Il gruppo musicale e la lezione di ginnastica in un tempo nuovo

Donata Gradinati
Spesso e soprattutto in età adulta, cerchiamo nel tempo passato quel qualcosa di quando eravamo giovani, lo cerchiamo non solo per nostalgia, ma anche per voglia di rivedere vecchi amici, o di riprendere a vivere oggi quello che abbiamo lasciato là, incompiuto o semplicemente non più vissuto per mancanza di tempo, per impegni di lavoro e di famiglia.
Desideriamo risvegliare i nostri talenti dormienti.
Tempo fa ho assistito ad uno spettacolo musicale in cui un gruppo di persone giovani, meno giovani che ancora lavorano e di persone in pensione, si esibiva con racconti e brani musicali; persone dicevo con in comune la passione per la musica. Quale occasione migliore per mettere in atto quel qualcosa di eccezionale che appartiene ad ognuno di loro, quella dote innata che oggi, grazie a questa opportunità, l’appartenenza al gruppo musicale, il giovane coltiva e l’adulto riscopre.
La formazione di questo gruppo è il risultato della ricerca fatta da uno degli appartenenti che, “scavando” nel proprio tempo passato, ha ritrovato e rimesso insieme pezzi di canzoni di un noto cantante professionista e amico, non solo, con la collaborazione di un coro e di giovani musicisti professionisti, “Le potenti voci di grandi cuori” così mi piace definirli, coinvolgono con il loro spettacolo musicale, spettatori di tutte le età, sia in oratori che in centri sociali. A breve si esibiranno, in quanto calorosamente richiesti, in una casa circondariale.
Con la stessa modalità di ricerca, decisi di partecipare ad un corso di ginnastica. “Scavando” in un passato remoto ricordai dell’esistenza della società che li organizza.
Non fu necessaria alcuna ricerca perchè, quando si dice: “Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto”. Casualmente una mattina incontrai l’istruttrice, del corso di pilates, conosciuta in quel passato remoto, nell’ambito di un’altra attività sportiva, in altra sede. E con quella sensazione di quando le cose sono destinate, mi iscrissi al corso. Era il mese di novembre, avevo perso le prime lezioni, ma nulla importa, tutto si recupera.
Munita di materassino, calze antiscivolo, leggings mi presento alla mia prima lezione che si svolge in un ampio e luminoso salone. La sensazione è quella di essere tornata indietro nel tempo, ai ricordi scolastici, alla lezione di ginnastica. Si certo sono cambiate le compagne, volti vissuti, corpi per lo più appesantiti dal tempo, dall’età, ma anche corpi invidiabilmente snelli. I grandi specchi collocati all’ingresso del salone restituiscono la nostra immagine senza un minimo di pietà. Solo Lei, l’insegnante era ed è una bella presenza con il suo corpo scolpito, armonico, in piena salute. Eccola davanti al materassino che dà le prime istruzioni. La lezione inizia, avrà una durata di quarantacinque minuti. Invita tutte noi ad assumere la posizione di pilates position, iniziamo così ad eseguire esercizi di riscaldamento che servono a mettere “olio” in particolare nelle giunture delle articolazioni. Mi rendo e ci rendiamo subito conto di quanto siamo “arrugginite”, di quanto la volontà non è sufficiente a recuperare quel minimo di movimento armonico e di come il cervello comanda e il resto del corpo non risponde pienamente. Con molta pazienza, lezione dopo lezione, concentrazione e padronanza del respiro, arrivano i primi risultati e con quel “brava” che risuona per tutto il salone, con quel “lo state facendo proprio bene” si arriva al termine, con la consapevolezza ogni volta del miglioramento. Al termine della lezione si esegue il test di verifica e puntualmente l’istruttrice con grande soddisfazione chiama ognuna di noi e ci comunica quanto siamo migliorate. Ed ecco il miracolo! All’inizio mancavano alcuni centimetri a toccare il pavimento con la punta delle dita delle mani, alla fine lezione, si arriva quasi a toccare e, per alcune di noi, a toccare. Con grande soddisfazione, con lo sguardo verso il soffitto, con le braccia tese “ci si arrampica” per poi lasciarsi andare giù con la schiena piegata e con le braccia ciondoloni. Con uno sbuffo liberatorio e con le ginocchia piegate ci si rialza. La lezione è terminata. Ci si sente bene, soddisfatte. Si è fatto un qualcosa di buono per la propria salute. Ci si vuole bene insomma e un senso di gratitudine ci accompagna in piazza o in qualche via del centro alla ricerca di un bar per consumare quel caffè di metà mattina che, in un tempo passato era pausa di lavoro, oggi premio per il lavoro appena svolto.
Poichè presente e passato si tengono per mano, il tempo nuovo dell’essere in pensione, offre la possibilità ad ognuno di noi di vivere al meglio ciò che piace, non solo, per alcuni è una vera e propria ripartenza. L’esperienza acquisita in ambiti diversi, può essere messa a disposizione di altri, divenendo pertanto contributo e testimonianza di vita, di questo fantastico viaggio.
Grazie Donata. Il tuo racconto, la tua esperienza mi richiamano il concetto di vocazione. Ciò che distingue la persona dall’individuo, il turista cosmopolita dall’uomo che abita, che si insedia in un luogo, il tempo in cui si vive dal tempo di alienazione.
Mi sembra molto opportuno il richiamo di Bruno al concetto di vocazione a riguardo dello scritto di Donata. Un testo che documenta in modo vivo come Il mondo del fitness e del wellness sia parte delle nuove comunità composte da persone che desiderano richiamare e coltivare i propri “talenti dormienti” insieme agli altri, con attenzione alla salute del corpo ma anche dell’anima. Un percorso di vita “autentica” che si compie in età adulta quando, avendo a disposizione maggiore tempo, le persone avvertono il desiderio di riallacciare i legami del passato e “riprendere a vivere” incamminandosi nel viaggio fantastico dell’esistenza. Riprovano così la bellezza della giovinezza, animati dal senso di gratitudine che si avverte rvivendo con più consapevolzza gli anni trascorsi, volendo più bene a se stessi ed agli altri, e volendone un po’ anche al mondo che li circonda.