Spunti per un’educazione “incantata”

Dario Nicoli

L’industria dello sfruttamento dei giovani talenti musicali sta sprofondando nei flop dei troppi concerti programmati, che provocano pesanti debiti ai giovani artisti che hanno creduto a promotor abili a sfruttarne i sogni. Sembra stia finendo la stagione delle facili illusioni di chi pensa che basti il successo di uno streaming per poter accedere all’élite della canzone, senza la necessaria gavetta che consente una crescita graduale, maturata dall’esperienza. È l’ennesima prova della volubilità dei social: così come è facile ottenere i cinque minuti di celebrità, allo stesso modo è un attimo finire nell’ombra ed essere dimenticati. 

Un’eccezione molto illuminante è quella di Ultimo, nome d’arte di Nicolò Moriconi, cantante romano di 28 anni che ha dovuto affrontare agli esordi anni di delusioni e sconfitte nel mondo dei talent e che ha visto poi una crescita prodigiosa senza l’ausilio né del marketing né degli effetti speciali, sostenuta da seguaci (quasi due milioni di biglietti sinora venduti) che si sono riconosciuti in lui e nel suo messaggio vero, semplice e diretto.

Ultimo, nel testo di Regalami un sorriso, sa parlare a chi “ha sofferto e adesso morde la vita coi denti” ma anche a “chi ha avuto tutto e ogni giorno si lamenta”. Propone loro una speranza che non è quella di “chi ha studiato”, ma è resa viva dall’amore che trasmette con la sua arte, perché “una canzone basta per mandare via il dolore” e la musica “non puoi toccarla ma è lei che ci dà vita”, tanto da rivestire di decorazioni “questa strada così triste e desolata”. Il suo gesto d’amore è suonare il pianoforte per i “piccoli grandi eroi” che lo seguono nei concerti, chiedendo loro “fatevi coraggio perché la vita è un grande dono “, rivolgendosi a ciascuno con un linguaggio sorprendente: “amore ridi e vivi”, “vivi e non pensare ancora ai tuoi problemi”.

Questo autore, che della scuola salva solo il Conservatorio, ma solo dopo aver intuito la sua strada, non ha alcuna remora nel criticare insegnanti, psicologi e in genere tutti quelli che impongono ai giovani regole per “non disperdere la propria vita”, senza riuscire ad essere convincenti.

Tutto il suo discorso ruota intorno alla centralità della vita, nella triade amore-musica-risveglio, quest’ultimo inteso come capacità di sollevare la testa, lasciarsi smuovere dalla musica, uscire e mettersi in cammino. È l’opposto della lagna, ma anche dell’introspezione e dell’autocommiserazione: “Ho perso tempo per guardarmi dentro / e ho sistemato qualche mia abitudine / ma poi la sera che arrivava ed io /mi chiedevo dov’è il senso.”

Egli, che con il nome scelto vuol dire che è Ultimo ma non Nessuno, si rivolge alle persone che frequentano i suoi concerti (“Il Raduno degli Ultimi”) con la convinzione che ognuno ha la forza per descrivere il proprio mondo contrastando i tabù su dolore e solitudine, scuotersi, amare, vivere.

Questo artista nel corso del tempo ha tolto dalla sua musica quel poco di rap che conteneva agli inizi, e si è dedicato ad una scrittura armonica non ripetitiva ma – specie in alcune delle sue opere – dall’andamento ascendente che rivela la sua concezione della musica come apertura all’infinito. Ha così acquisito uno stile che rievoca il canone classico e popolare della bellezza che, perfettamente in sintonia con i testi, sa risuonare nel cuore e nell’anima dei partecipati ai suoi concerti.

Ultimo si rivolge ai molti ragazzi che vivono una divisione esistenziale tra la vita pubblica, con il continuo affanno nel tentativo di soddisfare le richieste della scuola o del lavoro, oltre che della famiglia, ed il loro mondo intimo ferito che li isola dagli altri a causa del tabù della fragilità, convinti che quel dolore di vivere sia solo loro. La magia della musica li afferra nel punto più accessibile al loro mondo quasi chiamandoli per nome ad essere coraggiosi; è un’esperienza che, prima che alla mente, parla al corpo, all’anima, al cuore. È un’autentica apertura alla vita, un itinerario che ha molto da suggerire agli adulti ed alla scuola. 

Per tutti questi motivi, Ultimo è un artista pochissimo apprezzato dalla critica “colta” di chi vorrebbe canzoni impegnate nel senso militante del termine. Ma il “pensiero critico” è stato svuotato dal mainstreaming della correttezza che l’ha trasformato in una cultura del risentimento che soffoca le persone sotto una cappa di negatività; con l’intenzione prometeica di risolvere tutti i problemi del cosmo, trasmette in realtà un messaggio cui manca il tratto umano, essendo intriso di un moralismo puritano rigido ed ossessivo che si prende troppo sul serio. Soprattutto incapace di sorridere.

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1 commento

  1. Author

    L’arte è una forma di conoscenza. Probabilmente la più completa. Usare film e canzoni per capire meglio come stanno le cose, mi sembra un ottimo metodo.

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