Silvia Grigolin

In questo mese di marzo il terreno su cui stiamo lavorando si presenta all’inizio del percorso con qualche pianta di carciofo e rosmarino, poi un arco che sarà di rose porta ad un giovane frutteto di semi antichi, la serra è sulla sinistra e, in centro, un punto di ritrovo dal quale proseguire e arrivare infondo, ad un piccolo stagno e a siepi e more. Alla fine di tutto, un cancelletto da attraversare di rado, per lasciare spazio a chi, di notte, lascia tracce e solchi visibili al giorno. Ogni tanto il vento piega il canneto lungo il fosso e ci ricorda che a pochi minuti di auto il mare soffia.

Da qualche tempo, come associazione Family Way APS, stiamo piantumando un terreno che vorremmo potesse essere di tutti. Un luogo che un tempo era destinato ad aratro e trattore e che un domani potrebbe essere spazio in cui poter sostare, raccogliere un frutto o ascoltare il cielo. L’idea è che quel canneto possa piegarsi ancora per altri bambini e per altre mani di rughe che li accompagneranno. Questo mi rassicura. Così come mi rassicura una mia assodata certezza di educatore e pedagogista.
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Dario Nicoli

Una dipendente di un’università americana racconta ciò che le è accaduto dopo che il compagno era stato improvvisamente ricoverato: «non avendo figli o parenti nella zona, ero spaventata e sola mentre aspettavo in ospedale. All’improvviso ho visto arrivare la mia nuova supervisore. Si è seduta accanto a me, ha parlato tranquillamente e ogni tanto mi ha tenuto la mano. Quando è arrivato il medico lei ha fatto domande che io non avrei saputo fare… Non mi conosceva ancora bene, eppure ha preso tempo per starmi vicino. Quell’atto di gentilezza ha cementato il nostro rapporto come ‘famiglia’ ancora oggi». …………

Ci sono situazioni estreme, come l’esperienza nei lavori forzati in Siberia di cui parla Fëdor Dostoevskij. In Memorie da una casa di morti; nel racconto, egli descrive piccoli gesti tra detenuti: «un gesto umano, una parola detta senza scherno, bastavano talvolta a ridare a un uomo il senso di sé.» Continua

Dario Nicoli

In un recente articolo sul Journal du dimanche la filosofa francese Chantal Delsol afferma una verità indiscutibile: la società dell’individualismo non è comparsa all’improvviso da un retaggio patriarcale, ma è avvenuta come diffusione di una prerogativa esclusivamente maschile: l’uomo pensava a se stesso (ma anche alla vita sociale e politica) mentre la donna si occupava dei familiari. La novità consiste quindi nell’estensione dell’individualismo alle donne, convinte che “essere egoisti come un uomo deve essere bello: perché noi non possiamo?”. La nostra è quindi una società dell’individualismo reso democratico.
Si è diffusa la famiglia monoparentale con mamme che si occupano da sole dei propri figli, ma senza padre, di cui magari si sta prendendo cura un’altra donna. Ma non si è neppure realizzata l’estinzione della famiglia, secondo le previsioni degli anni in cui stava accadendo la rivoluzione dei costumi. Si è manifestata piuttosto una grande variabilità di “famiglie”: tra conviventi, con varie combinazioni di generi, tra divorziati, allargate, sposate…
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Secondo Luigino Bruni la differenza tra utopia e esperienza profetica sta nel fatto che quest’ultima “INDICA UN NON ANCORA STANDO SU UN GIÀ”. In altre parole è come se dicesse “IO HO APPENA COMINCIATO, MA IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE”. Con questo intento, noi di PENSARBENE, abbiamo dato voce ad alcuni diplomati della scuola di Gavirate il cui Esame di Stato ha rappresentato l’ottimo esito finale di buone pratiche sviluppate nel corso dell’intero anno scolastico ………

“Per accedere alle singole clip cliccare sul titolo dell’intervista dallo Smartphone, mentre, dal PC, serve cliccare sul titolo della clip che compare sotto la barra di avanzamento del video”
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