunità ………………

Altro argomento: quello dei “lavori senza senso”, che concorrono a gonfiare il PIL senza creare alcuna, vera, ricchezza.

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di Bruno Perazzolo

In Italia, e non solo, la diffusione dell’autolesionismo tra gli adolescenti è impressionante: tra il 17 e il 41 %. Il fenomeno è poi spesso accompagnato dal consumo di droghe e alcool la cui estensione è, probabilmente, anche maggiore. L’articolo di Silvia Grigolin, “i neonati piangono”, ne evidenzia alcuni fattori fondamentali ai quali, credo, sia possibile aggiungerne altri due o tre non meno rilevanti. In premessa, mi sembra importante l’affermazione che il filosofo Galimberti fa all’inizio del video “il disagio giovanile nell’età del narcisismo”: il problema non è psicologico, ma culturale, intendendo, con ciò, che all’origine del fenomeno sta la nostra cultura e solo dopo viene la psicologia.

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di Dario Nicoli

Facciamo immensa fatica, noi “anime flebili”, a dare un nome appropriato alla mattanza perpetrata nei tre giorni di assalto del territorio di Israele da parte delle “forze d’élite” di Hamas, perché non riusciamo neppure ad immaginare un’esplosione di una volontà di procurare il male così assoluta e così crudelmente disumana.

Preferiamo rifugiarci in categorie mentali come “questione mediorientale” o altre simili; preferiamo consolarci con il gioco delle colpe da entrambe le parti.Continua