Dario Eugenio Nicoli

La possibilità di vivere il territorio come un’appartenenza che stabilisce un legame e dona alimento all’anima non è qualcosa di etereo, ma è un’esperienza sociale che richiede un’organizzazione peculiare data dall’incontro di due parole: Comune e Municipio.

Il termine Comune deriva dal latino communis ed indica ciò che appartiene a tutti e che viene condiviso. Oggi il comune è visto solo come un ente amministrativo, ma nella tradizione italiana esso era una forma concreta di vita collettiva, mediante la quale persone diverse hanno imparato a riconoscersi parte di una medesima comunità di destino. Questo perché era un’istituzione di autogoverno locale: cittadini, arti, corporazioni e famiglie partecipavano alla gestione della città, delle opere pubbliche, della sicurezza, dei mercati, dell’assistenza ai poveri. Il comune era la “casa civile” di una popolazione. Il termine Municipio, dal latino munus (compito, dono, obbligo condiviso) e capere (assumere), non indica solo il palazzo in cui ha sede il comune, ma il principio morale (ethos municipale) che regge la vita condivisa: l’assunzione da parte di ogni cittadino dei doveri di aiuto vicendevole specie per chi ha più bisogno, di cura del territorio e di partecipazione alla vita pubblica.

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A partire dall’ipotesi illustrata nelle poche righe che seguono, l’Associazione Culturale “PensarBene” inizia, da oggi, un percorso di ricerca e approfondimento utilizzando il metodo dell’intervista aperta e della riflessione sulla raccolta di casi. Un ringraziamento anticipato a tutti coloro che, convinti dell’importanze di questi temi, vorranno fornire sostegno umano e supporto materiale dedicandoci parte del loro tempo, luoghi di incontro ecc..

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La nostra epoca si caratterizza per l’elevata mobilità delle persone, i continui cambiamenti, soprattutto dovuti all’innovazione tecnologica. Questa condizione “materiale”, principalmente negli ultimi decenni, si è combinata con una cultura fortemente incentrata sugli interessi e sulle libertà individuali che, a sua volta, ha reso ancora più precari i rapporti umani nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei rapporti amicali e di vicinato. Per tutto questo è stato pagato un prezzo molto alto sintetizzabile in poche parole: la crescente solitudine. Solitudine e sofferenza delle persone che, in primo luogo, discendono dal fatto che l’uomo è, per sua natura, un essere sociale: non è fatto per stare da solo.

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