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Don Paolo Gessaga

Perché scrivere in una civiltà oramai assorbita dal digitale? Che significa? Che in pochi secondi, utilizzando internet piuttosto che l’intelligenza artificiale, si hanno risposte di qualsiasi genere che un tempo avrebbero richiesto per lo meno una ricerca da condurre su enciclopedie piuttosto che nelle biblioteche. Il gusto del libro stampato, del cartaceo per intenderci, non è del tutto perduto, capita ancora di osservare persone che in treno leggono libri. Perché dico questo? Semplicemente per motivare la mia scelta che dura da oltre vent’anni di scrivere, di mettere su inchiostro (si fa per dire) quanto penso, studio, ascolto e osservo della realtà. La mia passione? I testi che riguardano principalmente tre argomenti: la storia locale spesso analizzata a partire da biografie, i pellegrinaggi per lo più lenti, ossia a piedi, e la famiglia per la quale ho condotto diversi studi. Scrivere mi appassiona, è vero, ma molto di più sentire le risposte dei lettori che avendo letto qualcosa mi danno delle dritte in positivo ed in negativo. Del resto, ogni libro è principalmente una provocazione a pensare, a capire, ad entrare in un argomento. Non c’è un testo che non interpelli un interlocutore, anzi alcuni libri costituiscono una occasione per approfondire e aprire spazi di riflessione e di ragionamenti che altrimenti non sarebbero facilmente ritrovabili. Che dire su ciò che ho scritto? Sì, avevo un debito di riconoscenza verso il mio paese di Biandronno perché avevo conservato i ricordi di nonni, genitori, parenti, i loro racconti volevo metterli per iscritto in modo che non venissero cancellati dalla nostra storia locale. Ci sono riuscito? Non lo so, una cosa è certa qualcuno leggendo (e speriamo siano molti) magari associa quanto riportato con i propri ricordi, le proprie esperienze e così si recupera almeno un po’ della storia locale intrecciata di persone che hanno vissuto con passione e dedizione costruendo nel tempo il nostro Paese. Non pretendo di scrivere in modo esaustivo su nessun argomento, non sono uno scrittore di professione, ma un semplice appassionato alla comunicazione. Oggi credo ancora una volta in più che è necessario favorire nelle persone la capacità di pensare, di saper ragionare con la propria mente aperta a conoscere, capire e confrontarsi con la realtà. Sì, ad esempio sulla famiglia ho studiato ed elaborato diversi testi per aprire lo sguardo sulla vita di coppia, l’educazione dei figli, il valore del matrimonio, la spiritualità familiare e purtroppo anche la fragilità delle unioni. Tematiche che meritano, credo da ciascuno, una particolare attenzione tenendo in considerazione il fatto che non basta osservare ciò che accade, bensì approfondire cause, effetti e magari pensare dei rimedi. Il mio è solo un contributo frutto del mio servizio pastorale nell’ascolto e nella conoscenza di molte  storie legate alle persone che ho avuto modo di incontrare nei quasi quarant’anni di sacerdozio e con parecchi incarichi parrocchiali. Sono stato stimolato a scrivere dalle stesse persone che ho incontrato, più di una mi fa fatto capire l’importanza di saper sintetizzare la sua vicenda e poterla far conoscere ad altri perché possa essere utile. Sì, scrivere proviene da ascoltare e confrontarmi con gli altri. Del resto, che cosa saremmo senza un’apertura attenta e continua con il mondo che ci circonda a partire proprio dalle persone che si ha modo di incontrare entrando in relazione. Che cosa potrei consigliare? Solo una scelta: saper leggere un libro con la voglia di capirne i contenuti e di conoscere di più se stessi anche alla luce di quanto si va leggendo. Io sto ancora imparando a scrivere da quanto leggo e da quanto altri mi comunicano perché credo che il cammino della vita è soprattutto volontà di mettersi in relazione con la società, le mentalità che sono davvero in rapido cambiamento e non possiamo fare a meno di aprirci con coraggio verso il nuovo sempre in definizione.

1 commento

  1. Author

    Credo ci sia, in questo articolo di Don Paolo, se non proprio tutto, quasi tutto ciò che abbiamo tentato di dire con il “manifesto per un modo di vita più umano” della seconda fase di PensarBene. In primo luogo, il desiderio di confrontarsi con il reale andando oltre ciò che appare in un mondo sempre più dominato dalla velocità e, necessariamente, dalla superficialità di ideologie tribali che trovano nei social-media il loro terreno privilegiato e, ahimè, anche più affollato. Don Paolo, però, non si ferma qui indicando una questione di metodo fondamentale: la “scrittura personalizzata” come forma indispensabile allo sviluppo di un pensiero critico profondo e di un confronto con gli altri realmente aperto all’ascolto. Per come l’ho inteso io, c’è poi nel testo un altro punto cruciale: il bisogno di scrivere storie che, oltre a riflettere esperienze personali, siano anche storie, testimonianze di comunità vive, storie di prossimità radicate dalle quali trarre un senso che va oltre l’individuo e le sue “paturnie interiori”

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