Cosa c’è di male nel festeggiare Halloween?

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Bruno Perazzolo
Recentemente Don Paolo Gessaga ha pubblicato su questo blog “Una Riflessione sulla festa dei Santi e non di altro ….”. Il 31 ottobre molti festeggeranno Halloween. Lo festeggeranno il giorno prima della festa di Ognissanti. Dunque, il titolo che Don Paolo ha dato al suo articolo parla da solo. Per come l’ho inteso io, nel pieno rispetto del significato religioso di Halloween, già nel titolo, Don Paolo ci invita a riflettere su un fenomeno molto più ampio: la “banalizzazione del Sacro” e la perdita di identità, di valori che, nelle nostre comunità, ne consegue.
Per spiegarmi meglio utilizzo una metafora. Se prendiamo due mattoni, uno caldo e l’altro freddo, e li mettiamo in contatto, il risultato, dopo un po’, sarà l’annullamento di ogni differenza riguardo alla temperatura. In fisica si chiama “secondo principio della termodinamica”. Un principio in base al quale, con il passare del tempo, le differenze tendono ad annullarsi e un qualsiasi ordine a confondersi. Ora, bisogna sapere, che tutti i fenomeni vitali, e la cultura di una nazione è un fenomeno vitale, operano in senso inverso al secondo principio della termodinamica. In altre parole, ogni organismo vivente, e lo spirito di una comunità è un organismo vivente, cerca di opporsi al disordine rimettendo, ogni Santo giorno, “in ordine la propria casa”. Ciò, al fine di preservare quanto lo differenzia da ogni altra cosa.
Ora! Da che mondo è mondo, ogni popolo con un futuro davanti ha fatto di tutto per mantenere ben separati, nella mente delle persone, il Sacro dal profano. Allo scopo, riti più o meno complessi sono da sempre serviti a rendere tutti ben consapevoli che esiste un confine invalicabile; che lo spazio non è omogeneo; che esiste una differenza fondamentale che deve essere preservata, pena il crollo dell’intera comunità, tra ciò che ha valore e non è a disposizione di nessuno, e ciò che, invece, è disponibile e può essere mercanteggiato. Inginocchiarsi, fare il segno della Croce, digiunare, togliersi le scarpe prima di entrare nel Tempio significa RI-stampare, ogni Santo giorno, nel proprio cervello, che noi tutti viviamo in due universi divisi. Che noi tutti passiamo, in continuazione, da un tempo Santo, scandito dalla liturgia – un tempo che trova la sua massima espressione nella festa – ad un “tempo più leggero, ma spesso anche più tribolato” dove possiamo cogliere opportunità e migliorare o, se va male, anche peggiorare la nostra esistenza. Alla fine, credo sia questo il senso della cacciata dei mercanti dal Tempio. Non credo che Gesù avesse in odio i mercanti o il denaro in assoluto. Con questo “gesto ribelle” penso abbia piuttosto inteso restaurare la differenza tra le cose di Dio, che sono sottratte al nostro controllo, e quelle degli uomini sulle quali possiamo, a buon diritto, fare il possibile per averle, più o meno, sotto il nostro controllo, ovvero nella nostra disponibilità.
Però! Se gli uomini si sono, da sempre, dati un gran da fare per conservare la differenza tra ciò che è Sacro e ciò che è profano significa anche che, senza questo lavoro, il Sacro e il profano tendono a contagiarsi reciprocamente e, alla fine, a rendersi indistinguibili. La banalizzazione del Sacro, la perdita “del sentire ciò che ha valore” nella nostra vita di persone, nella nostra vita di comunità, penso stia tutta in questo fenomeno: nelle nostre società, con il passare dei decenni, il Sacro e il profano si confondono sempre di più senza che nessuno sia in grado di svolgere tutto il lavoro rituale che sarebbe necessario per ristabilirne la separazione. Come dire, i mercanti hanno RI-occupato il tempio e, almeno fino ad oggi, non si intravvede all’orizzonte delle nostre società laiche, nessuno che li possa seriamente impensierire. A cosa penso in concreto? Penso all’uso che, del Sacro, viene fatto nella pubblicità. Casi come quello dell’Eucarestia e la patatina di amica chips sono, per così dire, solo i più forti. Normalmente l’utilizzo, assai più diffuso e meno esplicito, cade sull’idea edulcorata di natura o sul corpo semi-divinizzato della donna o dell’uomo ecc. ecc. Penso ai loghi aziendali. Per esempio, alla mela morsicata di Apple o alla sirena con due code di Starbucks. Penso alle luci del Natale che si accendono sempre prima e si spengono sempre dopo nei centri commerciali. Penso alla proliferazione delle giornate nazionali celebrative denunciata recentissimamente dal Presidente Mattarella. Il Parlamento italiano ne ha istituite per legge 51. Venti solo nell’attuale legislatura. Si tratta di ricorrenze del tipo “giornata della meraviglia”, “giornata del riciclo della carta” ecc. ecc. Nuove ricorrenze che vanno ad aggiungersi a quelle civili tradizionali quali il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, il 4 novembre o il 17 marzo. Feste e/o ricorrenze sempre più frequenti che riempiono le nostre vite di “oggetti traboccanti” nella stessa misura in cui le svuotano di significato. Una triste sorte, questa, dalla quale, anche per via della ricorrenza di Halloween, pare non riesca a sfuggire neppure la festa di Ognissanti.