Don Paolo Gessaga

       Papa Leone ha presentato il 25 maggio la sua prima enciclica: Magnifica Humanitas. Essa si colloca nel solco della dottrina sociale della Chiesa e affronta la custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Il punto centrale è la dignità umana davanti alle trasformazioni tecnologiche, soprattutto quelle legate all’intelligenza artificiale; il titolo stesso suggerisce un richiamo alla grandezza dell’umano in un tempo in cui le tecnologie digitali possono amplificare o restringere la libertà e la responsabilità personale. Il riferimento alla Rerum novarum scritta da Leone XIII nel 1891,  è importante perché la Chiesa sta accostando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale a una svolta storica paragonabile a quella industriale dell’Ottocento. L’idea è che, come allora il magistero intervenne su lavoro e questione sociale, oggi debba offrire criteri etici su tecnologia, lavoro, conoscenza e relazioni sociali. Non è solo una questione tecnica, ma antropologica: che cosa significa essere umani quando macchine sempre più sofisticate partecipano a decisioni, produzione di conoscenza e organizzazione della vita sociale? Il Vaticano, negli ultimi anni, ha riflettuto sulla trasformazione digitale, sui rischi dell’automazione, sulle implicazioni morali degli algoritmi e sul fatto che la tecnologia debba restare al servizio dell’uomo e non diventare un sostituto del giudizio umano. L’enciclica sembra inserirsi in una linea già presente nel magistero di Leone XIV, ma con un’impostazione più organica e sistematica. In questo senso, non è un testo “contro” l’IA, ma un tentativo di definire come essa possa essere orientata al bene umano senza ridurre la persona a funzione o dato.

La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. E’ senza dubbio un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale. Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare”. Il Papa illustra il senso e la genesi di “Magnifica humanitas”, enciclica sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”, strumento che influenza la …  Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico”. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale”. Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità”. Nell’enciclica “Magnifica humanitas” la richiesta di Papa Leone: far crescere la tecnica senza far regredire il cuore. Nel secondo capitolo Leone XIV enumera Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa: tra i primi, annovera la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È necessario ricordarlo poiché “la pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” può ridurre la persona a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce”. Al contrario, “la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata”. Un secondo fondamento è l’inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita “dal concepimento fino alla sua conclusione naturale”: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come “scelte gravemente illecite”. Terzo fondamento è il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne: in loro favore, il Pontefice chiede “scelte concrete” nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate.

Quanto ai principi Leone XIV ne indica cinque: il primo è il bene comune, “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno”. Su un punto il Papa è particolarmente fermo: “La promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Di conseguenza, “qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile”. Il secondo principio riguarda la destinazione universale dei beni: qui e in altri punti dell’enciclica Leone XIV insiste sulla necessità che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale. Ne conseguono il terzo e il quarto principio, ovvero la sussidiarietà  che richiede il superamento del paternalismo e dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità – e la solidarietà, “principio e virtù” che si contrappone all’indifferenza e tiene conto dei popoli e delle generazioni future. Il quinto principio indicato dal Papa è la giustizia sociale: nel tempo digitale, essa deve garantire a tutti un accesso equo alle opportunità, proteggere i più fragili, contrastare l’odio e la disinformazione, sottoporre a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, “così che il criterio non sia il solo profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli” . Un “banco di prova decisivo” in questo campo Leone XIV lo indica nei migranti, rifugiati, sfollati: il modo in cui la società li tratta dimostra “se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità”. Di qui, il richiamo sia a custodire “il diritto alla speranza” di quanti sono costretti a partire, garantendo loro vie sicure e legali, accoglienza dignitosa e integrazione; sia a promuovere “il diritto a rimanere” ciascuno nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando “le cause profonde” delle migrazioni.

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