Partendo da un articolo de “Il Giornale”, Sara Parola ci invia un suo contributo che trae spunto dalle recenti manifestazioni di piazza.

Sara Parola è laureata in Scienze della Comunicazione (2024) e, attualmente, frequenta la magistrale in Scienze Filosofiche dove ha studiato le opere di H. Arendt e M. Foucault. Di quest’ultimo ha approfondito, soprattutto, il discorso sulla legittimazione del potere. In anni recenti si è occupata di cambiamento climatico e di altri problemi ambientali utilizzando tecniche che vanno dalla scrittura di post all’impiego di forme artistiche.

Sara Parola

Leggendo l’articolo de Il Giornale Dagli attivisti di “Italia in Piazza” al Fronte rivoluzionario italiano: la rete dietro la protesta che ha messo a ferro e fuoco Milano , che indaga la rete di collaborazioni dietro al movimento Italia in Piazza che ha indetto le proteste del 17 ottobre, mi ha interessato molto notare le strategie comunicative che sono state usate per legittimare e presentare la protesta.

Si tratta naturalmente di strategie già ampiamente usate e il mio intento qui non è vedere se le richieste dei manifestanti fossero più o meno giuste (non mi compete), ma è proprio vedere come certe narrazioni possono cambiare il modo in cui una protesta è percepita, e come possano indurre molte persone a unirsi proprio in virtù di un obiettivo che viene fatto sentire come comune. 

Ho dunque deciso di andare alle comunicazioni ufficiali del movimento Italia in Piazza, cioè ai post sul loro profilo Instagram, e leggendole ho individuato 4 (o 5) tattiche, che vorrei riassumere e commentare in punti: 

1)   Presentare la protesta come “spontanea” cioè in qualche modo indipendente da partiti già organizzati e dai loro interessi specifici. Questo equivale a dire che “é una protesta giusta proprio perché è nata dal basso e non ci sono poteri/interessi che la dirigono” cioè come se essi invece -Movimento 17 ottobre- fossero disinteressati, qualcosa in contatto direttamente con la “vera voce” del popolo dalla sua fonte più affidabile, i social. Questo la fa sentire come una giusta causa. Praticamente si fa capire che il popolo è il vero rappresentante di sé stesso, e in questo modo, superando il problema della rappresentanza, si permette a qualunque lettore di identificarsi con le rivendicazioni. (Si veda anche il manifesto).

Inoltre, il fatto che sia detta “spontanea” permette di far decadere ogni responsabilità su quello che può succedere e impedire che atti violenti siano denotati come negativi. Come dice uno dei loro post “una piazza ordinata non è una protesta: è una sfilata”. Nessuno è in grado di controllare tutto quello che succede in uno spazio popolato da migliaia di persone (né nessuno dovrebbe volerlo), appunto il carattere di spontaneità sta proprio nel fatto che qualsiasi possibilità é aperta. E dunque qualsiasi esito è giusto, proprio perché “è giusto ciò che è spontaneo”. 

2) Il fatto di richiamarsi alle altre proteste in Europa, si veda il post che recita “Il velo è caduto. I popoli europei stanno finalmente capendo che…” oppure “unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra ormai respirarsi in tutta Europa […] anche l’Italia è pronta”. Questo è come dire “non dobbiamo restare indietro, dobbiamo seguire l’onda”.           

L’impressione che ci sia un “grande popolo” che si risveglia. Praticamente la stessa cosa che si è fatta in passato con le varie “correnti” -dall’illuminismo all’Interventismo- che prima nascevano in Europa, e poi le poche fasce politicamente attive della popolazione convincevano gli altri che si trattasse di una cosa di massa e se ne proponevano come veri rappresentanti. Si può ricordare ad esempio che l’idea di Mussolini ripresa nel “Discorso del bivacco” nel  1922 era che bisognasse ascoltare la piazza -che in realtà era una componente minoritaria della popolazione- e non il Parlamento (e questa idea è la stessa che aveva forzato il Parlamento -a maggioranza neutralista- a votare l’entrata in guerra nel 1915, seguendo la richiesta delle piazze) . 

3) Presentare nei post frasi come “stiamo arrivando” e mettere immagini di altri cortei del passato.                                        Probabilmente non erano già organizzati, ma il lettore si accoda più facilmente a una cosa se pensa che ci siano già grandi forze accanto a lui. É una “profezia che si autoavvera”: sono organizzati proprio dal momento in cui fanno credere di esserlo.

4) L’ idea che basti acquisire consapevolezza per cambiare le cose. In uno dei post si dice “Perché quando la consapevolezza diventa collettiva il silenzio si spezza” : quando tutto il popolo diventa consapevole, allora diventa forte. Questa non è altro che la stessa idea del Comunismo, secondo cui quando la grande massa del popolo sarebbe diventata consapevole della propria forza, allora sarebbe stata la forza in grado di abbattere tutto.

Ecco che allora questa teoria si ricollega alla tattica della sedicente “neutralità” (e di conseguenza spontaneità) del movimento.                                                                                                                                                                                   Avevano infatti detto di essere apartitici, ma si richiamano al Comunismo: come a dire che quella è un’ideologia super partes, neutrale. Inoltre, richiamarsi ai grandi movimenti del passato, permette ai partecipanti di sentirsi in *continuità* con qualcosa di più grande, come una sorta di razionalità universale che sta semplicemente facendo il suo corso, e in questo suo corso deve necessariamente passare anche per atti violenti. Si tratta dunque di una battaglia giusta, e tutto ciò che accade in questo inesorabile percorso, è fondato.

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