Sara Parola

Leggendo lo scorso articolo-sintesi pubblicato a ottobre (Argomenti per un modo di vita più umano), mi ha attirato molto il tema della dilagante cultura che disprezza ogni senso di appartenenza (alla famiglia, al territorio…), e della conseguente perdita di dimensione comunitaria; e ho potuto notare che lì si dava la maggiore responsabilità di questo fenomeno a una ideologia meritocratica. Tuttavia, secondo me, delegare tutte le cause della separazione delle élite e dello “slegame sociale” a una ideologia meritocratica, vorrebbe dire aver ricercato questi fenomeni consapevolmente, quasi malvagiamente, e soprattutto significherebbe attribuire troppo potere al semplice fatto di “pensare di avercela fatta solo con le proprie forze”. Anche perché mi pare che a disprezzare i legami di appartenenza, non siano solo le classi elitarie – almeno oggigiorno. ……..
Vorrei portare una mia testimonianza: Quest’estate mi trovavo con un gruppo di giovani ……….Continua

Bruno Perazzolo

Per chi, come me, viene da una formazione che ha avuto nella biologia e nell’ecologia dei sistemi, due fondamentali pilastri, riconoscere nell’uomo il necessario legame con il suo ambiente naturale iscritto nei comportamenti innati e nella sua dimensione affettiva (la sua parte più antica) non è certo un problema. Anzi! Però, è palese che l’uomo non è solo questo. L’intera famiglia dei Sapiens (100.000 – 200.000 anni fa) offre grandi evidenze della presenza, diffusa e ordinaria, di utensili e di rituali religiosi. Fatti, questi, che dimostrano chiaramente, già tra questi ominidi, la presenza della competenza linguistica e, quindi, della produzione culturale: l’altra colonna della nostra umanità.

Ma cosa c’entra tutto questo con il centralismo? A mio parere c’entra, eccome se c’entra! Un paio di domande possono chiarire il punto su cui intendo argomentare. Cosa accade ad una comunità quando viene privata di uno dei suoi fondamentali fattori culturali?
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Bruno Perazzolo

La presentazione di quest’altro video di Michel Sandel “la tirannia del merito: perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti”, video che raccomando caldamente (qualche mese fa ho introdotto il video “ciò che il danaro non può comprare”), insieme ad alcune considerazioni sulle recenti elezioni americane, rappresentano, entrambe, il modo migliore per riprendere e sviluppare l’argomento centrale sul quale, sin dall’inizio della sua fondazione, la nostra associazione, PensarBene, sta lavorando proponendo testi e altro materiale di approfondimento (podcast, recensioni di film e canzoni ecc.). L’argomento in questione è quello della separazione crescente tra élite e popolo che, a mio avviso, rappresenta attualmente il principale fattore sfidante dei sistemi democratici.Continua