Donata Gradinati

Trovarsi nel mezzo della grande piazza immersa nei suoni, rumori, colori di oggi, chiudere per un attimo gli occhi per ritrovare l’atmosfera del tempo passato e accorgersi che ora tutto è cambiato.

Il sentire quel che si era non è certo il sentire di ora.

Percepisco un vuoto, l’assenza di qualcosa, capisco e mi chiedo come il tempo possa averle portato via l’anima, la sua identità, la sua storia.

Oggi la grande piazza è piena del nulla. Uno spazio immenso illuminato ogni giorno dalla luce del sole ma in totale assenza di calore. Un dolce ricordo mi riporta il rumore dei carretti di frutta e verdura che con ordine si allineavano lungo il lato più lungo della piazza, quello di fronte all’attuale centro commerciale, allora una fila di negozi si affacciavano: il bar, il negozio di generi alimentari, l’ingresso al grande ristorante, con tanto di tavolini in ferro di colore verde, posti sotto il pergolato del profumatissimo glicine, il gioco delle bocce, il negozio che vendeva lana e filati, la macelleria, quello che vendeva moto e biciclette e ancora, a poca distanza, (attualmente c’è il teatro), il grande capannone che ospitava il mercato coperto che era anche deposito dei carretti di frutta e verdura.Continua

di Dario Nicoli

Il libro, scritto nel 2015, è il racconto del viaggio che l’autore, Malachy Tallack, intraprende a ventisette anni lungo i territori toccati dal sessantesimo parallelo a nord dell’Equatore, spinto da tre moventi: la curiosità, l’inquietudine e la nostalgia di casa. Malachy, infatti, è nato nelle isole Shetland che si trovano sullo stesso parallelo; a diciassette anni aveva immaginato, e sognato, questo viaggio “partendo da casa e viaggiando in tondo, fino a tornare al punto di partenza e vedere me stesso”. L’urgenza di questo viaggio è stata imposta dalle vicende familiari, in primo luogo dalla separazione dei genitori e successivamente dalla morte del padre in un incidente stradale, un’esperienza che gli ha fatto smarrire la strada su cui si era incamminato, studiare musica all’accademia, lasciandolo “perso e svuotato dal dolore”. Da qui la decisione di compiere ciò che aveva sognato dieci anni prima, alla ricerca di un appiglio per la propria vita, tentando di carpire il segreto del perché le persone scelgono di restare in luoghi i cui abitanti sono messi a dura prova dal clima, dal paesaggio e dall’isolamento.

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