La prossimità toglie l’ossigeno alla demagogia populista
Bruno Perazzolo
Nel precedente articolo “Il Manchesterism di Andy Burnham: una risposta democratica alla minaccia populista” ho mostrato come la travolgente ascesa di Andy Burnham non sia stata un improvviso “naso di Cleopatra”, ma il risultato di un percorso ventennale sulla via pragmatica della devolution. Il suo profilo si è imposto sia sui populisti di Reform UK sia nel Labour, non per aver inventato il decentramento e l’autonomia, ma per avergli conferito la dignità di una strategia politica guidata da un profondo rinnovamento morale. È da qui che prende vita il cosiddetto Manchesterism. Ma che cos’è, essenzialmente, il Manchesterism? Prima di entrare in argomento, premetto che il mio interesse è qui focalizzato esclusivamente sul modello. Lascio quindi da parte l’indagine sui motivi che hanno portato il partito laburista ad accogliere idee in contraddizione con il suo passato prevalentemente centralista e tecnocratico. Al riguardo, mi basta, per ora, la spiegazione dello stesso Burnham: per la sinistra si tratta dell’ultima chance per rimanere politicamente significativi evitando di cedere ai populisti quel che resta della propria base popolare. Idem per quanto concerne la coerenza di Burnham. Per ora, mi basta pensare che, trattandosi di un modello valoriale – prescrittivo, l’eventuale adesione opportunistica non ne intaccherebbe affatto la validità. Come afferma San Paolo (Epistola ai Romani 7,19), gli uomini spesso sanno dove stia il bene, ma si ritrovano ripetutamente a fare il male. Però, dico io, finché nel cielo brilla la stella giusta, qualche speranza di rimediare rimane sempre.
