di Bruno Perazzolo

Il film, ambientato alla fine della seconda guerra mondiale e realizzato in bianco e nero (con esplicito riferimento alla grande tradizione del neorealismo italiano) è costruito intorno ad un’idea che, oltre ad essere bella, è anche, magari per motivi diversi, molto attuale. Delia è una donna che si dedica anima e corpo alla sua famiglia, ma che, ciò malgrado, viene maltrattata dal marito e dal suocero che, a suon di schiaffoni, intendono affermare la loro assoluta autorità patriarcale in un contesto, per l’epoca, già ampiamente patriarcale. Apparentemente rassegnata alla prigione in cui un matrimonio sfortunato l’ha rinchiusa, Delia …. cova nel profondo della sua anima il desiderio di un grande riscatto.

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di Bruno Perazzolo

In Italia, e non solo, la diffusione dell’autolesionismo tra gli adolescenti è impressionante: tra il 17 e il 41 %. Il fenomeno è poi spesso accompagnato dal consumo di droghe e alcool la cui estensione è, probabilmente, anche maggiore. L’articolo di Silvia Grigolin, “i neonati piangono”, ne evidenzia alcuni fattori fondamentali ai quali, credo, sia possibile aggiungerne altri due o tre non meno rilevanti. In premessa, mi sembra importante l’affermazione che il filosofo Galimberti fa all’inizio del video “il disagio giovanile nell’età del narcisismo”: il problema non è psicologico, ma culturale, intendendo, con ciò, che all’origine del fenomeno sta la nostra cultura e solo dopo viene la psicologia.

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di Bruno Perazzolo

Nicholas Winton è un “accumulatore seriale” in senso buono (oggi il vero problema sono i “buttatori seriali”, i discepoli dell’usa e getta). In molti lo siamo, “accumulatori seriali”, perché “una cosa che possiedi non si sa mai in quali circostanze possa tornarti utile”. Eppure, arriva per tutti il momento nel quale bisogna liberarsi dalle montagne di cose che abbiamo disordinatamente ammucchiato nel tempo nel vano tentativo di non perdere nessuna, imprevista, opportunità. …….. Arriva per tutti il momento in cui scavare significa buttare via con la speranza di trovare qualcosa che valga veramente la pena di conservare.  Nicholas Winton la trova quella cosa. È una bella, vecchia cartella di cuoio da colletto bianco riposta in un cassetto e piena di ritagli di giornale, annotazioni, foto che gli riportano alla mente la sua grande impresa: salvare dalla deportazione nazista più di 650 bambini, in maggioranza ebrei.
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di Bruno Perazzolo

Hirayama è un sessantenne giapponese che si occupa della pulizia dei bagni pubblici, ….. Nella vita di Hirayama, però, c’è molto di più dell’affermazione della dignità del lavoro, di qualsiasi lavoro che sia “basilarmente” utile agli altri. C’è la gentilezza, il rispetto, la buona educazione e la capacità di cogliere “il meraviglioso” dove altri non vede assolutamente nulla. C’è, infine, qualcosa che lo avvicina fortemente a un tipo di esistenza che credo si stia facendo sempre più strada in tutto l’occidente. Qualcosa che, penso, almeno in parte spiega il grande successo di pubblico e di critica che la pellicola ha incontrato.

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A cura di Bruno Perazzolo

Intervistatore Dario Nicoli, docente di Sociologia dell’Università Cattolica di Brescia

Con questa inchiesta, l’Associazione Culturale PensarBene ha dato inizio ad un lavoro di indagine volto a verificare le seguenti ipotesi:

1) è vero che l’Associazionismo Volontario, che ha radici profonde e centenarie, soprattutto in Lombardia, trova, nella realtà contemporanea delle nostre vite, un terreno particolarmente favorevole ad incrementarne il peso e la consapevolezza della sua necessità?

2) è vero che, adattandosi alle nuove condizioni economico sociali e culturali, l’Associazionismo, in quanto realtà viva, sta, almeno in parte, “mutando pelle”? E se questo è vero, quali sono i tratti innovativi delle nuove forme di Volontariato?

Allo scopo di verificare la validità delle nostre tesi, abbiamo posto, alle 12 associazioni partecipanti, tutte con sede o con una propria significativa presenza nel Comune di Biandronno, alcune domande le cui risposte sono state sinteticamente riportate in questo report.
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di Bruno Perazzolo

L’idea di scrivere questo articoletto mi è venuta il giorno di Natale. L’avevo già visto in fotografia ed ho chiesto, dopo il tradizionale pranzo, di andarlo a vedere quello strano Presepe che, stupidamente, avevo pensato, altro non fosse che l’intero edificio della Chiesa del paese riempito di statuine, pecorelle ecc. Qualcuno mi aveva fatto notare che non poteva essere così, aumentando la mia curiosità. Forse ne esistono altri, ma, per me, è stata la prima volta che ho visto rappresentare, nel Presepe, la stessa, identica Chiesa che lo ospita. Mi è venuta in mente l’arte concettuale. Cosa avevano fatto “veramente” i tanti cittadini di Bedero, credenti e non, dedicando un sacco del loro tempo alla costruzione del loro Presepe? Cosa avevano voluto dire riproducendo, in miniatura, in un angolo della Chiesa, sino al più piccolo dettaglio, la Chiesa stessa?

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di Bruno Perazzolo

Il film, premiato al festival di Cannes, nel titolo rivela tutta la sostanza del racconto. Il marito della scrittrice, Sandra Voyter, “cade” dalla finestra del solaio che sta ristrutturando nello chalet acquistato, di recente, in montagna, vicino a Grenoble. Inizia da questo momento una ricerca della verità che, sia pure per motivi diversi, coinvolge tutti i protagonisti.

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di Bruno Perazzolo

Caterino Lamanna è un operaio cui i sindacati e gli scioperi vanno poco a genio. Viene, perciò, individuato dall’azienda come possibile “informatore” tramite il quale capire “cosa si muove nei reparti”. La lusinga, sostenuta da un fittizio avanzamento di carriera e dal “comodato d’uso” di una Panda aziendale, convince immediatamente il Lamanna che verrà poi assegnato, per svolgere la sua “nuova mansione”, alla Palazzina LAF: una specie di confino in disarmo per “operai e impiegati cattivi” o anche soltanto poco collaborativi……
Il film è tratto da una storia vera di mobbing all’ILVA di Taranto

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di Bruno Perazzolo

Ho letto il saggio breve “Altre Intelligenze” scritto chiaramente e sicuramente utile per chi desiderasse comprendere, in modo non superficiale, l’attualità dell’IA (Intelligenza Artificiale) e le relative problematiche. Daniela Mario ne espone molto bene le maggiori preoccupazioni, i limiti assoluti (l’IA non potrà mai corrispondere all’intelligenza umana perché …..) o relativi (per ora l’IA non corrisponde all’intelligenza umana, ma in futuro ….), gli interessi e gli auspici. Tutte questioni che fanno da sfondo al grande tema dell’IA che, a ragione, può essere definita la punta di diamante del mito prometeico che regge l’intera impresa scientifica e la modernità che, con essa, in larga misura, si identifica. Un mito ben riassunto nel titolo del libro di Y.N. Harari “Sapiens, Da animali e dèi”, ma anche, ad esempio, nel saggio, meno noto, ma non per questo meno interessante, di quasi mezzo secolo fa, di J.  Goodfield, “Giocare alla Divinità”, Feltrinelli 1981. Per quanto gli scienziati, di norma, tendano a non farne parola, queste opere evidenziano bene come anche le loro imprese abbiano un fondamento ideologico. Continua