Bruno Perazzolo

Un film sul perdono che, sia pure indirettamente, può dare un’idea molto concreta delle atrocità compiute dal regime iraniano contro il suo popolo che, anche in questi giorni e, grossomodo, per gli stessi motivi, trova il coraggio di protestare e scendere per strada.

Vahid è un meccanico. Un giorno si presenta alla sua officina un tizio rimasto per strada per via di  un guasto alla sua automobile. Vahid rimane sbalordito, quasi non crede a ciò che vede. Si tratta proprio del suo aguzzino, dell’agente dei servizi segreti dal quale – in carcere per aver protestato contro il regime degli ayatollah a causa delle dure condizioni economiche cui è sottoposta la popolazione – Vahid ha subito pesanti sevizie che ne hanno compromesso la salute per il resto dei suoi giorni. Inizia da qui, con un ribaltamento dei ruoli, una specie di ossessiva avventura. Una sorta di viaggio a ritroso. Un viaggio nel corso nel quale Vahid – dopo aver ridotto il suo torturatore a suo prigioniero e dopo aver coinvolto nella sua tormentata ricerca della verità, una serie di altre persone, vittime come lui della brutalità del regime – viene progressivamente assalito dal dubbio.

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Bruno Perazzolo

Tutti sappiamo che perdonare spesso è difficile, PERO’ ci rendiamo meno conto del fatto che, a volte, perdonare può salvare la vita di chi perdona. Di più! Quando ci si accorge che la propria indulgenza è servita a far rialzare una “persona degna”, il perdono può addirittura migliorare la vita di chi si è dimostrato indulgente. È questa l’idea che, probabilmente, sta all’origine della pellicola, al solito decisamente ben condotta nella maniera in cui, da tempo, il cinema francese ha mostrato di saper fare.

Michelle è un’ex prostituta che, con la nascita della figlia (Valérie), ha abbandonato la professione. Il rapporto con la figlia è stato, poi, un idillio. Un idillio che è durato sino a quando non s’è saputo dell’ex professione di Michelle. Continua

Dario Nicoli

La gran parte dei commentatori ha presentato l’intervista al cardinal Pizzaballa al Meeting di Rimini riportandone il contenuto più “giornalistico”, quello che definisce le consultazioni in corso come l’ “ultimo treno” prima della catastrofe. Ma ciò che ha detto il patriarca di Gerusalemme e dei Latini va ancora oltre, è ricco di messaggi più importanti, che aiutano a comprendere un momento altamente drammatico, nel quale la volontà di distruzione reciproca tra i contendenti sembra rendere vani gli sforzi di molti stati nel cercare una via di tregua, se non di pacificazione.

Essi riguardano tre questioni, in cosa è possibile sperare?  Cosa significa perdonare? Infine, la terza, quella decisiva: cosa si intende per pace ed a cosa occorre che le parti rinuncino per poterla realizzare?

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