https://pixabay.com/it/photos/hangzhou-tecnologia-disegno-8398789

Bruno Perazzolo

L’articolo di Dario “Vivere senza promesse è inumano”, il richiamo al discorso di Papa Leone XIV, mi hanno riportato al nostro “manifesto per un modo di vita più umano”. In particolare, al secondo punto: quello del LEGAME o dell’APPARTENENZA. In mio contributo parte dalle loro conclusioni: che cosa rende la nostra vita parzialmente vuota? Piena di cose inutili che non bastano mai! Come se mancasse qualcosa di essenziale! Con l’auspicio che possano risultare pertinenti, “butto là”, in forma ultra-sintetica, un paio di argomenti aggiuntivi, un paio di associazioni che mi sono passate per le mente leggendo il testo che Dario ci ha proposto.

L’individuo occidentale sembra intrappolato tra due estremi opposti. Da un lato la ragione. L’idea che un ordine meccanico possa essere costruito ARTIFICIALMENTE per ricadere poi, interamente, sotto il nostro controllo. È la promessa messianica / salvifica della tecnologia. Viene da qui la versione più genuina e benigna della burocrazia applicata in ogni campo: dalla guerra all’economia. Il risultato è una specie di “fredda prigione scientista” dentro la quale non c’è spazio per la persona, le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue domande.

Tralasciando la “filosofia della storia – che prefigura un dispositivo altrettanto messianico / salvifico, questa volta legato al trascorrere del tempo, piuttosto che alla tecnica – dall’altro lato del “continuum antinomico” sta il disincanto. La negazione – e forse sarebbe meglio dire la ribellione –  della stessa possibilità che un ordine razionale, o dettato dalle “leggi anonime dell’evoluzione progressiva”, esista o possa esistere. In questo secondo scenario l’individuo è gettato nel caos di eventi che non controlla, in perfetta solitudine. È gettato, l’individuo, in un mondo straniero e, per lo più, ostile. Un mondo ridotto a risorsa, ad un flusso permanente di opportunità per cogliere le quali l’unico criterio di selezione, l’unica guida a sua disposizione, diventa l’IO interiore. In tutti i casi, sia che si tratti di ragione, di storia o di disincanto, l’individuo occidentale moderno è ALIENATO e, alla fin fine, DISPERATO. Alla perenne, affannata ricerca di un senso che non trova e che non potrà mai trovare avendolo, dapprima, negato. Un senso che non può trovare nella tecnica che non gli basta. Un senso che non può trovare nella storia che non gli basta. Un senso che non può trovare neppure dentro la sua mente isolata da tutto il resto che non gli basta. È il risultato della secolarizzazione! È il risultato della rinuncia ad una dimensione, quella del sacro. È il risultato del rifiuto di un legame profondo e indisponibile con una comunità, con gli antenati e con le altre creature che, sin dall’inizio, insieme all’utensile, ha distinto Homo Sapiens Sapiens da tutti gli altri esseri viventi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.