Logoramento e sottomissione
Dario Eugenio Nicoli
Dopo l’accusa dei tedeschi alla Russia per i sabotaggi all’aeroporto di Lipsia, compiuti per la prima volta con mezzi militari, siamo entrati in una fase più grave di quelle che alcuni continuano a chiamare “provocazioni”, ma che possono essere meglio comprese se poniamo lo sguardo sul nesso tra l’ampiezza delle aggressioni di Mosca ed i risultati che intende conseguire.
L’espressione “guerra ibrida” è un ossimoro che contiene una chiave di lettura illuminante: la parola “guerra” ci dice che gli Stati dell’Unione europea sono presi di mira come nemici, e di questo dobbiamo ancora renderci pienamente consapevoli, mentre il termine “ibrida” rivela la volontà di Putin di muoversi su diversi piani: le intromissioni nelle vicende critiche (come Ceuta) oltre che nelle campagne elettorali, il sostegno – che non pare limitarsi alle parole – a gruppi politici neonazisti e antieuropei, le incursioni con droni, i sabotaggi su linee ferroviarie, sistemi energetici e imprese di armamenti.
Circa i risultati che Putin persegue, la grande quantità di mezzi utilizzati e la continua escalation rendono sempre meno credibile l’idea che tutta questa mobilitazione sia finalizzata unicamente a convincere l’Unione europea ad abbandonare il sostegno verso l’Ucraina. Anche questo, ovviamente, è nelle sue intenzioni, ma come passo intermedio per un obiettivo più strategico collocato nel medio termine.Continua
