
film sul perdono che, sia pure indirettamente, può dare un’idea molto concreta delle atrocità compiute dal regime iraniano contro il suo popolo che, anche in questi giorni e, grossomodo, per gli stessi motivi, trova il coraggio di protestare e scendere per strada.
Bruno Perazzolo
Vahid è un meccanico. Un giorno si presenta alla sua officina un tizio rimasto per strada per via di un guasto alla sua automobile. Vahid rimane sbalordito, quasi non crede a ciò che vede. Si tratta proprio del suo aguzzino, dell’agente dei servizi segreti dal quale – in carcere per aver protestato contro il regime degli ayatollah a causa delle dure condizioni economiche cui è sottoposta la popolazione – Vahid ha subito pesanti sevizie che ne hanno compromesso la salute per il resto dei suoi giorni. Inizia da qui, con un ribaltamento dei ruoli, una specie di ossessiva avventura. Una sorta di viaggio a ritroso. Un viaggio nel corso nel quale Vahid – dopo aver ridotto il suo torturatore a suo prigioniero e dopo aver coinvolto nella sua tormentata ricerca della verità, una serie di altre persone, vittime come lui della brutalità del regime – viene progressivamente assalito dal dubbio. L’incertezza assale Vahid, come assale la maggior parte della rumorosa compagnia della quale si è andato man mano circondato, dapprima riguardo all’identità della “persona catturata” e, successivamente, sull’equità della sua stessa condotta.
Film caratterizzato dalla semplicità del racconto e dalla genuina vivacità, a tratti decisamente grottesca, dei protagonisti, la pellicola pone lo spettatore di fronte al grande tema del perdono e delle condizioni entro le quali l’attitudine ad un’”indulgenza contaminante” può, alla fine, prevalere nel cuore di un uomo che ha subito un grave torto. L’aiuto prestato alla moglie partoriente di Eghbal, il suo carceriere infatuato di devozione verso la teocrazia islamica, lo sguardo implorante della figlia di lui, l’essere consapevoli che la vita del tuo peggiore nemico è piena di legami e “di speranza di futuro”, tutto ciò sembra poter suscitare empatia e, da ultimo, muovere persino e, malgrado tutto, alla carità.
Regia di Jafar Panahi con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Madjid Panahi, la pellicola, di genere Drammatico, prodotta in Iran, Francia, Lussemburgo lo scorso 2025, durata 101 minuti, è stata pluripremiata, palma d’oro a Cannes e non solo. Al momento, per quanto ne so, il film si può vedere solo nelle sale cinematografiche.
Letto. Il perdono è un atto tra i più difficili da chi ha subìto violenze.
Essere cristiani aiuta se non ha perdonare almeno a non farsi prendere dalla volontà di vendetta.
A volte mi interrogo su questo.