Bruno Perazzolo

Tom Waits interpreta un padre che vive, isolato e lontano dai figli, intento a rappresentare una falsa condizione di povertà e decadenza fisica allo scopo di estorcere loro del danaro. Charlotte Rampling mette in scena una madre, scrittrice semi-autistica, tutta forma e nessuna sostanza, che viene ripagata dalle figlie pressappoco con la “stessa moneta”.  Skye (Indya Moore) e Billy (Luka Sabbat) sono fratelli gemelli che si ritrovano a Parigi per gestire quanto lasciato dai genitori improvvisamente deceduti in un incidente aereo che rappresenta il naturale epilogo di una specie di “vita spericolata e suicida”. La scenografia si sviluppa su tre paesi: Stati Uniti, Irlanda e Francia. Alcuni ambigui particolari tengono significativamente insieme le storie raccontate …Continua

di Silvia Grigolin – Family Way Ets

Sempre più negli ultimi anni sono costretta a constatare che molti genitori e nonni tendono ad iperproteggere bambini e ragazzi da qualsiasi piccola frustrazione e a pensare che le abilità sociali e la capacità di tessere e stare in relazione siano qualcosa di innato, non un apprendimento frutto di accompagnamento.

La prima figura di accudimento del bambino, fin dai primi mesi di vita, in genere la madre, tende a voler evitare al figlio qualsiasi tipo di insoddisfazione. A tal fine non gli permette di esprimere i suoi bisogni, quei bisogni che la natura fa sfociare in pianto. Quel pianto che, dai primi giorni, dovrebbe aiutare le madri o chi si prende cura del piccolo nascituro a conoscerlo, cogliendone i cambiamenti di tono, le sfumature, per rispondere vocalizzando e non solo, alle sue necessità di accudimento psicologico e fisico in modo adeguato. Perché questo prezioso dialogo possa iniziare occorre permettere al bambino di esprimersi. Eppure sempre più spesso non si associa il pianto ad una forma di comunicazione.Continua