
https://pixabay.com/images/download/natezent-painting-9604205_1920.jpg
Dario Eugenio Nicoli
Del discorso pronunciato da Papa Leone XIV a Notre-Dame il 25 settembre mi ha colpito la frase secondo cui il tempo che stiamo vivendo “appare senza pienezza, senza profondità, senza promesse”. È un giudizio che non si limita all’ambito “religioso”, ma si riferisce alla condizione umana oggi prevalente specie in Occidente.
In effetti il marxismo ed il liberismo, le due ideologie più potenti del Novecento, sono entrate in una crisi profonda a causa della smentita della promessa di bene che avevano formulato.
Il marxismo, centrato sulla missione salvifica del proletariato, vedeva nella lotta di classe la battaglia in grado di condurre al “sol dell’avvenir”, il comunismo visto come l’affermazione definitiva della giustizia sociale e della felicità umana. La smentita della promessa di Marx è triplice: il capitalismo non ha portato ad una pauperizzazione delle masse, ma all’uscita da uno stato di indigenza e dalla diffusione del benessere, sia pure segnata da forti disuguaglianze. La seconda smentita sta nell’affermazione del welfare state e delle politiche socialdemocratiche, mentre la terza vede le classi popolari abbracciare la cultura del consumismo individualista.
Il liberismo è fondato su tre architravi: il contenimento dello stato concepito come la massima minaccia alla libertà degli individui, la forza del mercato come possibilità offerta a tutti di poter uscire dall’indigenza e di soddisfare i propri desideri e preferenze, infine sul superamento dell’uso della guerra come mezzo per ottenere territori, beni e influenza. La promessa di un mondo totalmente pacificato e prospero, dove tutti gli individui sono impegnati nelle varie opportunità offerte dal mercato, è stata smentita dalla crisi finanziaria del 2007-2008 causata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime, inoltre dalla smentita della tesi dell’illimitatezza delle risorse naturali e soprattutto dalle nuove guerre: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aggravamento della questione arabo – israeliana e l’aumento di conflitti armati in varie parti del pianeta.
Queste grandi ideologie sono state inoltre destituite sul piano culturale da parte di due pensatori francesi: Jean-François Lyotard (1924-1998) che le ha declassate a “grandi narrazioni” criticandone la pretesa di spiegare la storia e dare un senso universale al mondo, e Jacques Derrida (1930-2004) che, applicando il metodo della decostruzione, ha smantellato tutte le visioni del mondo (filosofiche, storiche e religiose) fondate su premesse metafisiche e sulla pretesa di fornire all’umanità una rassicurante certezza in grado di suscitare legami di lealtà e di dedizione a grandi ideali. Egli ha riconosciuto che la sua opera di disincantamento, comportando la “dissoluzione della presenza”, avrebbe provocato nelle persone una grande tristezza esistenziale, ma ha offerto in cambio una sorta di consolazione: il soggetto umano, liberato dai doveri verso il mondo comune, si può dedicare ai propri desideri, acquisendo la capacità di ricreare se stesso.
Ma ciò che è accaduto negli ultimi decenni ci fa capire che i cittadini del mondo postmoderno, pur partecipando attivamente ad uno stile di vita caotico e stressante, non ne hanno provato consolazione, visto che la loro anima è spesso preda dei due sentimenti inediti dello spaesamento e dello scoramento. È così che lo spazio liberato dalle vecchie ideologie è stato occupato da due nuove visioni del mondo capaci di una certa mobilitazione, ma non di promessa: la cultura woke e quella populista.
La prima è una sorta di “correttismo” che affida ad un ceto di impegnati (la nuova “polizia dell’anima”) il compito di segnalare e punire chi la pensa diversamente oltre che di eliminare i segni di un passato ritenuto ingiustificabile; anche il populismo (di destra e di sinistra) prevede un numero rilevante di nemici: esperti, politici, imprenditori e uomini d’affari; esso sostiene qualsiasi teoria comprese le più strampalate, è propenso al complottismo e combatte gli avversari con campagne di denigrazione spesso infondate.
Cultura woke e populismo non promettono un mondo nuovo, ma una società dilaniata da uno scontro perenne, senza più la morale civile fondata sul rispetto degli altri, il valore del dialogo e del confronto, l’obbligo di preservare l’unità della comunità umana.
Dal punto di vista esistenziale, l’assenza di promesse che diano senso positivo alla propria vita non significa che quella che viene sperimentata dal popolo sia necessariamente un’esistenza tragica, visto che gran parte degli individui possono esercitare in diversi campi la possibilità di scegliere fra opzioni alternative e far uso di tecnologie efficienti. Ma le loro esperienze rischiano di rimanere sempre instabili su uno sfondo di inquietudine, poiché manca loro la serenità che proviene dall’essere parte di un destino per cui vale la pena di vivere.
La frase di Papa Leone XIV vuol dire che l’uomo non può esistere solo di esperienze provvisorie che si succedono nel tempo perché vivere sempre nell’attimo senza una promessa credibile nega profondità alla vita. Egli ha bisogno che il presente sia illuminato da una promessa fondata su una speranza ragionevole che lo liberi dall’obbligo di produrre un proprio – sempre vacillante – senso del vivere, ma di una vocazione, un’attesa, un radicamento ed un legame, un’opera da compiere potendo godere di pace interiore, tutte qualità esistenziali che provengono solo da Qualcuno a cui potersi affidare.