Bruno Perazzolo

Quanto scrive Dario Nicoli nel suo articolo “Grazie, presidente Mattarella” ci riporta al tema della Guerra in Ucraina che, in Pensarbene, avevamo abbozzato qualche anno fa in un contesto forse meno grave dell’attuale: Trump non era ancora tornato alla presidenza USA e, in Europa, sovranisti e populisti erano meno forti. Senza entrare nel merito dei pro e dei contro, degli argomenti a sostegno o di quelli che si oppongono all’aiuto militare, che sono rimasti grosso modo, nella sostanza, gli stessi, mi pare, però, che il percorso fatto dalla nostra associazione in questi anni (2022 – ’25) possa fornire, a coloro che l’hanno seguito con la necessaria attenzione, qualche fondamentale, ulteriore, elemento di analisi. Penso, in particolare, ad un passaggio, tratto dal testo di C. Lasch “la ribellione delle élite: il tradimento della democrazia” che, con Dario, abbiamo posto al centro del recente saggio breve “Argomenti per un modo di vita più umano”. Passaggio, riferito agli Stati Uniti, che, di seguito, riporto in forma integrale:

“Il collasso del movimento per i diritti civili ha prodotto una situazione confusa e molto meno incoraggiante, in cui i lati positivi del nazionalismo nero e dell’integrazionismo sono scomparsi in una nube di retorica razziale. Da un lato, i campioni della “diversità culturale” hanno portato le argomentazioni dei nazionalisti all’assurdo di negare qualsiasi valore universale o transrazziale. Non si tratta più di affermare, come facevano Marcus Garvey e Malcolm X ad esempio, che i neri non hanno nulla da guadagnare dall’integrazione in una società che si rifiuta di applicare i principi che predica. Oggi sono la cultura occidentale nel suo complesso, il razionalismo occidentale in quanto tale, l’idea stessa di una tradizione comune, di un linguaggio civico comune o di una serie di norme comuni che si considerano necessariamente e irrimediabilmente razzisti. D’altro canto, questa forma estrema di particolarismo retorico, che domina ormai qualsiasi dibattito sulla questione razziale, si è sviluppata di pari passo con un attacco spietato alle comunità di quartiere e di vicinato, che priva il particolarismo culturale delle sole condizioni materiali in cui ci si potrebbe aspettare che si sviluppi”

Lasch scrive nel 1994, poco prima della sua morte. Il libro, “La ribellione delle élite: il tradimento della democrazia”, verrà pubblicato, postumo, nel 1995. Nel 2004 Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, intitola una sua lezione “Il relativismo, il Cristianesimo e l’Occidente”. Al suo interno alcune parole divenute famose.

“C’è un odio di sé dell’Occidente che è strano e che può essere considerato solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più sé stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.

Analogo discorso vale per “Un Occidente prigioniero”, 1967.  Milan Kundera, scrittore e poeta cruciale per la storia del ‘900 europeo, mentre rileva la solitudine nella quale, ancora negli anni ’80,  versavano i polacchi, i cechi, gli ungheresi ecc., denuncia la tragica e persistente incomprensione del fenomeno totalitario da parte dell’Occidente. Incomprensione che, a suo giudizio, deriva dall’economicismo imperante (un miscuglio di mercatismo, individualismo e consumismo) cui sembrano essere approdate le “democrazie di lunga data”, a partire dalla seconda metà del ‘900, relegando la “cultura” a mero fatto elitario e “sovrastrutturale”

Diversi gli autori, diverse le fonti, diverse le discipline, ma tutto concorda nella stessa direzione: anche se non è l’unico istinto, anche se non c’è solo il pessimismo, anche se la fede nella democrazia, nella libertà e nella persona resiste, esiste in Occidente un’importante, forse attualmente dominante, specie di pulsione nichilista.

Cosa c’entra tutto questo con la guerra in Ucraina? Io penso che c’entri parecchio dal momento che atteggiamenti così tanto profondi, uno scetticismo così tanto diffuso e radicato rispetto ai “nostri valori e alla nostra tradizione”, non possono non avere, in superficie, altro che effetti magari non del tutto consapevoli, ma non per questo meno dirimenti e dirompenti rispetto alla maggior parte delle nostre valutazioni sui fatti, veri o presunti tali, dei quali veniamo a conoscenza per esperienza diretta o indiretta: vedi il caso dell’Ucraina: appunto!

1 commento

  1. Caro Bruno, hai decisamente ragione. È tempo di riconoscere che la cultura dei diritti umani, che dal secondo dopoguerra ha retto le democrazie occidentali, ha subito una duplice corruzione: la componente woke che, sacralizzando le minoranze, finisce per negare qualsiasi forma di comunità composta da soggetti diversi che si riconoscono nella comune umanità, e la componente populista che nega legittimità ad ogni potere democratico istituito esaltando istinti tribali che riemergono pericolosamente in questi tempi difficili. Hai ragione nel sostenere che siamo caduti in una scena nichilista, dove le élite si dedicano unicamente al proprio benessere di nomadi globalizzati. Ma occorre anche ricordare i tanti segni di “comunità di dedizione” che alimentano una convivenza umana orientata alla vita buona. Abbiamo il compito di dare voce e valore a questo mondo di costruttori, combattendo la narrazione dominante del declino inesorabile della nostra società. Tra pochi giorni celebriamo la nascita del divino Bambino che ha salvato il mondo con l’amore, vincendo il male con il totale sacrificio di sè. Nonostante il nauseante circo consumistico che corrompe il Natale, c’è nell’animo di tutti il desiderio di una vita più umana che si alimenta dai tanti gesti di bene che cooperano a quel disegno di salvezza.

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