Bruno Perazzolo

Recentemente PensarBene ha pubblicato due articoli: “sommosse di piazza” e “la banalizzazione del Sacro”. Come accennato in alcuni commenti, incentrati sulla crisi della famiglia e della sua funzione educativa, malgrado l’apparente lontananza dei temi affrontati, tra i due testi penso esista  un legame profondo. Alla base di tutto stanno due domande: “Da dove, essenzialmente, viene il disagio che attraversa una parte importante del mondo giovanile? Quali sarebbero i diritti negati che ne spiegherebbero, in larga misura, la rivolta?

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Partendo da un articolo del “Il Giornale”, Sara Parola ci invia un suo contributo che trae spunto dalle recenti manifestazioni di piazza.

Sara Parola

Leggendo l’articolo de Il Giornale Dagli attivisti di “Italia in Piazza” al Fronte rivoluzionario italiano: la rete dietro la protesta che ha messo a ferro e fuoco Milano , che indaga la rete di collaborazioni dietro al movimento Italia in Piazza che ha indetto le proteste del 17 ottobre, mi ha interessato molto notare le strategie comunicative che sono state usate per legittimare e presentare la protesta.

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Dario Eugenio Nicoli

Oramai i disordini di piazza che puntualmente si ripetono nei nostri autunni, specie quelli studenteschi, seguono un canovaccio sempre uguale: sulla scia di eventi che stanno accadendo in altri paesi, viene convocata una manifestazione da sigle riconducibili in gran parte a partiti e sindacati della sinistra, con parole d’ordine simili a quelle d’oltralpe. La procedura iniziale è quella legale: una domanda in prefettura dove viene indicata la piazza dei raduni, gli orari ed il percorso. Da qui parte una mobilitazione dentro le scuole e sui social.

L’evento avviene inizialmente in modo pacifico con cortei, alcuni cartelli, slogan, qualche bandiera, discorsi con i megafoni e una grande presenza di giornalisti e gente comune che riprende ciò che sta accadendo. Ai lati del percorso si raggruppano i poliziotti antisommossa che si limitano ad osservare.  Ma sempre più spesso si notano qua e là gruppetti di ragazzi con il volto coperto …..

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Donata Gradinati

Trovarsi nel mezzo della grande piazza immersa nei suoni, rumori, colori di oggi, chiudere per un attimo gli occhi per ritrovare l’atmosfera del tempo passato e accorgersi che ora tutto è cambiato.

Il sentire quel che si era non è certo il sentire di ora.

Percepisco un vuoto, l’assenza di qualcosa, capisco e mi chiedo come il tempo possa averle portato via l’anima, la sua identità, la sua storia.

Oggi la grande piazza è piena del nulla. Uno spazio immenso illuminato ogni giorno dalla luce del sole ma in totale assenza di calore. Un dolce ricordo mi riporta il rumore dei carretti di frutta e verdura che con ordine si allineavano lungo il lato più lungo della piazza, quello di fronte all’attuale centro commerciale, allora una fila di negozi si affacciavano: il bar, il negozio di generi alimentari, l’ingresso al grande ristorante, con tanto di tavolini in ferro di colore verde, posti sotto il pergolato del profumatissimo glicine, il gioco delle bocce, il negozio che vendeva lana e filati, la macelleria, quello che vendeva moto e biciclette e ancora, a poca distanza, (attualmente c’è il teatro), il grande capannone che ospitava il mercato coperto che era anche deposito dei carretti di frutta e verdura.Continua