Bruno Perazzolo

Alcuni giorni fa ho pubblicato, su Pensarbene e La Nuova Padania, un articolo incentrato sull’Unione Europea e il Federalismo Pragmatico di Mario Draghi. Il testo ha suscitato una serie di osservazioni critiche che rendono necessari alcuni approfondimenti. Nel bene o nel male, credo che si possa tutti concordare sul fatto che l’Europa stia attraversando un periodo particolarmente delicato riguardo al suo futuro. Un  futuro che, certamente, avrà un impatto notevolissimo sulle nostre vite di cittadini europei e non solo. Parlarne, dunque, non è sicuramente tempo sprecato.

Come sostiene Cuore Verde nel suo articolo “L’illusione dello spazio vuoto: perché il futuro del Nord non è un ritorno al passato”, a fronte di una certa confusione dettata più dalla propaganda che da un serio lavoro culturale, il mio argomento principale è il seguente: il nazionalismo è il peggiore nemico del federalismo in generale e di quello europeo in particolare. Cosa, questa, del tutto evidente nel caso del sovranismo populista ……… Se però, come auspica Cuore Verde, si desidera approfondire il discorso sino a comprendere le attuali, più profonde difficoltà dell’Europa Federale non ci si può fermare qui.Continua

di Dario Nicoli

Dopo pochi anni dal suo avvento, anche la stagione del populismo sta volgendo al termine mentre si sta aprendo un nuovo scenario centrato sull’iniziativa unitaria e globale delle nazioni democratiche.

L’appannamento della figura di Donald Trump, vero campione dei populisti, è iniziato con la sconfitta alle elezioni del 2020, si è decisamente aggravato con l’ambigua posizione nella tragica vicenda dell’assalto al Campidoglio, ma anche con la sconfitta del suo tentativo di non rendere pubbliche le carte della sua sconcertante posizione fiscale; vi è stata infine la non vittoria alle elezioni di midterm del 2022. Tutti eventi che hanno rappresentato altrettante occasioni perdute per far rilucere la propria stella, e si sa che la forza che alimenta il sentimento populista viene meno con la perdita del “tocco fatale” del proprio leader. Così si spiega l’imbarazzante distanza – ben 23 punti – che i sondaggi gli attribuiscono rispetto alla stella nascente repubblicana del governatore della Florida, Ron De Santis, un politico molto più attento a mostrarsi affidabile, desideroso di riconquistare il ceto moderato con istruzione medio alta, spaventato dall’incompetenza e dall’irresponsabilità trumpiana.

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di Dario Nicoli

Queste elezioni hanno inaugurato una nuova fase della politica nazionale che va oltre gli schemi dualistici dei tempi dell’ideologia (decolorata a destra, ma che non esiste più nemmeno a sinistra). Per tentare di comprenderla, proviamo a porci tre domande e cerchiamo di trovare risposte ragionevoli.Continua

di Dario Nicoli

Mentre i tempi della Brexit e del patto di Visegrad sembrano lontanissimi a causa dell’accelerazione della storia provocata dalla risposta europea alla pandemia ed all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il terreno dello scontro politico e culturale dell’Unione europea si è spostato sulle elezioni presidenziali in Francia. La scelta tra Macron e Le Pen sembrerebbe riproporre lo stesso copione del passato, ma la realtà è ben diversa: la posta in gioco non consiste più nella critica sovranista alla “sovrastruttura” europea a favore degli stati nazionali, ma in una difesa attiva dei valori della democrazia e della libertà contro le autarchie nazionaliste e la loro visione del mondo.Continua