di Dario Nicoli

La necessità impellente di riscoprire e ridare dignità al lavoro manuale per favorire l’occupazione e la crescita dell’Italia: è stato questo il fulcro del seminario “Pensare con le mani” che su iniziativa della senatrice Paola Binetti e con il fattivo coinvolgimento di CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale) e del centro di formazione ELIS, si è svolto il 21 giugno a Roma nella sede di rappresentanza del Senato di Palazzo Giustiniani.

Il seminario “Pensare con le mani”, ha affrontato in modo approfondito e concreto i temi della formazione adeguata al lavoro, di quali mestieri sono attuali e richiesti per evitare il protrarsi dell’attuale situazione di mismatch tra le qualifiche professionali richieste dalle aziende, e l’effettiva qualifica di quanti sono attualmente inoccupati, con l’obiettivo di raggiungere un’occupazione piena e qualificata.

Ecco il testo del manifesto che ha visto l’adesione di oltre 90 aziende.

  1. Riscopriamo il lavoro manuale

Con questo manifesto intendiamo richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza del lavoro manuale, quello del chirurgo o del tecnico specializzato, del meccanico o dell’artigiano… ma anche di chi sa scolpire, dipingere e suonare… in quanto l’arte non può prescindere da questa preziosa manualità. Le tre F dell’eccellenza del made in Italy – Food, Fashion, Factory – indicano lavori che richiedono l’intervento di persone la cui competenza è esaltata dalla maestria manuale.

Per comprendere se una persona è veramente preparata gli si chiede: “cosa hai saputo fare con quello che sai?”. È dalle opere che sono passate dalle sue mani che ne possiamo comprendere il reale valore; sono l’evidenza convincente che ci si può fidare di lei in quanto “uno del mestiere”.

Lavorare non è solamente “fare”, ma è anche “conoscere”, in quanto la persona umana – come afferma Aristotele – ha ottenuto dalla natura le mani proprio perché è intelligente. Chi possiede capacità tecniche può mettersi all’opera rispondendo al desiderio di pienezza che sorge dalla sua anima. «Il lavoro ben fatto è la leva che ci permette di connettere e di dare valore a quello che sappiamo (ciò che sta nella testa), a quello che sappiamo fare (ciò che sta nelle mani) e a quello che amiamo (ciò che sta nel cuore).»[1]

  • La vocazione e il lavoro che mi corrisponde

Il lavoro è innanzitutto vocazione, una chiamata interiore che indica la strada della realizzazione di sé ed anche il «fuoco» che ne sostiene la passione; la vocazione è unita alla professionalità, ovvero l’insieme delle condizioni tecniche, giuridiche e organizzative che ne consentono l’esercizio.

La passione che deriva dalla scoperta della vocazione personale rende felice colui che lavora: anche le difficoltà sono sfide e occasioni di perfezionamento professionale ed umano. Senza la vocazione-passione il lavoro è fonte di tedio ed amarezza ed ogni difficoltà diventa una montagna insormontabile.

Per raggiungere qualcosa di veramente personale, di cui sentirci fieri, occorre fare ciò che ci corrisponde e porta beneficio agli altri ed alla comunità, disciplinando la nostra vita. Ciò richiede di saper reagire alle difficoltà, imparare dagli insuccessi e far risuonare nella propria anima il bene raggiunto.

Lavorare significa scuotersi da uno stato semi-onirico, misurarsi con la realtà, mettere alla prova le proprie capacità e le proprie forze; l’azione buona, mobilitando l’intero arco delle prerogative umane, consente al soggetto di realizzarsi. Chi sa lavorare bene prova diletto in quello che fa, è più convinto del proprio valore, più capace di cavarsela da sé e di imprimere nell’opera la novità insita nel suo nome.

Il lavoro indica la forma operosa che assume l’amore per la comunità quando si alimenta della speranza nel futuro. È un’operazione collettiva pienamente umana in quanto vi sono concentrate più forze umane: bisogno, relazioni, tecnica, potere, sensibilità, solidarietà, creatività, talenti, vocazione.

  • Il lavoro umano è sempre più avanti del lavoro artificiale

Non è vero che il lavoro umano è minacciato dalle tecnologie: la storia, ed anche l’attualità, ci insegnano che ogni volta che queste incorporano processi routinari, si creano continuamente nuove sfide e nuovi dilemmi di natura etica che non si possono risolvere con algoritmi e che richiedono l’intervento umano.

Il lavoro del tempo nuovo valorizza l’«intelligenza fluida» che appartiene solo all’essere umano, quella che consente di affrontare problemi in situazioni inedite e sfidanti.

I nuovi artigiani – artisti – tecnologi sono le figure del nuovo umanesimo sostenibile e confidente, portatrici di uno scopo differente da quello «progressivo» dell’epoca moderna. Essi infatti desiderano conferire un segno positivo alla propria presenza nel mondo svolgendo un lavoro dotato di valore ed ottenendo la benevolenza del cielo, il segno che siamo sostenuti – ed amati – nell’operare per il bene.

  • La svolta del lavoro sostenibile

La svolta dell’economia sostenibile verso cui si sta orientando l’Unione europea può essere l’occasione storica per un nuovo umanesimo dell’economia e del lavoro. Essa richiede di tornare all’origine del concetto di economia, secondo cui il fattore mobilitante dell’impresa umana è quello morale, e precisamente il principio di simpatia ovvero la capacità di identificarsi nell’altro, di mettersi al posto dell’altro e di comprenderne i sentimenti in modo da poterne ottenere l’apprezzamento e l’approvazione.

L’incontro tra persona ed organizzazione, prima che in un contratto consiste in un’alleanza fondata sulla condivisione di mete dotate di valore. Per ogni lavoratore che abbia a cuore la propria integrità, e che possiede una certa chiarezza circa ciò che si sente realmente chiamato a fare nella sua vita, è decisiva la consapevolezza che lo scopo aziendale è in sintonia con il proprio, che questo sia il posto in cui può esprimere se stesso con pienezza.

  • Il lavoro buono

Il lavoro è buono quando procura un beneficio reale alle persone (le rende maggiormente capaci di libertà positiva), alla comunità (favorisce i legami, la solidarietà, l’impegno comune) ed all’equilibrio ecologico (persegue la sostenibilità e la cura del territorio); è fatto a regola d’arte, secondo i migliori criteri della qualità; è sicuro (rispetta la vita); porta con sé l’impronta riconoscibile dell’autore;  è affidabile, ovvero fondato su una relazione duratura dove il cliente è posto al centro dell’attenzione di chi opera.

Tramite il lavoro buono, accade l’umano e si genera vita.

Intelligenza, bontà e manualità, le tre componenti del lavoro buono, ci ricordano che l’umanità della persona viene esaltata dall’unità del sapere – non la sua frammentazione e neppure l’iperspecialismo – che a sua volta rimanda all’unità della vita, ossia all’unità ed unicità della persona in quanto ciascuno, con il proprio nome, porta con sé una novità di cui il mondo ha bisogno.

Il lavoro non è il valore ultimo di una vita realizzata in quanto occorre nutrire la nostra “arte” tramite esperienze di vita di comunità, relazioni con gli altri e con la natura, sapendo cogliere il lato poetico dell’esistenza. La saggezza risiede nella capacità di svolgere il nostro compito al meglio, ma anche di smettere l’opera, traendo alimento per la nostra anima dall’alternanza di lavoro, riposo e festa.

  • Cinque proposte per il rilancio del lavoro manuale

Gli ultimi decenni di svalutazione del lavoro manuale hanno provocato nel nostro Paese una grave carenza di persone in grado di svolgere attività che richiedono un’intelligenza delle mani, e contemporaneamente hanno concorso all’aumento di disoccupati, neet e persone in condizione di disorientamento.

Per invertire questa tendenza serve una decisa svolta politica sui seguenti ambiti:

  • orientamento: un piano di promozione del lavoro manuale rivolto sia agli studenti della secondaria di primo grado ed alle loro famiglie sia ai giovani dei tecnici e dei licei attratti da una prospettiva lavorativa vocazionale concreta e soddisfacente;
  • educazione al lavoro: una politica di rilancio dei percorsi formativi che insegnano il lavoro, in modo da allineare l’Italia ai livelli degli altri paesi europei (Vocational Education and Training – VET), anche tramite Accademie dei mestieri da realizzare in tutti i territori;
  • politiche del lavoro: tramite strumenti quali borse lavoro, dispositivi di sostegno del lavoro giovanile, imprese formative, contratti ad hoc per la successione di impresa, vanno sostenuti percorsi di accesso ai lavori manuali in tutti i settori che soffrono per la mancanza di collaboratori competenti;
  • rilancio del lavoro artigianale: un piano di sostegno delle imprese artigiane con innovazioni tecnologiche, organizzative e di marketing che consentano di qualificare i prodotti, ottimizzare le risorse e sviluppare strategie di marchio del Made in Italy;
  • tutela del lavoro manuale: una revisione dei contratti di lavoro allo scopo di valorizzare anche sul piano retributivo il lavoro manuale, oltre ad una lotta vigorosa allo sfruttamento dei lavoratori dotati di competenze operative.

[1] Luca e Vincenzo Moretti (2020). Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Ed. Luca Moretti, Torino, p. 36.

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