A ridosso dell’imminente ballottaggio nelle elezioni presidenziali francesi, ripeschiamo questo libro recensito solo qualche mese fa la cui lettura, pensiamo, possa offrire qualche elemento di riflessione in più su quanto sta accadendo in Francia e non solo.

Didier Eribon, Bompiani editore 2017

di Bruno Perazzolo e Emanuela Gervasini

Testo autobiografico punteggiato da riflessioni filosofiche, sociologiche, psicologiche e politiche. Un libro che non esiteremmo a definire fondamentale per chi intende approfondire il tema della separazione crescente tra popolo e sinistra come parte di una separazione ancora più grande: quella tra elite e masse. Un abisso in aumento che rappresenta la chiave di volta dell’attuale crisi della democrazia. Il volume – dal quale Thomas Ostermeier ha tratto una pièce teatrale che ha fatto il giro delle più importanti piazze europee – crediamo sia assai più interessante nella parte che narra della vita dell’autore e dei rapporti con la sua famiglia piuttosto che in quella in cui si cimenta nell’analisi politico sociale. In altre parole, diremmo che il testo è più stimolante per le domande che pone piuttosto che per le risposte che fornisce. Come mai una buona parte delle famiglie operaie, quella di Eribon compresa, e dei ceti più disagiati delle periferie, che un tempo votavano in genere a sinistra si sono spostati in massa a votare la destra più o meno estrema? Che cosa ha fatto sì che nell’humus che mescolava solidarietà e intolleranza, una marcata appartenenza di classe ad un’identità nazionale incerta, ad un certo punto finisse per prevalere un’attitudine sostanzialmente razzista, insofferente della diversità? Al riguardo il semplice, crudo racconto della vita dell’autore e del contesto sociale che l’ha contraddistinta, suggeriscono spunti d’indagine di per sé notevoli. Per esempio, crediamo sia particolarmente illuminante l’apparente paradosso del giovane Didier che, mentre veste i panni del rivoluzionario di sinistra nelle piazze, giudica con sommo disprezzo quella che ritiene essere la vita meschina della propria famiglia formata da veri operai e da “autentici comunisti” quali erano spesso i lavoratori all’incirca prima del ’68. Un disprezzo che lo porterà, lontano dalla casa di periferia dei genitori, a frequentare università e “salotti borghesi” liberal – progressisti da sempre tanto ambiti al punto di provare vergogna, quasi un senso di colpa, per le sue umili origini. Il titolo dell’opera, “Ritorno a Reims”, accenna però ad una svolta finale nella quale, di nuovo, la dimensione autobiografica suscita emozioni ben più forti delle analisi di stampo saggistico. Ritorno a Reims è, pertanto, un ritorno a casa, ai ricordi, ad un caffè consumato con la madre, oramai gravemente malata, che parla del passato mostrando delle vecchie foto di famiglia. Un bagno di salutare umiltà, un atteggiamento di sincera compassione che apre, forse, ad una possibile comprensione.

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2 commenti

  1. Nella trasformazione del protagonista in un BoBo (bohémien bourgeois ovvero radical chic), un ruolo decisivo è svolto dalla sua omosessualità, una condizione che nella cultura operaia di sinistra era vista come una vergogna, uno stigma sociale. Quello dell’autore è un allontanamento “esistenziale” dal mondo popolare per abbracciare lo stile di vita dei circoli intellettuali una volta trotzchisti ed ora convertiti al pensiero decostruzionista di Derrida ed a quello soggettivista radicale di Foucault. Questo impasto ideologico dichiara di attendere l’evento rivoluzionario della rivolta delle “moltitudini” contro lo stato, pur disprezzando il popolo, ma in realtà costituisce la copertura di una vicenda ben più prosaica: il passaggio ad una condizione di privilegio sociale perlopiù in professioni di prestigio entro la confortante pubblica amministrazione. Si è avverata così la profezia di Raymond Aron che appellava le sinistre autodefinitesi rivoluzionarie “compagnucci miei, marxisti immaginari”.

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  2. Author

    Grazie Dario. Per quel che capisco, concordo con quello che dici e trovo che sarebbe particolarmente interessante approfondire le tue argomentazioni utilizzando lo strumento del video-podcast per illustrare sia il tuo punto di vista sia gli autori che citi riguardo al tema della separazione progressiva, a partire dalla fine degli anni ’60, tra sinistra e popolo.

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