Palazzi distrutti a Leopoli (11 luglio 2025)

Dario Eugenio Nicoli

Chi è il pacifista radicale

Il pacifista radicale è quella persona che, indipendentemente dal contesto e dagli insegnamenti della storia, sostiene sempre la stessa idea: no agli armamenti, ed etichetta chi non condivide questa posizione come guerrafondaio. Egli si oppone all’invio da parte dell’Occidente degli aiuti militari all’Ucraina, il paese aggredito, tacendo sui paesi che alimentano la macchina da guerra della Russia e sorvolando sull’aumento continuo degli obiettivi civili, e propone la resa nei confronti dell’aggressore, adombrando lo spettro della terza guerra mondiale.

Le tre domande

  1. Tu affermi che anche la legittima difesa è moralmente inaccettabile; quindi, lo sarebbe anche l’articolo 11 della Costituzione italiana?

Questo articolo recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Tu citi unicamente le prima quattro parole; in realtà, l’articolo non nega la possibilità di avere un esercito non simbolico, ma necessariamente preparato, capace di scoraggiare l’eventuale aggressore così che saprà di doversi confrontare con una difesa capace di impedire i suoi intenti.

Circa la questione morale, possiamo fare riferimento al n. 79 della Costituzione conciliare Gaudium et Spes, là dove essa prevede che un’azione militare può essere legittima solo se sottostà ai tre stringenti criteri: ingiusta aggressione in atto, impossibilità di arrestarla con mezzi meno gravi, proporzionalità tra il bene difeso e il danno arrecato. L’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia presenta tutti e tre i criteri, non è vero? 

  • Quali segnali vedi della volontà della Russia per giungere ad una pace duratura e giusta?

Quando sostieni che occorre giungere ad un compromesso, dovresti anche portare qualche evidenza che la Russia sia disposta a ciò. In realtà, le condizioni poste da Mosca sembrano un ultimatum piuttosto che una base negoziale: Esse infatti comprendono: il riconoscimento formale da parte dell’Ucraina della sovranità russa sulla Crimea, e sulle quattro regioni parzialmente occupate dall’esercito russo (Zaporizhzhia, Kherson, Lughansk e Donetsk) nonostante non ne controlli nemmeno la metà; la creazione di zone cuscinetto nelle regioni di confine; la destituzione di Zelensky attraverso nuove elezioni; l’obbligo per Kiev di rinunciare all’ingresso nella Nato;  l’immediata cessazione degli aiuti militari all’Ucraina; la totale eliminazione delle sanzioni economiche contro la Russia e la restituzione dei suoi beni; l’esclusione di una forza di pace europea in Ucraina; la smilitarizzazione dell’Ucraina il cui esercito passerebbe  da circa un milione di effettivi a poche decine di migliaia.

Non mostrando segni di volontà di pace, ma al contrario aumentando la gravità dell’aggressione, come puoi escludere che la Russia stia in realtà perseguendo la ricostruzione dell’ex patto di Varsavia?

Quali conseguenze avrebbe sulla scena internazionale una resa dell’Ucraina?

Dalla fine della Seconda guerra mondiale l’ordine internazionale è fondato sulla Carta delle Nazioni Unite che assegna al Consiglio di Sicurezza il compito di compiere le azioni necessarie per il mantenimento dell’ordine e della pace tra gli Stati, consentendo anche l’uso della forza a fini di polizia internazionale. Ma non è stato possibile realizzare nulla di ciò a causa del veto posto da Russia ad un progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che l’ha condannata a larghissima maggioranza per l’invasione di Mosca in Ucraina.

Una resa dell’Ucraina non sancirebbe il principio della forza, cancellando il primato del diritto internazionale? Per quali ragioni escludi che questa soluzione dia inizio ad una moltiplicazione delle guerre provocate da un nuovo imperialismo?

Una riflessione finale

Un onesto sguardo sulla realtà potrebbe concludere con un capovolgimento delle parti: è possibile che, mentre i pacifisti radicali pur senza volerlo finiscano per portare acqua alle guerre, le scelte motivate da un corretto sguardo sulla realtà possono condurre ad un rilancio del diritto internazionale ed all’avvio di una nuova era di pace.

1 commento

  1. Author

    Pace e pacifismo sono cose diverse. Si può essere benissimo, anzi si può essere soprattutto, operatori di pace senza essere pacifisti: basta, come dice Dario, rinunciare all’utopia e confrontarsi con la realtà. Poi ci sono quelli che del pacifismo fanno non un fine in sè, ma un mezzo per sostenere altre nazioni (di norma dittature). Penso che costoro, come nel passato remoto sapevano bene i democratici, dovrebbero essere combattuti con maggiore determinazione ed efficacia.

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