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di Dario Nicoli

Il soggetto più rappresentativo dello strano tempo che stiamo vivendo è indubbiamente il “tipo individuale”, un’espressione che richiede però di essere approfondita per evitare di cadere in un grave equivoco di fondo.

Nel passato, infatti, si definiva “individuo” un soggetto dotato di una propria personalità, magari un po’ eccentrico. Era considerato tale il dandy – si pensi a Oscar Wilde – che attribuiva grande importanza all’eleganza ed ostentava fastidio per il modo di vita borghese; inoltre il flâneur, un modo di vita impersonato da Charles Boudelaire intento ad osservare il mondo intorno a sé ma decisamente disimpegnato nei confronti della vita sociale che si svolgeva sotto il suo sguardo di esteta. Un popolo di individui è tradizionalmente quello inglese; esso apprezza i concittadini anticonvenzionali dediti a costruire la propria personalità e la propria vita, forzando i limiti ordinari per poter affermare il diritto di essere ciò che vogliono essere. Persone ritenute una ricchezza perché apportatrici di novità in grado di demistificare i luoghi comuni e rendere possibile per tutti un più ampio spazio di libertà.

L’individuo che affolla le attuali caotiche società del benessere è però molto diverso da quello descritto, anche se in cuor suo ritiene di continuare quelle antiche tradizioni. É piuttosto l’erede del blasé, un soggetto tanto immerso nella condizione accelerata della metropoli da risultare preda di una vita nervosa costituita da un flusso continuo di impressioni esteriori ed interiori, combattuto tra lo stordimento e il desiderio di cogliere le nuove possibilità che gli si presentano. Similmente al dandy, egli vuole essere ritenuto un “personaggio”, ma in realtà fa ciò che fanno tutti gli altri perché la normalità nel nostro tempo è costituita dalla massa di coloro che interpretano un tipo di esistenza inquieta e perennemente alla ricerca di una considerazione pubblica. Similmente al flâneur, egli vorrebbe costruire una propria originale personalità ma manca quasi totalmente di una coscienza della propria anima in quanto è attento soprattutto alle preferenze emotive, attratto da ciò che lo fa star bene e avverso per ciò che invece lo inquieta. Il suo rapporto con gli altri è decisamente problematico in quanto vive ogni piccola difficoltà di relazione come un attacco alla sua persona e ogni insuccesso come il segno della cattiveria del mondo che non sa capire la sua genialità e non si dispone alla realizzazione del suo sogno.

Vorrebbe che gli altri si interessassero della sua conversazione interiore, ma si annoia quando essi gli impongono i loro flussi di coscienza; quando è solo soffre per la mancanza di riconoscimento come segno di morte pubblica e cerca in ogni modo di rendersi interessante con immagini e storie pubblicate sui social ed aderendo ad una delle nuove tribù virtuali con cui condividere rabbie, nemici e teorie, senza escludere le più incredibili.

L’esistenza dell’individuo contemporaneo è decisamente tormentata e spesso porta a vere sofferenze psichiche.

È un tormento che nasce da una promessa mancata: gli è stato detto che l’ampliamento delle opzioni di scelta per ogni aspetto della sua vita – un luogo dove abitare, una relazione sentimentale, la parentela, un gruppo di amici – e quindi il vivere un’esistenza fatta di slegami, gli avrebbero assicurato la felicità, ma sta sperimentando piuttosto il contrario. Ha scoperto, con non poca sofferenza, la verità dell’affermazione di Bertrand Russel, secondo il quale “solo sul solido fondamento di un’ostinata disperazione si può d’ora in avanti costruire una sicura abitazione dell’anima”.

Il tipo individuale del nostro tempo sta sperimentando l’amaro prezzo di un’esistenza senza profondità né appartenenza, nella presunzione di poter costruire la propria vita con le proprie mani, mentre non sa godere dell’incanto di una nuova giornata, di un incontro imprevisto, di un dolore che porta nascosto un messaggio buono.

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1 commento

  1. Articolo molto importante per l’approfondimento che stiamo svolgendo sul tema del rapporto tra “libertà e comunità”, ovvero sul rapporto tra “individualità e collettività”. L’immagine ne rappresenta una sintesi perfetta valida sia per i dandy, sia per i flâneur sia per l’individuo massa blasé. Di diverso c’è solo il livello di interpretazione del “tipo individuale”: dall’intellettuale decadente raffinato, si passa all'”estetismo patetico” dei parvenu. La sostanza resta però la stessa. L’immagine mi fa tornare alla mente i “neuroni specchio” di cui ci ha parlato Daniela Mario.
    Lo specchio costituito dalla vita solitaria, in cui narciso vede riflessa la propria immagine, è uno specchio rotto che rimanda all’uomo solo frammenti di sè negandogli il sentimento della pienezza.

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