Arturo Campanella

Affrontare cinematograficamente l’Odissea costituisce, per qualsiasi regista, un’impresa quasi temeraria. Non soltanto per l’ampiezza del racconto, la molteplicità degli episodi e la varietà degli scenari, ma soprattutto perché nel poema convivono significati che eccedono continuamente la trama: il viaggio e l’avventura, l’inganno e la fedeltà, la violazione della legge divina e la ricerca di un ordine perduto, lo smarrimento e il ritorno, il desiderio e la rinuncia, la vendetta e la difficile riconquista della propria identità.

Non si tratta di semplici motivi narrativi, ma di forme fondamentali dell’esperienza umana.

Ulisse non è soltanto l’eroe che cerca di tornare a casa. È un reduce che, terminata la guerra di Troia, deve attraversare una seconda guerra, forse ancora più difficile: quella contro ciò che la guerra ha prodotto dentro di lui. È sopravvissuto grazie all’astuzia, alla dissimulazione, alla capacità di assumere nomi e identità differenti, ma proprio queste qualità, che gli hanno consentito di salvarsi, rischiano ora di impedirgli di riconoscersi.Continua

Dario Eugenio Nicoli

L’Odissea fa parte delle opere classiche, quelle che non propongono solo una storia, ma hanno un potere rivelativo che costringe ogni epoca e a esplicitare quale idea abbia dell’uomo, del bene, della libertà e della verità.

Il confronto tra l’Odissea di Christopher Nolan (2026) e quella The Return di Uberto Pasolini (2024) è estremamente significativo. Ogni film è sempre un adattamento, a condizione che conservi il nucleo dell’opera, con buona pace dei filologi sempre in lite sull’autenticità storica dei due capolavori di Omero; ciò che emerge in queste due versioni è però il contrasto tra due antropologie, segno del tormento che ci attraversa nel tempo che stiamo vivendo.

Continua

di Bruno Perazzolo

Bella Baxter è una ex suicida rediviva. A resuscitarla non è però il miracolo, ma l’opera di uno scienziato chirurgo, esso stesso fatto oggetto delle spietate “mire di grandezza cognitiva” del padre di lui. Il sistema che riporta Bella nel mondo dei vivi è, all’apparenza, semplice: impiantare il cervello della bimba che porta in grembo nel cervello di lei. Che questo “scambio di cervello morto con cervello vivo” rappresenti solo un espediente narrativo, lo si capisce presto dal resto della pellicola che, ad ogni successiva scena, allontana lo spettatore dall’idea che si tratti della riproposizione fantascientifica di Frankenstein o della finta Maria del film Metropolis. ……..
Il film, commedia – drammatica non ancora disponibile in streaming, è stato pluripremiato da giurie e botteghino ….
Continua