di Bruno Perazzolo

Film epocale, quindi, intramontabile! Dimostra, posto che ce ne fosse ancora bisogno, che l’arte dispone di una capacità di sintesi del reale superiore al pensiero razionale. Gli anni ’60 hanno rappresentato, nel bene o nel male, una svolta profonda in tutto l’occidente democratico. Per questa ragione meriterebbero un approfondimento ulteriore che, ad oltre mezzo secolo di distanza, potrebbe anche risultare meno fazioso e più gravido di insegnamenti di assoluta attualità. Nel nostro paese, gli anni ’60, hanno poi assunto una declinazione specifica: più che altrove, studenti e operai hanno cercato l’unità nel segno dell’opposizione allo “sfruttamento capitalistico”. Il grande merito “storico e filosofico” del film è stato ed è quello di aver reso manifesta la “spaccatura insanabile” che si nascondeva sotto la superficie di un’apparente unità che le manifestazioni di piazza e i salotti della sinistra di allora si sforzavano di nascondere o di colmare. Regia di Elio Petri, palma d’oro o Cannes, con Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti e Salvo Randone, tutti in stato di grazia; musiche di Ennio Morricone; genere Drammatico, Italia, 1972, durata 125 minuti, il film si può noleggiare su Chili e probabilmente anche su altre piattaforme. Nella pellicola Lulù Massa (Gian Maria Volonté) realizza performance olimpiche nel lavoro a cottimo finchè, la perdita di un dito e l’avversità dei compagni, non lo conducono alla conversione e “dalla parte degli studenti” che, fuori dai cancelli della fabbrica, incitano alla rivoluzione comunista e alla “liberazione dal lavoro”. Passando da un estremo all’altro, dal cottimo agli studenti, Lulù resta lontano dal sindacato, impersonato da Gino Pernice, il quale è ossessionato da una domanda “ma chi li paga quelli lì che urlano nei megafoni fuori dalla fabbrica?” Se, infatti, il sindacato chiede partecipazione e sicurezza e la parrucchiera, compagna di Lulù (Mariangela Melato), desidera solo qualche vestito e alcuni elettrodomestici per una vita migliore conquistata a prezzo di un duro lavoro, gli studenti fuori dalla fabbrica ambiscono all’utopia emancipatrice dell’umanità frutto dell’eversione pura e semplice. Quando, alla fine, Lulù otterrà “l’emancipazione tanto agognata dagli studenti” a seguito di una lettera di licenziamento, il vuoto gli si parerà di fronte e, in fondo a questo abisso, aiutato dal sindacato e rientrare in fabbrica, ritroverà i compagni, in carne ed ossa alla catena di montaggio, e, nel sogno della nebbia oltre una parete abbattuta, forse anche in PARADISO.

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