di Bruno Perazzolo e Emanuela Gervasini

Nello sguardo amaro e pensoso della famiglia Solé di fronte al “progresso che avanza sui campi agricoli”, si può ritrovare tutto ……….. e ci capita di notare sempre più spesso come una singola opera d’arte possa contenere intere biblioteche di saggi e manuali raziocinanti.

Di primo acchito, nel film, abbiamo intravvisto una citazione di “Mon Oncle”, di Jacques Tati, del 1958, solo che lì, con grande ironia, al posto dello sguardo perso delle persone di fronte all’installazione di pannelli fotovoltaici là dove prima c’erano solo piante di pesche (viene in mente anche “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano), un martello pneumatico annunciava la distruzione della vecchia Parigi popolare e la nascita della nuova metropoli borghese.

Regia di Carla Simón, con Jordi Pujol Dolcet, Anna Otin, Xènia Roset, Albert Bosch, Ainet Jounou, genere drammatico, Spagna – Italia, 2022, durata 120 minuti, la pellicola racconta, con grande perizia cinematografica, il dramma di una famiglia catalana costretta a lasciare la terra e il proprio libero e onesto lavoro di piccoli coltivatori a causa dell’imporsi di un’élite locale irriconoscente, della grande distribuzione e della globalizzazione. A causa dell’imporsi, insomma, delle leggi dell’economia di scala e delle relazioni che governano il mercato mondiale, che dominano nei centri finanziari della grande metropoli, contro le quali a nulla sembrano servire le rivolte della provincia e neppure i taciti, reiterati appelli all’intervento regolativo dello Stato che il popolo lancia, da qualche tempo, dalle urne elettorali.

 Da qui il secondo motivo di riflessione. Sino a qualche decennio fa i più pensavano che il mercato, in se e per sè, fosse sinonimo di libertà e democrazia. Ora, che anche il comunismo ha scoperto il mercato, le cose sembrano più complicate e si comprende agevolmente come le forme monopoliste o oligopolistico-oligarchiche possano benissimo convivere persino con lo stato totalitario oltre che concorrere al declino della stessa democrazia. Come dice bene Harari, nel suo interessantissimo “Sapiens. Da animali a Dei”, il mercato senza Sacerdoti e Re finisce inevitabilmente per diventare lo strumento di profittatori e furfanti. E’ quel che ci raccontano i protagonisti del film, per l’occasione mirabilmente trasformati dalla regia da agricoltori in attori con “forti pennellate impressioniste di cinepresa”, La loro storia mostra bene come l’avanzare del “libero mercato senza regole” possa erodere progressivamente libertà, umanità e fiducia nella democrazia.

Il film, Orso d’Oro al festival di Berlino 2022, attualmente mi risulta si possa vedere solo nelle sale cinematografiche.

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