La comunità è il rimedio al circolo vizioso della solitudine
Dario Nicoli
Da pochi giorni sono stati diffusi gli esiti di uno studio condotto nella stazione polare Neumayer III in Antartide, da cui risulta che, in condizioni di isolamento totale, i partecipanti all’esperimento mostravano una riduzione del volume della corteccia prefrontale, quella regione cerebrale che interviene nella gestione delle emozioni, nella capacità di assumere decisioni e di pensare in modo razionale.
Questa scoperta ci aiuta a spiegare come, in una società nella quale la solitudine è considerata la più grave “malattia invisibile” del nostro tempo, le relazioni sociali sono diventate più difficili, le persone sono più vulnerabili, propense a interpretare con sospetto il comportamento degli altri, tendenti a risposte di paura e aggressività. Ma la spiegazione del perché ciò accade, ci porta all’origine dell’individualismo contemporaneo, quella concezione innaturale secondo cui l’essere umano, senza alcun legame stabile, ritiene di perseguire nella solitudine la sua autorealizzazione. Una condizione molto diffusa dovuta ad un modello sociale di matrice liberista, condiviso dai conservatori e dai liberal, dominato dall’economia dei consumi e dalla politica dei diritti soggettivi senza la giusta corrispondenza con i doveri. Continua