Bruno Perazzolo

Se anche nell’economia politica, il santuario dell’Occidente, qualcosa di importante sta accadendo, significa proprio che anche il nostro piccolo contributo sta andando nella giusta direzione: alcune riflessioni sul rapporto tra l’opera di Edmund Phelps e l’approfondimento svolto da PensarBene sulla filosofia morale di Michael Sandel

Nel suo recente articolo “Il messaggio di Edmund Phelps: il ritorno dell’economia alle origini come parte della filosofia morale”, Dario Nicoli pone all’attenzione della nostra Associazione, in apertura della sua “seconda fase di vita”, un interessantissimo caso di “evoluzione del pensiero economico” frutto della ricerca pluriennale del premio Nobel per l’economia 2026, Edmund Phelps. Premesso che lo sviluppo in esame sembra perfettamente compatibile con il nostro percorso associativo, mi pare che la novità del contributo di Phelps sai rappresentata, come giustamente dice Dario, dalla sostituzione di “homo oeconomicus” con “homo innovaticus” mettendo, così, in evidenza un aspetto del “modo di vita più umano” che, forse, il nostro Manifesto, incentrato sull’incanto, l’abitare e la ricerca della verità (tutte dimensioni tendenzialmente statiche), ha lasciato troppo sullo sfondo.

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Dario Eugenio Nicoli

La recente morte dell’economista statunitense Edmund Phelps, insignito del premio Nobel del 2026, ci offre la possibilità di raccogliere l’eredità del suo straordinario percorso intellettuale, specie se la confrontiamo con l’epoca di ripensamento che stiamo attraversando.

Pur avendo sempre avuto presente la questione della giustizia, sintetizzata nella domanda “a cosa dobbiamo rinunciare oggi perché le generazioni future possano vivere nella prosperità?”, nella sua prima tappa Phelps assume il modello economico dominato da formule matematiche con cui si pretendeva di prevedere e controllare il futuro. Egli scopre però l’importanza del fattore antropologico, evidenziato nelle aspettative dei soggetti, non solo gli imprenditori ma anche i lavoratori.

Un fattore che approfondisce nella seconda tappa dove mette in discussione la teoria dell’homo oeconomicus come un agente razionale orientato alla massimizzazione dell’utilità. Secondo Phelps, invece, l’essere umano reale non cerca soltanto reddito, consumo o sicurezza; desidera mettersi alla prova, creare, immaginare, affrontare sfide, esprimere la propria personalità nel mondo. È l’homo innovaticus, un attore mosso da un impulso non egoistico di realizzazione di sé. Continua