Recita così la saggezza popolare. Certo, nei proverbi si può trovare tutto e il suo contrario, ma ciò non significa che la saggezza venga meno. E’ il mondo che è fatto così. C’è il bianco e il nero, la luce e l’oscurità, il pieno e il vuoto ecc. ecc.

Il dato immediato delle elezioni politiche tedesche e delle elezioni amministrative italiane è chiaro: ha vinto la sinistra moderata o, come anche si dice, il centro-sinistra. Il sovranismo, invece, dopo la sconfitta di Trump e qualche altra delusione, subisce, anche in questa occasione, una sonora battuta d’arresto. Occorre però fare attenzione, secoli di filosofia e di ricerca scientifica ci hanno insegnato che, spesso, le apparenze ingannano. Per avvicinarsi al vero serve, dunque, andare oltre il dato di superficie almeno quel tanto che basta ad evitare spiacevoli soprese, cioè la classica battaglia vinta proprio nel momento in cui si sta perdendo la guerra.

La sinistra moderata ha vinto le elezioni, ma la democrazia certamente non ne è uscita bene. Il dato dell’astensione dovrebbe far riflettere sia i vincitori sia i vinti. Un elettore su due è rimasto mediamente a casa e, quel che maggiormente dovrebbe preoccupare, il trend della partecipazione al voto non cessa la sua significativa discesa. Segno di una crescente separazione tra élite e popolo che rende i processi politici sempre meno controllati e carichi di potenziali soprese destrutturanti.

Il centro sinistra ha vinto, ma è del tutto evidente che a tale vittoria non corrisponde il venir meno di nessun fattore fondamentale cui attinge la forza dei populisti e/o della destra – destra. Le cause del fenomeno restano intatte:  nel complesso il popolo, e le periferie in cui abita, rimangono tali e quali: lontani dalle utopie “pseudo-razionaliste” che li vorrebbero infinitamente accoglienti e aperti; distanti dai mercati globali che misurano astratti incrementi di PIL e ricchezza che la stragrande maggioranza delle persone fatica a vedere intorno a sè; arcaicamente aggrappati al bisogno di un’identità collettiva considerata dagli intellettuali borghesi e dai loro epigoni, i “cittadini cosmopoliti”, un segno di infantilismo, ignoranza, ristrettezza mentale ecc. ecc.. Certo, le ricette sovraniste in risposta a queste esigenze sembrano ancora inadeguate, per non dire meramente propagandistiche. Un fatto, questo, che può spiegare, almeno in parte, le battaglie perse delle “destre antisistema”: molti tra le cosiddette “masse infantili” hanno compreso che per amministrare una città non basta agitare temi come complottismo e oscurantismo ma serve visione, alleanze e vera capacità di governo. Anche sui temi della scuola e dell’educazione dei giovani, molti segnali indicano che un’importante componente di cittadini è consapevole dei disastri prodotti dal nazionalismo globale e da quello del nostro continente. Negare i diritti democratici, non rispettare l’autonomia della magistratura, mettere il bavaglio all’informazione non di regime, alzare muri, sono operazioni scellerate che possono portare a sventure gravide di conseguenze anche peggiori a fronte delle questioni globali emergenti quali l’imperialismo cinese, il fondamentalismo islamico e i cambiamenti climatici. A proposito di questi ultimi, il fatto che la destra – destra continui a lasciare fuori dalla propria agenda i temi dell’ambiente riproponendo ciecamente il modello economicistico degli ultimi due secoli basato su uno sviluppo perseguito a spese della natura e quindi della vivibilità del nostro pianeta, induce un discreto numero di persone – per quanto relativamente basso possa essere il ceto sociale di appartenenza – al dubbio circa la capacità di questi partiti di proporre una visione politica capace di rispondere veramente alle sfide del nostro tempo. Conclusione: La sinistra moderata ha certamente vinto nelle recenti elezioni amministrative. È quindi comprensibile che festeggi! Ma attenzione, se le ricette restano sempre quelle della seconda metà dello scorso secolo, ricette che hanno alimentato il populismo – ovvero un miscuglio di statalismo, centralismo, intellettualismo, cosmopolitismo, economicismo e assistenzialismo, condite dal senso di fastidio per la cultura e le esigenze di una parte cospicua del popolo – la prognosi per la stessa democrazia non può certo essere ottimistica.

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