Dario Eugenio Nicoli

La recente morte dell’economista statunitense Edmund Phelps, insignito del premio Nobel del 2026, ci offre la possibilità di raccogliere l’eredità del suo straordinario percorso intellettuale, specie se la confrontiamo con l’epoca di ripensamento che stiamo attraversando.

Pur avendo sempre avuto presente la questione della giustizia, sintetizzata nella domanda “a cosa dobbiamo rinunciare oggi perché le generazioni future possano vivere nella prosperità?”, nella sua prima tappa Phelps assume il modello economico dominato da formule matematiche con cui si pretendeva di prevedere e controllare il futuro. Egli scopre però l’importanza del fattore antropologico, evidenziato nelle aspettative dei soggetti, non solo gli imprenditori ma anche i lavoratori.

Un fattore che approfondisce nella seconda tappa dove mette in discussione la teoria dell’homo oeconomicus come un agente razionale orientato alla massimizzazione dell’utilità. Secondo Phelps, invece, l’essere umano reale non cerca soltanto reddito, consumo o sicurezza; desidera mettersi alla prova, creare, immaginare, affrontare sfide, esprimere la propria personalità nel mondo. È l’homo innovaticus, un attore mosso da un impulso non egoistico di realizzazione di sé. Non fa coincidere la prosperità sociale con la produzione di sempre maggiori beni, ma con la possibilità offerta a un gran numero di persone di partecipare a processi creativi e innovativi. In particolare, nel libro Mass Flourishing e in Dynamism, Phelps tenta di ricongiungere ciò che l’economia moderna aveva progressivamente separato: la prosperità economica e la vita buona concepita come esistenza significativa.
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di Bruno Perazzolo

Tentativo di un ulteriore approfondimento a partire dalle osservazioni critiche di Clelia Dal Lago e di Sara Parola all’articolo “il capitalismo quasi non esiste!

Mi pare che le osservazioni critiche di Sara e Clelia dipendano dal fatto che, nel mio articolo “il capitalismo quasi non esiste!”, dal tentativo di distinguere i concetti di scambio e di dono e di valore di mercato e valori sociali, sia derivata l’idea che, nella realtà, queste dimensioni si escludano vicendevolmente, ovvero che, in concreto, non possano convivere. Da qui l’approfondimento che propongo.

Il primo luogo la questione dello scambio. Sono d’accordo sul fatto che lo scambio, salvo, forse, nelle forme più primitive e isolate di società, è sempre esistito e, probabilmente, continuerà ad esistere. Non è però l’unico modo – e, in molti casi, per esempio nelle società tradizionali, non è neppure il modo più importante – nel quale si crea valore. Soprattutto ne esiste un altro, IL DONO, che è tipico di quella forma particolare di relazione umana che chiamiamo Comunità ………………

Altro argomento: quello dei “lavori senza senso”, che concorrono a gonfiare il PIL senza creare alcuna, vera, ricchezza.

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di Dario Nicoli

E’ stato da poco reso pubblico un manifesto sottoscritto da oltre 150 ricercatori delle facoltà economiche, che propongono in cinque punti un nuovo modo di pensare il rapporto tra la loro scienza e la realtà, basato su un importante principio etico: perseguire una creazione di valore che rispetti le leggi di natura, in primo luogo l’imperativo categorico della salvaguardia della specie, quello proposto di Hans Jonas, il filosofo tedesco considerato uno dei fondatori del pensiero ecologico.

Il manifesto riconosce la perdita del valore delle teorie economiche che pure hanno portato alle conquiste del passato, in quanto rischiano di diventare ostacoli alla comprensione dei problemi e delle opportunità del presenteContinua

di Bruno Perazzolo

Francesco Bacone (1561 – 1626) pensava che scienza e tecnica avrebbero dato all’uomo quel dominio sulla natura che una certa interpretazione della Genesi 1,26-28 aveva promesso senza che la corrispondente versione della religione ebraico – cristiana ci fosse mai riuscita per davvero. Malgrado le molteplici evidenze contrarie, questa filosofia resta a tutt’oggi ampiamente dominante. Soprattutto in occidente, l’élite borghese ha fatto delle promesse messianiche della tecnologia il proprio credo fondato sulla desacralizzazione del mondo e, pertanto, sulla sua riduzione a semplice risorsa. Un’ideologia, questa della classe dominante, difficilmente scalzabile poiché si alimenta dell’accumulazione di ricchezza e di potere che consente di fronteggiare i crescenti problemi che questa visione genera attraverso un’innovazione sempre più veloce, “profondamente sconvolgente” e apparentemente, almeno nell’immediato, risolutiva.
Discorso diverso vale per le classi subalterne …..

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di Luca Cadili

Quando fu eletto imperatore, Marco Ulpio Traiano (98-117 d.C.) fulminava sulle rive del Reno. Tornato a Roma, lasciò subito la città per sottomettere la Dacia, l’odierna Romania. Morì di ritorno dalla Mesopotamia dopo aver conquistato Ctesifonte, la patria degli indomabili cavalieri dell’Antichità, i Parti. …..
Mentre lasciava Roma per una delle sue campagne militari, un’anziana donna si avvicinò al suo cavallo e lo supplicò di farle giustizia. Traiano non fu sordo alla sua preghiera e la esaudì rimandando la sua partenza. Fu così che l’imperatore meritò il Paradiso e volò nel Cielo dei giusti, il Cielo di Giove, guadagnando anche il plauso di Dante Alighieri che ricorda questi fatti nel XX canto del suo Paradiso. Continua

di Bruno Perazzolo e Emanuela Gervasini

Si tratta, con ogni probabilità, del docufilm più completo sulla crisi finanziaria del 2007 – ’08. Mentre la parte documentario è evidentissima, quella più prossima alla rappresentazione cinematografica classica la si può desumere soprattutto dalla splendida fotografia e dal montaggio delle interviste realizzati con grande maestria ed efficacia….
Regia di Charles Ferguson, con Matt Damon. Genere Documentario, USA 2010, durata 120 minuti. Vincitore del Premio Oscar del 2011 per il miglior documentario, inspiegabilmente non ha goduto, a quanto ci risulta, di una adeguata diffusione nelle sale cinematografiche italiane. La pellicola è comunque, per fortuna, accessibile su Netflix.Continua