Bruno Perazzolo

Nel precedente articolo “Il Manchesterism di Andy Burnham: una risposta democratica alla minaccia populista” ho mostrato come la travolgente ascesa di Andy Burnham non sia stata un improvviso “naso di Cleopatra”, ma il risultato di un percorso ventennale sulla via pragmatica della devolution. Il suo profilo si è imposto sia sui populisti di Reform UK sia nel Labour, non per aver inventato il decentramento e l’autonomia, ma per avergli conferito la dignità di una strategia politica guidata da un profondo rinnovamento morale. È da qui che prende vita il cosiddetto Manchesterism. Ma che cos’è, essenzialmente, il Manchesterism? Prima di entrare in argomento, premetto che il mio interesse è qui focalizzato esclusivamente sul modello. Lascio quindi da parte l’indagine sui motivi che hanno portato il partito laburista ad accogliere idee in contraddizione con il suo passato prevalentemente centralista e tecnocratico. Al riguardo, mi basta, per ora, la spiegazione dello stesso Burnham: per la sinistra si tratta dell’ultima chance per rimanere politicamente significativi evitando di cedere ai populisti quel che resta della propria base popolare. Idem per quanto concerne la coerenza di Burnham. Per ora, mi basta pensare che, trattandosi di un modello valoriale – prescrittivo, l’eventuale adesione opportunistica non ne intaccherebbe affatto la validità. Come afferma San Paolo (Epistola ai Romani 7,19), gli uomini spesso sanno dove stia il bene, ma si ritrovano ripetutamente a fare il male. Però, dico io, finché nel cielo brilla la stella giusta, qualche speranza di rimediare rimane sempre.

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Bruno Perazzolo

Lo scorso giugno, nel Regno Unito, è accaduto qualcosa di molto importante cui, forse, non sono stati dedicati l’attenzione e l’approfondimento necessari. Il laburista Andy Burnham ha sconfitto, con il 54,8 % dei voti, la formazione politica di Nigel Farage, Reform UK, che non è andata oltre il 34,5 %, nelle elezioni suppletive di Makerfield. Il partito populista aveva puntato molto su questo seggio. Dopo il successo nelle precedenti amministrative locali di appena un mese prima, caratterizzate dalla debacle del Labour a guida Starmer, un’ulteriore vittoria del candidato di Farage, Rob Kenyon, avrebbe, se non ancora formalmente, quantomeno simbolicamente dato il colpo di grazia alla sinistra e incoronato la destra sovranista. Invece non è andata così. Anzi! L’altra brutta notizia per Farage è venuta dai sondaggi che lo danno nettamente sfavorito rispetto al neoleader laburista nell’intero UK. Ora, l’insieme di questi fatti potrebbe già giustificare un articolo di cronaca politica ………………….. Insomma, ce n’è già abbastanza per suscitare la curiosità del lettore medio. Però, perché, come ho appena sostenuto, oltre alla menzione di cronaca, la vittoria di Burnham dovrebbe meritare anche molta più attenzione e approfondimento? Direi per tre motivi che svilupperò in due articoli.
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Dario Eugenio Nicoli

Poeta letterato, cantastorie, fustigatore dei costumi e del mal tempo che corre, compagno di pranzi e bevute e cultore del piccolo borgo natio. Ma in fondo anche sognatore di una condizione di pienezza della vita. Tante sono le personalità di Francesco Guccini, una figura composita, ma certo non armonica, se consideriamo la chiave della sua vita fornitaci da lui stesso nell’Avvelenata: cercare con costanza di “mantenersi vivo”.

L’arte di cui è stato un grande esponente si alimenta della potenza della parola, come ha scritto nel suo ultimo libro Calde le pere!: “le parole sono importanti, ci fanno imparare ad amare”. E Guccini, gran parlatore, non le ha mai sprecate, impegnandosi da artista-artigiano per far sì che i suoi testi potessero dire qualcosa di vero.Continua

Bruno Perazzolo

Quella dei Gruppi di Cammino è una gran bella realtà che si va diffondendo un po’ ovunque e in  maniera esponenziale. Nata intorno al 2007 – 2009, come in genere accade in questi casi, su iniziativa di singoli cittadini, di alcuni medici legati al territorio e di qualche ASL pionieristica (oggi ATS: Agenzia di Tutela della Salute che fa capo alla Regione occupandosi di prevenzione), una volta tanto, l’idea, “partorita dal basso”, è stata “formalizzata senza venire deformata e/o burocratizzata” dai vertici istituzionali di alcune Regioni, soprattutto del nord e centro Italia. A guardarli superficialmente i Gruppi di Cammino sono un fenomeno che affascina soprattutto per la sua semplicità. Sono Gruppi prevalentemente informali (non ci sono moduli o complicate procedure online da seguire per iscriversi ecc. ecc.), gratuiti, cui si aderisce in completa libertà e godendo della più ampia autonomia locale nello stabilire orari, giorni, percorsi e quant’altro. È vero, c’è un “walking leader” che fa da stabile punto di riferimento per tutto. L’inglesismo, al solito un po’ pomposo e leggermente depistante, occulta, però, una realtà di prossimità molto più domestica e genuina.
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Dario Eugenio Nicoli

Un recente articolo di due filosofi, Paolo Benantib e Sebastiano Maffettone, dal titolo “La colonizzazione del giudizio”, si aggiunge al profluvio di testi sull’intelligenza artificiale; essi però si concentrano sul mondo degli imprenditori americani. Secondo i nostri autori, i colossi dell’automotive, che fino a pochi anni fa ne erano i leader, sono stati sostituiti da quelli del mondo digitale che non  si accontentano più di proporre gli indirizzi economici degli USA, ma vogliono assumerne la guida. Con due tendenze ……………………………………….

In ambedue i casi, i nostri due filosofi intravedono il pericolo di un controllo “dolce” delle coscienze, una sorta di “colonizzazione del mondo interiore” da parte del potere digitale. Essi giustamente sostengono che le persone debbono poter giungere a giudizi autonomi tramite il pensiero critico capace di formulare domande e trovare risposte meditate. Ma la foga polemica li porta a formulare una frase piuttosto sconcertante: per essi, «la capacità di interrogarsi, di abitare l’incertezza senza dissolverla prematuramente, costituisce il nucleo irriducibile di ogni esperienza democratica degna di questo nome».Continua

Bruno Perazzolo

Alcuni giorni fa ho pubblicato, su Pensarbene e La Nuova Padania, un articolo incentrato sull’Unione Europea e il Federalismo Pragmatico di Mario Draghi. Il testo ha suscitato una serie di osservazioni critiche che rendono necessari alcuni approfondimenti. Nel bene o nel male, credo che si possa tutti concordare sul fatto che l’Europa stia attraversando un periodo particolarmente delicato riguardo al suo futuro. Un  futuro che, certamente, avrà un impatto notevolissimo sulle nostre vite di cittadini europei e non solo. Parlarne, dunque, non è sicuramente tempo sprecato.

Come sostiene Cuore Verde nel suo articolo “L’illusione dello spazio vuoto: perché il futuro del Nord non è un ritorno al passato”, a fronte di una certa confusione dettata più dalla propaganda che da un serio lavoro culturale, il mio argomento principale è il seguente: il nazionalismo è il peggiore nemico del federalismo in generale e di quello europeo in particolare. Cosa, questa, del tutto evidente nel caso del sovranismo populista ……… Se però, come auspica Cuore Verde, si desidera approfondire il discorso sino a comprendere le attuali, più profonde difficoltà dell’Europa Federale non ci si può fermare qui.Continua

Quel che Mario Draghi ancora non dice o, forse, appena sussurra o, magari, non può dire del tutto.

Bruno Perazzolo

Allo scopo di togliere ogni ambiguità a quanto di seguito dirò, premetto che considero ciò che Draghi, da diversi anni, sebbene poco ascoltato, va dicendo sull’Europa tra le affermazioni più lucide e lungimiranti che io abbia mai sentito provenire da una fonte tanto autorevole e di prestigio internazionale. In altre parole, condivido completamente i suoi appelli per un’Europa all’altezza delle sfide globali (difesa, energia, tecnologia, mercato unico, custodia del pianeta, politica estera incisiva) che non possono essere affrontate, in solitudine, dai singoli Stati Nazione che ne fanno parte. Un’Europa capace, perciò, di competere e pesare nei rapporti con le altre superpotenze mondiali, nell’ottica di difendere i nostri valori e la nostra identità Occidentale oggi più che mai a rischio a fronte del venir meno di storiche alleanze che sembravano, sino a qualche anno fa, incrollabili ……..

Detto questo arrivo, garbatamente, alla mia modesta osservazione critica per passare poi alle cose che, secondo me, Draghi sostiene troppo sottovoce o non dice del tutto probabilmente perché – formatosi in un mondo, quello della finanza, di norma troppo abituato a “ragionare in grande” – paga il prezzo della scarsa attenzione alle “piccole identità”. Piccole identità che, però, rappresentano, per la cosiddetta “gente comune”, la maggior parte delle cose che, nella vita, contano per davvero.

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Sticky

A cura dell’Associazione Culturale PensarBene

Siamo entrati in un tempo di caos con guerre provocate da nuovi imperialismi che traggono vigore dall’indebolimento sia dell’ordine sorto dopo la Seconda guerra mondiale sia dello spirito democratico fondato sui valori della persona, della comunità, del dialogo e dell’autentica conoscenza.

Di fronte al declino di un ordine che sembrava eterno, molti dicono che non c’è nulla da fare, altri coltivano il culto del catastrofismo e del disamore della civiltà a cui apparteniamo, altri ancora semplicemente non se ne preoccupano, continuando nel ballo dei fatti propri. Noi siamo più propensi a quanto scritto dallo storico inglese Arnold Toynbee: la civiltà occidentale, a differenza delle altre oramai scomparse, possiede la capacità di rigenerarsi, così come è già avvenuto diverse volte.

Quanto sta accadendo ci impone un profondo ripensamento sul nostro attuale modo di vivere che ha corrotto dall’interno lo spirito originario della nostra società. Quattro anni di ricerca e approfondimento culturale ci hanno consentito di individuare la radice di questo malessere e di proporre un risveglio che ci consenta di vivere in modo più umano, onorando ciò che di grande e buono avvertiamo in noi stessi e della responsabilità e dedizione agli altri ed alla comunità.
Vi proponiamo tre “passi terapeutici” …..

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Dario Nicoli

Una persona di buon senso, che vuole interessarsi dei fatti che accadono nel mondo, capisce che siamo entrati in una fase nuova della storia, ma fa enorme fatica a farsi delle idee chiare sulla grande confusione che ci circonda.

Ciò dipende dai tragici conflitti accaduti negli ultimi anni che hanno interrotto, perlomeno riguardo all’Occidente, il lungo periodo di relativa quiete bellica che ci separa dalla fine della Seconda Guerra mondiale, ma deriva anche dalla grande babele di significati attribuiti proprio alla parola “pace”, un termine che nel corso di questo lasso di tempo aveva assunto l’accezione di “condizione pacifica”  esito dell’idea che la civiltà sia giunta al suo definitivo ed irreversibile compimento, quasi che la parola “guerra” fosse divenuta una sorta di residuato storico. Una visione comoda, che ha indebolito la necessaria cura per i fattori che reggono e favoriscono una vera pace.Continua

Dario Nicoli

È di grande sostegno, e consolazione, l’avere un Presidente come Mattarella che sa dire parole di verità sulla guerra della Russia in Ucraina e sul compito dell’Europa, un evento che appare sempre più decisivo per il nostro futuro prossimo.

Nel discorso di fine anno agli ambasciatori accreditati in Italia, il Presidente ha ricordato che questo sarà «il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino. Si moltiplicano gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture civili ed energetiche. Le vittime civili sono sempre più numerose».

La responsabilità di tante morti, di tanto dolore e distruzione è a carico di «un protagonista della comunità internazionale, la Federazione Russa» che ha sciaguratamente scelto di stravolgere il percorso che dalla fine della Seconda guerra mondiale ha garantito un lungo periodo di pace «ripristinando con la forza l’antistorica ricerca di zone di influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi». Un giudizio netto, con un linguaggio che volutamente rifugge dalle formule sfumate ed allusive della diplomazia dei tempi ordinari, che conferma la gravità del momento che stiamo attraversando.Continua