Donata Gradinati

Trovarsi nel mezzo della grande piazza immersa nei suoni, rumori, colori di oggi, chiudere per un attimo gli occhi per ritrovare l’atmosfera del tempo passato e accorgersi che ora tutto è cambiato.

Il sentire quel che si era non è certo il sentire di ora.

Percepisco un vuoto, l’assenza di qualcosa, capisco e mi chiedo come il tempo possa averle portato via l’anima, la sua identità, la sua storia.

Oggi la grande piazza è piena del nulla. Uno spazio immenso illuminato ogni giorno dalla luce del sole ma in totale assenza di calore. Un dolce ricordo mi riporta il rumore dei carretti di frutta e verdura che con ordine si allineavano lungo il lato più lungo della piazza, quello di fronte all’attuale centro commerciale, allora una fila di negozi si affacciavano: il bar, il negozio di generi alimentari, l’ingresso al grande ristorante, con tanto di tavolini in ferro di colore verde, posti sotto il pergolato del profumatissimo glicine, il gioco delle bocce, il negozio che vendeva lana e filati, la macelleria, quello che vendeva moto e biciclette e ancora, a poca distanza, (attualmente c’è il teatro), il grande capannone che ospitava il mercato coperto che era anche deposito dei carretti di frutta e verdura.Continua