Quel che Mario Draghi ancora non dice o, forse, appena sussurra o, magari, non può dire del tutto.

Bruno Perazzolo

Allo scopo di togliere ogni ambiguità a quanto di seguito dirò, premetto che considero ciò che Draghi, da diversi anni, sebbene poco ascoltato, va dicendo sull’Europa tra le affermazioni più lucide e lungimiranti che io abbia mai sentito provenire da una fonte tanto autorevole e di prestigio internazionale. In altre parole, condivido completamente i suoi appelli per un’Europa all’altezza delle sfide globali (difesa, energia, tecnologia, mercato unico, custodia del pianeta, politica estera incisiva) che non possono essere affrontate, in solitudine, dai singoli Stati Nazione che ne fanno parte. Un’Europa capace, perciò, di competere e pesare nei rapporti con le altre superpotenze mondiali, nell’ottica di difendere i nostri valori e la nostra identità Occidentale oggi più che mai a rischio a fronte del venir meno di storiche alleanze che sembravano, sino a qualche anno fa, incrollabili ……..

Detto questo arrivo, garbatamente, alla mia modesta osservazione critica per passare poi alle cose che, secondo me, Draghi sostiene troppo sottovoce o non dice del tutto probabilmente perché – formatosi in un mondo, quello della finanza, di norma troppo abituato a “ragionare in grande” – paga il prezzo della scarsa attenzione alle “piccole identità”. Piccole identità che, però, rappresentano, per la cosiddetta “gente comune”, la maggior parte delle cose che, nella vita, contano per davvero.

Continua

Bruno Perazzolo

Nel 1930 José Ortega y Gasset scriveva “La ribellione delle masse”. Un saggio che diventerà subito un classico, un capolavoro da molti considerato non meno rilevante del “Contratto sociale” di J.J. Rousseau (1762) o del “Capitale” di K. Marx (1867). Tra le tante riflessioni cruciali contenute nel testo, spicca il concetto di “uomo massa”…… lo scienziato, il tecnico, il professionista, l’uomo che padroneggia il suo angolo di sapere in maniera direttamente proporzionale alla sua ignoranza di tutto il resto. …….
Denise de Rougemont (1906 – 1985), in virtù del suo approccio interdisciplinare, non appartiene certo alla categoria dell’uomo massa. La sua opera più conosciuta, di ampio, duraturo e meritato successo, “L’amore in occidente” (1939), per chi avesse modo di avvicinarla, dimostra una cultura letteraria classica raffinatissima che viene completamente ribadita in “Federalismo culturale” (1963) … una conferenza … che de Rougemont tiene all’Università di Neuchâtel nel 1963 in occasione del 25° anniversario dell’Istituto Neuchâtelois. Al centro del suo discorso sta l’Europa e, la cosa interessante è che, malgrado sia trascorso più di mezzo secolo e nel frattempo siano intervenuti un sacco di cambiamenti non di poco conto, gli argomenti svolti da de Rougemont risultano, al tempo stesso, profetici e di perfetta attualità. Due in particolare.

Continua