l’importanza di San Michele arcangelo ed il suo compito

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Prosegue la riflessione sugli angeli con questo articolo che ci invia Don Paolo Gessaga e che volentieri pubblichiamo

Don Paolo Gessaga  

La gioia non è un sentimento del momento, una specie di sensazione che proviene da un evento ben riuscito come può essere un risultato ottenuto da una competizione piuttosto che da un buon “affare”. È invece per un credente la dimensione interiore che accompagna e illumina la quotidianità. Di che cosa dobbiamo gioire? Della presenza del Signore in mezzo a noi, del fatto che ci convoca per celebrare la Messa, il dono della sua misericordia capace di perdonare e ridarci vigore e slancio per percorrere la via del bene. Sì l’arcangelo Michele, guida degli angeli contro le potenze demoniache è il nostro protettore, la sua spada con l’azione divina vince ogni resistenza del maligno e favorisce la conversione dell’animo di ciascuno. C’è un’illusione con cui sempre tentiamo di convivere: l’idea che, in fondo in fondo, la nostra vita stia nelle nostre mani, il nostro futuro dentro i nostri progetti. Certo non lo diciamo apertamente, forse nemmeno siamo disposti ad ammetterlo, eppure in una società in cui gli oroscopi quotidiani e gli atteggiamenti scaramantici sono ancora molto presenti, in cui l’illusione dell’intelligenza artificiale rischia di farci perdere il senso della realtà. Tutti ci scopriamo molto capaci di confidare soprattutto nella carne. Ciò significa materialità,  cedere alla tentazione dell’orgoglio che proprio nel linguaggio biblico non significa altro che guardare solo a noi stessi ed esaltare eccessivamente le nostre forze. La voce profetica è durissima contro questo modo di vivere, addirittura lo maledice. Non va inoltre dimenticato che proprio Lucifero, l’angelo decaduto con cui combatte Michele, è l’emblema della bellezza; il testo di Isaia (14,15) lo descrive come una “stella del mattino”,  un “essere splendente, figlio dell’aurora” che viene raffigurato mentre cade dal cielo e viene condotto nello Sheol (gli inferi). Attenzione non tutto ciò che dà l’apparenza di gioia e di sicurezza viene da Dio, ed è frutto della sua Provvidenza.  Per questo riesce difficile immaginare che davvero sia possibile deliberatamente orientarsi verso uno scenario di morte e di solitudine in cui non si riesce neanche a vedere il bene che arriva o è presente. Pare assurdo decidere di diventare come alberi che nel deserto rimangono soli e sterili. Pensiamo alla parabola fin troppo celebre del ricco epulone. Si conferma come e quanto sia possibile rimanere nell’inganno di un individualismo cieco, disattento di quanti sono, forse bussano alla nostra porta. Colpisce il riferimento a quella “porta di casa” tragicamente chiusa, segno di un cuore sigillato e indurito. È simbolo dell’indifferenza di chi, chiuso dentro il suo egoismo, continua a pensare a sé, come se niente fosse. Spesso ci illudiamo di non dover continuamente aprire la porta delle nostre relazioni, di poter fare a meno di essere presenti nelle cose che facciamo, nelle parole che pronunciamo, nei modi con cui incontriamo e accogliamo l’altro. Così iniziamo a risparmiarci, a donarci solo a metà, ritagliando spazi di individualismo che poi diventano praterie di solitudine.  Niente è ancora definitivo finché siamo vivi, il tempo per stendere le nostre radici altrove e altrimenti è adesso. Rallegrarsi nel Signore parte dal saperci rallegrare per la presenza degli altri. Certo non è facile, né scontato che tutti ci vogliamo bene e cerchiamo di esserci amici. Occorre però lo sforzo per renderci amabili, attenti ai bisogni altrui. La prontezza nel servire e la gioia di condividere attestano la nostra volontà di camminare nella luce di Cristo, nella certezza che Lui è via, verità vita e pienezza di gioia infinita. Qui è proprio san Michele ad aprirci la strada, ha sconfitto il demonio, ha seguito la vita nella lode al Signore e si è messo con generosità a suo servizio per il Regno di Dio, perché il bene vinca sul male e l’amore superi ogni divisione. Crediamoci e più che mai rinnoviamo la nostra volontà di crescere insieme nel cammino di fede che la nostra parrocchia propone in tante modalità. Non dimentichiamo di saper ascoltare ed capire la realtà così com’è ora, con i suoi doni e con i suoi limiti. Prima della resurrezione del corpo è tempo dell’insurrezione del cuore.

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