Dario Nicoli

L’istituto Comprensivo Statale “Alda Merini” è una scuola ad Indirizzo Musicale che si trova nella periferia nord ovest di Milano, una zona non semplice, limitrofa al quartiere di Quarto Oggiaro.  È diretto da Angelo Lucio Rossi, una guida visionaria e insieme concreta, con l’indispensabile sostegno di Rossella Viaconzi, una vicepreside entusiasta e tenace, specializzata nel risolvere problemi che sembravano all’inizio insolubili.

Si tratta di una Scuola della comunità: una ventina di associazioni e fondazioni del territorio, i singoli cittadini ed i genitori offrono agli alunni le migliori opportunità per la loro formazione e crescita divenendo tutti protagonisti dell’opera educativa comune.

La scelta di fare dello sport, della musica e dell’arte, del giardinaggio, dei laboratori fondati sull’intelligenza delle mani e delle altre attività, delle concrete vie educative capaci di suscitare i dinamismi dell’intelligenza degli alunni, ha prodotto un moto di rivitalizzazione del curricolo; non si è trattato solo di innovazioni frammentarie e di breve durata, ma di un vero rinnovamento che, come un vento favorevole, suscita le esigenze ed i desideri reali degli alunni e sospinge le barche degli alunni nell’avventura della conoscenza.Continua

di Bruno Perazzolo

Questo saggio breve, salvo qualche piccolo aggiornamento, è stato scritto nel marzo del 2019. Tuttavia, nel confronto tra individualismo, comunitarismo e beni comuni, credo resti, in quanto riflessione incentrata su un caso concreto, attuale e, spero, anche interessante.

Le riflessioni che sottopongo al lettore, sono fortemente legate all’esperienza maturata in un contesto eminentemente locale quale quello del Comune di Biandronno. Poiché, come succede praticamente sempre, il piccolo riflette il grande, al fine di evitare il rischio del provincialismo è necessario ricondurre le proprie ipotesi ad una visione più ampia.

Quello che il bruco chiama “fine del mondo”, il resto del mondo lo chiama farfalla.
(Lao Tzu)

La cura dei beni comuni: il lago di Varese.

In economia un bene comune si dice non escludibile e rivale, a differenza dei beni normalmente acquistati sul mercato che sono escludibili e rivali. Tradotto: mentre i primi sono accessibili a tutti i secondi no. Per il resto sono, entrambi, rivali, cioè, scarsi: se qualcuno li utilizza ne restano di meno per gli altri. Da qui quella che alcuni hanno apostrofato come “la tragedia dei beni comuni”.
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