Don Paolo Gessaga

Perché scrivere in una civiltà oramai assorbita dal digitale? Che significa? Che in pochi secondi, utilizzando internet piuttosto che l’intelligenza artificiale, si hanno risposte di qualsiasi genere che un tempo avrebbero richiesto per lo meno una ricerca da condurre su enciclopedie piuttosto che nelle biblioteche. Il gusto del libro stampato, del cartaceo per intenderci, non è del tutto perduto, capita ancora di osservare persone che in treno leggono libri. Perché dico questo? Semplicemente per motivare la mia scelta che dura da oltre vent’anni di scrivere, di mettere su inchiostro (si fa per dire) quanto penso, studio, ascolto e osservo della realtà. La mia passione? I testi che riguardano principalmente tre argomenti: la storia locale spesso analizzata a partire da biografie, i pellegrinaggi per lo più lenti, ossia a piedi, e la famiglia per la quale ho condotto diversi studi. Scrivere mi appassiona, è vero, ma molto di più sentire le risposte dei lettori che avendo letto qualcosa mi danno delle dritte in positivo ed in negativo. Del resto, ogni libro è principalmente una provocazione a pensare, a capire, ad entrare in un argomento

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