Sara Parola

Leggendo lo scorso articolo-sintesi pubblicato a ottobre (Argomenti per un modo di vita più umano), mi ha attirato molto il tema della dilagante cultura che disprezza ogni senso di appartenenza (alla famiglia, al territorio…), e della conseguente perdita di dimensione comunitaria; e ho potuto notare che lì si dava la maggiore responsabilità di questo fenomeno a una ideologia meritocratica. Tuttavia, secondo me, delegare tutte le cause della separazione delle élite e dello “slegame sociale” a una ideologia meritocratica, vorrebbe dire aver ricercato questi fenomeni consapevolmente, quasi malvagiamente, e soprattutto significherebbe attribuire troppo potere al semplice fatto di “pensare di avercela fatta solo con le proprie forze”. Anche perché mi pare che a disprezzare i legami di appartenenza, non siano solo le classi elitarie – almeno oggigiorno. ……..
Vorrei portare una mia testimonianza: Quest’estate mi trovavo con un gruppo di giovani ……….Continua

Bruno Perazzolo

Un film sul perdono che, sia pure indirettamente, può dare un’idea molto concreta delle atrocità compiute dal regime iraniano contro il suo popolo che, anche in questi giorni e, grossomodo, per gli stessi motivi, trova il coraggio di protestare e scendere per strada.

Vahid è un meccanico. Un giorno si presenta alla sua officina un tizio rimasto per strada per via di  un guasto alla sua automobile. Vahid rimane sbalordito, quasi non crede a ciò che vede. Si tratta proprio del suo aguzzino, dell’agente dei servizi segreti dal quale – in carcere per aver protestato contro il regime degli ayatollah a causa delle dure condizioni economiche cui è sottoposta la popolazione – Vahid ha subito pesanti sevizie che ne hanno compromesso la salute per il resto dei suoi giorni. Inizia da qui, con un ribaltamento dei ruoli, una specie di ossessiva avventura. Una sorta di viaggio a ritroso. Un viaggio nel corso nel quale Vahid – dopo aver ridotto il suo torturatore a suo prigioniero e dopo aver coinvolto nella sua tormentata ricerca della verità, una serie di altre persone, vittime come lui della brutalità del regime – viene progressivamente assalito dal dubbio.

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“C’è un odio di sé dell’Occidente che è strano e che può essere considerato solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più sé stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro”

Joseph Ratzinger, 2004

Con quest’anno PensarBene compie 4 anni circa e chiude la sua “prima fase di vita”. Abbiamo dedicato questo tempo a conservare uno spazio aperto di dialogo e confronto, a mantenere “una vigile amicizia riflessiva”, in un contesto di “cambiamento d’epoca” particolarmente difficile per l’intero Occidente. In questi anni ci siamo sforzati di guardare in faccia “la patologia” che opprime le nostre società e siamo arrivati alla conclusione che il problema sta “nell’anima”.Continua

Bruno Perazzolo

Tom Waits interpreta un padre che vive, isolato e lontano dai figli, intento a rappresentare una falsa condizione di povertà e decadenza fisica allo scopo di estorcere loro del danaro. Charlotte Rampling mette in scena una madre, scrittrice semi-autistica, tutta forma e nessuna sostanza, che viene ripagata dalle figlie pressappoco con la “stessa moneta”.  Skye (Indya Moore) e Billy (Luka Sabbat) sono fratelli gemelli che si ritrovano a Parigi per gestire quanto lasciato dai genitori improvvisamente deceduti in un incidente aereo che rappresenta il naturale epilogo di una specie di “vita spericolata e suicida”. La scenografia si sviluppa su tre paesi: Stati Uniti, Irlanda e Francia. Alcuni ambigui particolari tengono significativamente insieme le storie raccontate …Continua

Bruno Perazzolo

Jessica, neonata, è stata abbandonata dalla madre. Desidera la figlia che porta in grembo, ma non prova nulla quando, appena nata, la prende in braccio. Perla è alla ricerca di una famiglia che non ha mai avuto. Arianne, da piccola, ha subito abusi e violenze dai genitori, da chi avrebbe dovuto, per “legge di natura”, proteggerla. Idem Julie che, per giunta, ha anche alle spalle una pesante vicenda di droga. Tanti vissuti drammatici che la regia raccoglie ispirandosi all’osservazione di casi reali. Casi che accadono “là fuori”, in un universo quotidiano fatto di relazioni sempre più sfilacciate, fluide, frammentarie e impersonali. Relazioni senza “reti di protezione” per chi, per mille ragioni, può avvertirne l’urgente bisogno. Storie che, però, trovano, nella casa-famiglia e nelle persone che “queste storie e chi ne è portatore” accolgono, una specie di refrigerio …..Continua

Valerio Corradi (Docente di Sociologia del territorio, Università Cattolica di Brescia)

La globalizzazione che abbiamo conosciuto tra la fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo, superficialmente fatta coincidere con processi come la modernizzazione, l’occidentalizzazione, l’estensione planetaria dell’economia di mercato, è entrata in una nuova fase che al momento è difficile da decifrare ma che ha ricadute importanti sul rapporto tra locale e globale.

Uno dei segnali più evidenti di questa transizione è il ritorno in gioco dei territori dopo che essi sembravano essere irrimediabilmente in crisi sotto l’influenza dei flussi e delle dinamiche planetarie. Oggi non solo i territori recuperano centralità, ma si risvegliano identità di luogo e vengono riscoperte specificità e saperi locali che sembravano ormai quasi dimenticati.

Un altro aspetto apparentemente paradossale della nuova globalizzazione è l’attenzione allo spazio dei luoghi ovvero ai contesti concreti di vita dove c’è vicinanza fisica, identità, storia, come possono essere una porzione di territorio, un quartiere, un borgo, una frazione, una località.Continua

Dario Nicoli

L’istituto Comprensivo Statale “Alda Merini” è una scuola ad Indirizzo Musicale che si trova nella periferia nord ovest di Milano, una zona non semplice, limitrofa al quartiere di Quarto Oggiaro.  È diretto da Angelo Lucio Rossi, una guida visionaria e insieme concreta, con l’indispensabile sostegno di Rossella Viaconzi, una vicepreside entusiasta e tenace, specializzata nel risolvere problemi che sembravano all’inizio insolubili.

Si tratta di una Scuola della comunità: una ventina di associazioni e fondazioni del territorio, i singoli cittadini ed i genitori offrono agli alunni le migliori opportunità per la loro formazione e crescita divenendo tutti protagonisti dell’opera educativa comune.

La scelta di fare dello sport, della musica e dell’arte, del giardinaggio, dei laboratori fondati sull’intelligenza delle mani e delle altre attività, delle concrete vie educative capaci di suscitare i dinamismi dell’intelligenza degli alunni, ha prodotto un moto di rivitalizzazione del curricolo; non si è trattato solo di innovazioni frammentarie e di breve durata, ma di un vero rinnovamento che, come un vento favorevole, suscita le esigenze ed i desideri reali degli alunni e sospinge le barche degli alunni nell’avventura della conoscenza.Continua

Valerio Corradi – Docente di Sociologia del territorio, Università Cattolica di Brescia

Nel Terzo settore italiano uno dei segnali più innovativi degli ultimi anni è la comparsa, rilevabile anche nel Bresciano, delle cosiddette cooperative di comunità, sodalizi che hanno come principale obiettivo la crescita economica e sociale del proprio territorio di riferimento secondo criteri di sostenibilità e di inclusione, coinvolgendo la popolazione locale nella co-produzione e nella co-gestione di beni e servizi.

Nonostante non sussista ancora un quadro normativo nazionale unitario (solo alcune regioni hanno legiferato in materia), le cooperative di comunità si contraddistinguono per mettere il fulcro delle proprie attività nella comunità locale al fine di contrastare fenomeni di spopolamento, declino economico, degrado sociale o urbanistico, criticità ambientali.
Una comunità che non è quindi intesa come un vago e nostalgico sentimento e nemmeno come un aggregato artificiale o solamente virtuale fatto di post e di like. Piuttosto essa è fatta di persone, servizi e attività concrete oltre che di luoghi fisici dove cercare di aggregare e finalizzare nuove energie anche quando apparentemente scarseggiano. Continua

Bruno Perazzolo

Per chi, come me, viene da una formazione che ha avuto nella biologia e nell’ecologia dei sistemi, due fondamentali pilastri, riconoscere nell’uomo il necessario legame con il suo ambiente naturale iscritto nei comportamenti innati e nella sua dimensione affettiva (la sua parte più antica) non è certo un problema. Anzi! Però, è palese che l’uomo non è solo questo. L’intera famiglia dei Sapiens (100.000 – 200.000 anni fa) offre grandi evidenze della presenza, diffusa e ordinaria, di utensili e di rituali religiosi. Fatti, questi, che dimostrano chiaramente, già tra questi ominidi, la presenza della competenza linguistica e, quindi, della produzione culturale: l’altra colonna della nostra umanità.

Ma cosa c’entra tutto questo con il centralismo? A mio parere c’entra, eccome se c’entra! Un paio di domande possono chiarire il punto su cui intendo argomentare. Cosa accade ad una comunità quando viene privata di uno dei suoi fondamentali fattori culturali?
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Bruno Perazzolo – Dario Nicoli

La seguente proposta di sintesi ha per oggetto un percorso comune, durato circa tre anni, fatto di incontri a distanza, letture (incentrate su due testi: C. Lasch, “la ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia”, 1995 e M. Sandel, “Giustizia il nostro bene comune”, 2010) e interviste realizzate a cura dell’Associazione PensarBene. Il tutto focalizzato su due temi: quello delle maggiori sfide che attualmente interessano i sistemi democratici e quello, connesso, del rapporto critico che, all’interno di questi sistemi, si riscontra tra la dimensione comunitaria e quella delle libertà individuali. Per dare maggiore evidenza ai nostri argomenti, di tanto in tanto inseriremo, con qualche nota a piè di pagina e tra un paragrafo e l’altro, dei link ad alcuni nostri articoli, recensioni e podcast. Questi ultimi, in particolare, contengono introduzioni e letture di brani di testi che riteniamo molto significativi e illustrativi delle nostre tesi.  Divideremo i nostri ragionamenti tra una prima parte critica, che prende spunto principalmente dalla lettura di C. Lash, e una seconda, più costruttiva, incentrata sull’opera di M. Sandel.Continua